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02 Mar2020

Suspiria

Scritto da Tommaso Lega. Pubblicato in Cinema

cover suspiria thom yorkeThom Yorke
Suspiria (Id. – 2019)
Xl Recording Ltd. XL936CD
25 brani – Durata: 80’00”

Che bello vedere accostato il nome di un artista come Thom Yorke alla Settima Arte. Doppia soddisfazione visto che è legato alla produzione di una pellicola italiana. A distanza di 41 anni dall’uscita di Suspiria di Dario Argento, Luca Guadagnino decide di rendere omaggio al “Maestro del brivido” riportando sul grande schermo il soggetto originale, primo capitolo della “Trilogia delle Tre Madri”, dandogli però una direzione ed un’impronta decisamente personale (dalle molteplici interviste sappiamo che il film del 1977 è stato per il regista fonte di innumerevoli ispirazioni). La scelta di chiamare Yorke, frontman dei Radiohead, per la composizione delle musiche del film sembra seguire la pista tracciata da Dario Argento all’epoca con i Goblin, scelta, secondo me, fatta all’insegna dell’eclettismo e della sperimentazione che ambedue le band hanno adottato come comune denominatore della loro produzione musicale. Qui, però, Yorke abbandona completamente il genere rock per dare spazio al lato più sperimentale e contemporaneo che calca la mano su suoni sintetizzati ed elettronici (chi segue il percorso di questa figura unica nel panorama odierno sa che oramai sono diversi anni che la sua musica si è spinta verso nuovi orizzonti, lontani dalle origini). Ricordo perfettamente un’intervista nella quale il cantante spiegava come il suo intero bagaglio compositivo potesse essere semplicemente contenuto nel suo computer portatile. Mi è venuto in mente questo aneddoto proprio perché l’ascolto della soundtrack di Suspiria mi ha trasmesso l’idea che Yorke fosse da tempo pieno di ispirazioni e spunti pronti a sbocciare dalla gemma primordiale. C’è tanto materiale da analizzare (tanto da dover pubblicare un secondo album di musiche non utilizzate nel film) ed è quindi giusto, per voi lettori, che io proceda con ordine e precisione così da raggiungere un corretto risultato nella comprensione del lavoro svolto dal musicista. Procediamo.
Prima di ogni altra considerazione, ce n’è una in particolare che vorrei fare: Yorke ha sicuramente centrato l’obbiettivo immergendosi a fondo nel clima della pellicola, si percepisce come ci sia stata un’analisi quasi maniacale dei suoni e degli effetti che questa potesse suscitare: scavare a fondo nell’immensa possibilità timbrica che la tecnologia moderna può offrire, alla spasmodica ricerca dell’accompagnamento sonoro più congruo alla tematica del film. Angoscia, terrore, sorpresa, agitazione, smarrimento, tutte queste sensazioni vengono puntualmente prese in esame e riportate in musica con un’efficacia strabiliante. Ci sono momenti in cui il suono, intento a replicare la voce umana, riesce, non so come, ad amplificare le emozioni che l’attore stesso (in questo caso attrice visto il quasi totalitario cast al femminile) mette in scena; la musica sembra andare oltre l’interpretazione umana. Impressionante.   
Il compositore è riuscito a trovare il giusto equilibrio sonoro, pareggiando l’uso di tecniche moderne con una strumentazione più classica. Questa verte in toto sul pianoforte e sulla sezione degli archi. Ancora una volta è la tradizione ad avere il sopravvento: il tema principale è una camminata al “cardiopalma” sulla tastiera, la ripetizione febbrile di una stessa frase melodica che ogni volta sembra prendere direzioni sconosciute, instillando una sensazione di smarrimento e disperazione. Aggiungiamo poi la capacità degli archi di portare agli estremi la tensione grazie alle loro estensioni dinamiche e di registro ed il gioco è fatto; il commento sonoro ha portato a termine il suo compito riproducendo fedelmente le stesse percezioni provocate dal film. Ancora i miei complimenti Yorke!
A proposito di vocalità (punto toccato in precedenza): l’attenzione del regista nelle scene di ballo (il film è ambientato praticamente tutto all’interno delle mura di una scuola di danza) si è focalizzata decisamente sull’esteriorizzazione della fatica e il coinvolgimento passionale trasmessi dagli ansimi provocati dalla voce. Ecco come e perché l’utilizzo del coro e l’inserimento di canzoni diventino fondamentali nella creazione della colonna sonora. Questo secondo punto in particolare non sorprende vista la carriera del musicista: una delle voci più interessanti degli ultimi trent’anni, che si distingue per la sua maledetta fragilità, capace di toccare corde emotive sensibili, elasticità e morbida sensualità. “Suspirium”, il singolo estratto, candidato ai David di Donatello 2020 nella categoria “Miglior canzone originale” (oltre al fatto che lo stesso Yorke concorre per il premio “Miglior musicista”), punta tutto sulle sue potenzialità timbriche, lasciando alla musica un ripetitivo accompagnamento di pianoforte e al flauto traverso il compito di assecondare con una seconda linea melodica. Toccante, e forse anche più ispirata della precedente e delle diverse canzoni presenti nella soundtrack, è “Unmade”; qui, invece, è la voce ad inseguire un motivo musicale, sempre pianistico, più ricercato ed espressivo. Non potevano mancare elementi che, per forza di cose, fanno parte del bagaglio professionale del compositore: batteria, basso e chitarra elettrica hanno il loro spazio in un progetto che sembra non contemplarli, ma che inevitabilmente emergono dall’animo più rock e popolare.
Si si! E’ proprio bello vedere come un autentico musicista che ha dedicato gran parte della sua vita alla musica ritenuta più commerciale, abbia voluto ampliare i suoi orizzonti accettando una sfida per nulla semplice. La novità porta sempre con sé una grossa percentuale di rischio ed incertezza, ma se le basi sono solide, la cultura e il sapere sono forti e radicate e l’estro creativo è libero e sognante, nulla potrà compromettere il risultato finale. Di nuovo il mio più sentito apprezzamento caro Thom, d’altronde per un appassionato come me della musica dei Radiohead, non avevo alcun dubbio sulla realizzazione di questo tuo esperimento.

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Daniela Bocconi

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