Profondo Rosso 45th Anniversary

Goblin & Giorgio Gaslini
Profondo rosso (1975)
New Edition Remastering 2020 by Claudio Simonetti’s Goblin
Deep Red/Rustblade Records/Self
Lato A: 3 brani
Lato B: 4 brani
L’occasione è ghiotta. Non soltanto per i fan di Dario Argento e della controparte sonora, i Goblin, sodali per una buona fetta dei suoi film cult thriller/horror. Ma è altresì veritiero che risulta impensabile, dopo ben 45 anni dall’uscita del film nelle sale cinematografiche (era il 1975), declinare ancora una volta un giudizio critico su di un capolavoro cine-musicale quale Profondo Rosso, tra i più celebrati ed osannati mondialmente, in special modo – sempre più col passare degli anni – per la sua colonna sonora che ritenere iconica è restrittivo.
Sulla pellicola e sulle musiche è stato detto e redatto analiticamente, criticamente e informalmente di tutto: la partitura, che ricordiamo essere stata quasi equamente scritta da Giorgio Gaslini (Milano, 22 ottobre 1929 – Borgo Val di Taro, 29 luglio 2014) e dalla band romana dei Goblin, ancora sconosciuta in quel periodo e agli esordi sul grande schermo proprio come autori di musica per film. Formazione all’epoca composta da Claudio Simonetti, Fabio Pignatelli, Walter Martino e Massimo Morante, i quali arrangiarono ed eseguirono l’intero score, in parte incompiuto, dopo l’abbandono di Gaslini per diverbi con Argento, che addirittura contattò dapprima i Pink Floyd, i quali declinarono, perché impegnati su altri fronti. Perciò, come accennato in testa, riguardo la ghiotta occasione, sarebbe superfluo recensire questo 33 giri, pubblicato dalla Deep Red, etichetta di Simonetti, distribuito in Italia dalla Self e nel resto del mondo dalla Rustblade Records in ben tre distinte edizioni (singolo vinile colorato rosso sangue con macchie bianche; deluxe box LP con gadget speciali; CD digipack), per festeggiare degnamente l’anniversario dei 45 anni di Profondo rosso. Perché, come summenzionato, trattasi di partitura entrata di diritto nell’immaginario collettivo che non necessità di ulteriori affermazioni sulla sua qualità meritatamente intrinseca e storica. Uno score che si insinua sottopelle, sviscerando disturbanti e ipnotici shock sonori attraverso le sue note jazz, progressive e rock, in taluni casi molto sperimentali; non tralasciando la nenia infantile scritta da Gaslini (“School at Night” interpretata vocalmente da Maria Grazia Fontana) che tutt’oggi non ci abbandona più, al primo accenno cantilenante nel film e su disco, da incubo inimmaginabile che serpeggia inesorabile lungo il corpo; nonché il vorticoso e magnetico tema portante “Profondo rosso” (creazione innovativa e introduzione incandescente dei Goblin). La peculiarità di questa ennesima produzione discografica – dopo tante stampe e ristampe, e soprattutto quella omnicomprensiva del 2006, edita da Cinevox Records (CD MDF 613) in due CD, contenente l’album originale di sette tracce e le versioni filmiche e alternative su 29 brani, per un totale di quasi novanta minuti di musica – consiste nella nuova performance della rinnovata formazione del gruppo “Claudio Simonetti’s Goblin”, ovvero il leader originario alle tastiere, appena citato e fondatore della band, il veterano, ex Daemonia, Bruno Previtali alle chitarre e le giovani nuove leve Cecilia Nappo al basso e Federico Maragoni alle percussioni e batteria. La loro esecuzione, su riadattamento di Simonetti, pur rimanendo nei tratti distintivi dell’oramai popolare colonna sonora, rispettando persino l’ordine della scaletta dei sette pezzi dell’album originario (forse per non sconvolgerne il senso compositivo in maniera troppo esuberante o probabilmente per non deludere i fan oltranzisti del film e delle sue musiche originali), possiede, in pochi ma sostanziali e significativi punti, dei ragguardevoli guizzi interpretativi e virtuosisticamente solistici; con quel suono limpido che, ad un ascolto distratto, potrebbe indure a credere di trovarsi dinnanzi ad una masterizzazione perfetta dell’album nativo; e, invece, si cadrebbe in un errore madornale, facendo così sviare l’attenzione su questa stampa ex-novo di un cult musicale senza tempo e luogo, che la nuova band di Simonetti riconsegna come un macabro effluvio sanguinolento, stracolmo di ritmi ora pacati e tenebrosamente misterici, ora eccessivamente reiteranti e fragorosi come le pugnalate incessanti del maniaco omicida protagonista della vicenda. Vi assumono, così, nuance all’apparenza estemporanee e ‘vive’ (ad esempio i brani famosi già riportati, più “Wild Session” e “Mad Puppet” sopra tutti), in verità studiate a tavolino con arguto senso di deferenza per il capostipite, nondimeno guardando alle attuali e favolose tecniche di incisione, lasciando piena libertà alla giovinezza rigogliosa dei due membri nuovi alla batteria e al basso. Una riesecuzione da ascoltare con attenzione per goderne appieno la pienezza di suono e interpretazione, e non lasciarsi sfuggire quei piccoli, a tratti invisibili ma nutrienti, interventi performanti che fanno la differenza con intelligenza e rispetto di un’icona della musica applicata alle immagini.
