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20 Gen2022

La proprietà non è più un furto

Scritto da Luca Perrone. Pubblicato in Cinema

cover la proprieta non piu un furtoEnnio Morricone
La proprietà non è più un furto (1973)
GDM CD CLUB 7074
26 brani - Durata 78’00’’

Torna ancora una volta la coppia Petri-Morricone per l’ultimo capitolo della trilogia del potere, protagonista del cinema politico dei primi anni ’70. Insieme allo sceneggiatore Ugo Pirro, la squadra che aveva già sconvolto il mondo con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e La classe operaia va in paradiso, chiude il cerchio con questo film-indagine sulla smania accumulativa del capitalismo. Se si racconta della carriera del compositore romano, si cita sempre più spesso l’amicizia e la collaborazione con Leone o Tornatore, tuttavia il legame con il regista Elio Petri non fu da meno, né in quanto ad affetto privato, né per i frutti artistici che questo ha portato. Le musiche di questa trilogia, per tutti e tre i film, sono davvero memorabili, giocano molto sull’alienazione musicale, su melodie atonali, quasi incantatrici. I timbri sono assolutamente ricercati e particolari, esternando al massimo le radici della scuola di musica contemporanea che ha cresciuto il Maestro.
Possiamo ascoltare oltre ad una ricca sintesi elettronica di suoni, anche una ricerca dagli stessi strumenti “canonici”, come ad esempio il mandolino suonato come fosse un clavicembalo nel tema principale di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, legato da un chiaro file rouge al vero e proprio clavicembalo che troviamo nel brano omonimo a questo terzo film “La proprietà non è più un furto”. Il film si apre con dei titoli di testa che sicuramente resteranno in mente allo spettatore e con sé il brano di Morricone che lo accompagna “Io sono… ‘avere’, tu sei ‘avere’”, di certo però non per una melodia orecchiabile: risuonano infatti frasi recitate con molta aria in un ricorrente pronunciarsi del verbo “avere”, come fosse una preghiera, più che un qualcosa, un qualcuno a cui aspirare, uno stato di esistenza. Sicuramente nella scrittura di questa colonna sonora Morricone ha fatto riferimento ad un grande compositore come Arnold Schönberg e alla sua sperimentazione nella voce e nel canto. La sperimentazione vocale di questo brano tornerà nel corso del film in altri movimenti come in “Io ho, tu hai”. Un altro brano in cui riecheggiano le sonorità del compositore austriaco è “Ritratto di Anita”, che nonostante sia un pezzo legato ad una donna e all’amore di un uomo per essa, non ferma la ricerca di dissonanze. Il brano si riferisce alla compagna del ricco macellaio, dunque il Maestro non può comporre un pezzo d’amore semplicemente emotivo. Arriva a toccare l’emotività certo, ma torna indietro con timbri inconsueti ed armonie da primo Novecento. Ascoltiamo un pianoforte, la dolcezza dei legni e degli archi, ma anche pizzicati e fagotti stranianti. Il movimento principale di questa score è “Colpo”, il cui titolo scioglie già la soluzione del protagonista al capitalismo, accompagnandolo nel suo primo colpo, appunto, con un tema che sa di grottesco, passato da un violino dal timbro povero e stanco, per poi essere pronunciato da un goffo fagotto. Nonostante il grottesco, il brano non nasconde sicuramente l’inquietudine tramite l’atonalità dei synth e tuttavia anche l’azione della scena attraverso gli staccati degli archi e l’impulsività dei quarti tenuti. “Colpo” ha dentro tutto questo, tutto quello che è il mondo de La proprietà non è più un furto, metafora grottesca della società, in cui il dramma, la risata e la tensione si mescolano dando vita ad un capolavoro di scrittura.
Questa OST è un insieme di sospensioni, di accenti, con un ampio utilizzo di bassi elettrici e pizzicati d’archi, come nelle tracce “Al ladro” o “L’ultimo ascensore”. Morricone rielabora i brani principali in altri che colorano scene di simili situazioni; è chiaro il legame tra “Colpo” e “Rapina”, “L’ultimo ascensore” e “Sui tetti”. Inoltre, proseguendo, il massimo della sperimentazione nelle sonorità contemporanee si ha nel movimento “Mostra antifurto”. Siamo esattamente nel dicotomico alla tonalità, riscontriamo strumenti con emissioni sonore ad altezza indeterminata, rumori ambientali e addirittura timbri esotici. Nella seconda parte di questo brano ritornano anche gli elementi vocali, i respiri forti e le inquietudini di frasi recitate. Morricone rappresenta a pieno questo sentimento straniante che vuole far permeare il regista, ossia il legame tra “l’essere” e “l’avere”. E’ chiaro che la linea del film “Ciò che possiedi ti possiede” è l’interrogativo che pone e si pone Petri insieme a Morricone, e su tutta questa indagine il compositore sperimenta nuovi suoni, nuove realtà e anche nuovi rapporti tra musica e voce.
Questa soundtrack sicuramente, nell’intera carriera di Morricone, è una di quelle in cui si vede di più il suo percorso nella musica concreta e la sua maturità raggiunta all’interno del collettivo di Nuova Consonanza. L’ultima parte dell’album contiene 13 tracce che sono versioni estese e rielaborazioni dei brani precedenti, arricchendo ancora di più il mondo sonoro de La proprietà non è più un furto.

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Daniela Bocconi

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