Wonder Woman 1984
Hans Zimmer
Wonder Woman 1984 (Id. - 2020)
WaterTower Music 794043206313
18 brani - Durata: 90’15’’
Wonder Woman 1984 segna un ritorno all’ordine per Hans Zimmer, un ritorno a sonorità tipiche del compositore che hanno contraddistinto famose partiture degli anni ’80, come Backdraft o Black Rain solo per fare due esempi. Gli ultimi lavori dell’autore di Francoforte erano stati segnati da una volontà che potremmo definire avanguardista, puntata allo smembramento di qualsiasi linea melodica a favore di una musica improntata sull’elettronica; pensiamo a X-Men: Dark Phoenix, The Amazing Spiderman 2 o Humandroid, per capire come le ultime creazioni di Zimmer fossero tese a destrutturalizzare l’impianto classico. Con il nuovo capitolo della saga dedicata all’eroina DC, il premio Oscar sembra tornare alle origini e già il primo brano “Themyscira” lo dimostra; cori e archi, che affondano le radici nel passato zimmeriano e riecheggiano partiture come The Lion King o The Rock, dimostrano che si può fare della musica coinvolgente e spumeggiante (“di consumo” per dirla in termini più generici) anche senza ricorrere al massiccio uso dell’elettronica. Forse il periodo di ambientazione della pellicola ha giocato un ruolo determinante, visto che il 1984 è anche l’anno che ha segnato l’ingresso di Zimmer nel mondo del cinema. Questa tendenza è il leitmotiv di tutta la partitura ed è ripresa anche dal brano “1984” dove i fiati si uniscono agli archi creando un movimento musicale che, ad un certo punto, accenna al tema composto per Wonder Woman già nel film Batman vs Superman, ma qui eseguito in maniera più “classica” e senza ricorrere nemmeno alla chitarra elettrica che era stata un elemento distintivo della prima score composta da Rupert Gregson-Williams (non a caso allievo di Zimmer).
Dall’andamento più romantico è “Wish we had more time” dove gli archi conquistano la scena attraverso lunghe note segnate da una malinconia di fondo, qui classicamente concepita e su cui si staglia il coro (tanto vicino a quello de Il re leone). Il discorso musicale di Zimmer per Wonder Woman 1984 è articolato sapientemente e riesce a ricreare diverse atmosfere musicali dal sapore nostalgico.
In “Fireworks” o “Anything you want”, il tessuto musicale si distende e si giunge a una pausa dalla corsa che aveva caratterizzato i primi pezzi: un andamento più veloce viene ripreso nel seguente “Open road” che si apre sul tema “canonico” dell’eroina eseguito dagli archi e dai fiati intramezzati dall’ossessivo uso di percussioni che puntellano l’intero brano e che si dissolve nella lieve dolcezza del successivo “Without Armor”.
Un cambiamento di rotta lo troviamo in “The Withe House” e “Radio waves” brani nei quali riusciamo a individuare un uso più preponderante dell’elettronica che, in ogni caso, non prende mai il totale sopravvento come era avvenuto in Man of Steel, giusto per citare un’altra partitura dedicata a un supereroe. In questa sua ultima opera Zimmer dimostra di saper fare della buona musica incardinata su schemi classici; in “Already gone”, ad esempio, riesce a infondere un sentimentalismo che nel compositore tedesco sembrava ormai scomparso, ma che qui rinasce attraverso un sinfonismo ben calibrato e orchestrato. Di grande impatto risulta il brano “The beauty in what is” che, insieme a “Truth”, costituisce il degno epilogo di un viaggio musicale che è riuscito a mostrare uno Zimmer diverso, tornato sui propri passi dopo varie incursioni nel terreno di una musica roboante e disarticolata. Si badi bene, anche in Wonder Woman 1984 troviamo pagine fracassone ma, dopo tanto tempo, qui sono funzionali a un film che rimane, comunque, un blockbuster e, in quanto tale, richiede una musica “facile”, da consumo; tuttavia, per il film di Patty Jenkins, Zimmer riesce a essere allo stesso tempo commerciale e tributario della storia della musica ma soprattutto del suo cammino che proprio nel 1984 ha visto il suo avvio.
Fondatore della “Remote control”, Hans Zimmer ha creato non poche spaccature all’interno della compagine purista dei fan di musica da film; la musica fatta in serie e creata ad arte per sedurre l’ascoltatore è sempre stata una cifra stilistica del compositore e della sua scuola che, a detta di molti, ha monopolizzato Hollywood. Non vogliamo entrare nel merito della questione ma, ascoltando questa partitura l’ascoltatore sfoglierà un libro dal carattere vario con tratti di grande avventura che si alternano a pezzi dal maturo e profondo sentimentalismo (citiamo a tal proposito la traccia bonus “Lost and found”). Questo dimostra che Hans Zimmer non è solo “rumore” e “fracasso” ma riesce, quando vuole, a fare della buona musica e a immortalare il suo genio che, volente o nolente, ha caratterizzato il panorama delle colonne sonore dell’ultimo trentennio.
