15 Ott2009
Baaria
Ennio MorriconeBaaria (2009)
RTI/Medusa/Edel 0201482IMA
19 brani – durata: 54’01”

Baaria, il film: molto rumore per nulla, una commedia fastosa talmente sfilacciata che sembra costituita da tanti piccoli corti in un unico lungo kolossal di oltre 2 ore, una pellicola corale su una famiglia siciliana vista attraverso tre generazioni e tanti (troppi!) accadimenti storici, politici, sociali e culturali del nostro paese per essere raccontati in un unico film. Bagheria (Baaria in dialetto siculo) come finestra dell’Italia povera, della Seconda Guerra Mondiale, del fascismo, del comunismo, del socialismo, del dopoguerra e della rivalsa sociale e culturale, con la mafia sullo sfondo (mai apertamente citata ma in ogni caso presente!). Un film altamente biografico, personale, autoreferenziale, in cui Tornatore (leggi intervista) ha messo tutto l’amore per la sua terra e i suoi ricordi d’infanzia e da adolescente, la sua grande tecnica registica e una corretta capacità di scrittura: tutto andato perso, però, nella magniloquenza della messa in scena che non riesce quasi mai ad essere emozionante (non serve a nulla citare il suo capolavoro Nuovo Cinema Paradiso, che Baaria a tratti rammenta, perché qui siamo ben lontani da quella sua perfezione assoluta e da quella empatia naturale!) a causa di troppi personaggi, cammei (alcuni davvero inutili!) e fatti che distraggono e fanno dimenticare quasi subito il reale snodo narrativo, tra l'altro di per sè non così forte da sorreggere una pellicola così lunga.
Baaria, la colonna sonora: poca originalità pervasa da tanta creatività, una musica che rammenta parecchia altra musica del repertorio morriconinano ma che racchiude una grande dovizia e ricerca tematica. Sembrerebbe un controsenso (e in realtà, forse, lo è!), ciò nondimeno la partitura di Ennio Morricone contiene molto materiale già ampiamente sviluppato in passato in altre sue opere filmiche (e non parlo solo di film di ambientazione meridionale), tuttavia qui ripulito della sua prevedibilità tonale e con un’anima fortemente melodica e ricca di pathos da struggere fin dal primo ascolto (e peccato che nel film molta di questa sua particolarità emozionale vada persa per colpa di un missaggio non sempre perfetto, in cui la musica vive in sottofondo come se fosse un tappetino e non l’elemento primario che in realtà è, soprattutto in un film del genere!).
Il Maestro romano, premio Oscar alla carriera, crea una serie di temi che non soltanto commentano i personaggi bensì i luoghi, le atmosfere, gli accadimenti (e in questi casi la musica si fa davvero grande!) arricchendo notevolmente la pellicola di Tornatore. D’altronde dopo ben otto film insieme non potrebbe essere altrimenti: Morricone è l’anima musicale di Tornatore ed un suo film non sarebbe tale senza la musica dell’amico, quindi ogni volta capire cosa comporrà per il suo regista siciliano è una scoperta importante, perché ciò distingue un grande sodalizio da uno invero fittizio!
Sicuramente ispirato dall’idea di base della sua composizione dal titolo “Voci dal silenzio” Morricone ha voluto commentare i titoli di coda del film con il brano, che apre il cd, “Sinfonia per Baaria”, un pezzo di 10’57” che contiene i temi principali e che si chiude con un lungo susseguirsi di voci di personaggi di Bagheria (tra cui Dacia Maraini, Renato Guttuso e Tornatore stesso): frasi dialettali e non, scioglilingua, rumori d’ambiente e versi di animali che raccontano 40 anni di vita di Baaria. Un brano assai toccante con un’introduzione affidata alle voci dei carrettieri di Bagheria (estrapolate dal cd “Canzuni alla carrittera”) e un assolo, su tappeto d’archi, di zampogna di un tema dal sapore popolare nostalgico, e la successiva esposizione del leitmotiv del paese che si tramuta in un ostinato che raffigura la corsa del protagonista da bambino per le vie del suo paese natale. Un brano che da solo vale l’acquisto del cd!
L’album prosegue con il brano “Ribellione”, una tarantella in crescendo per grande orchestra (l’ottima Roma Sinfonietta diretta da Morricone stesso) che ad un ascolto attento rammenta il bellissimo pezzo “Rabbia e tarantella” dal film Allonsanfan, tra l’altro utilizzato da Tarantino nei titoli di coda del suo ultimo film Bastardi senza gloria: perfetto l’uso degli ottoni con quell’incedere maestoso delle trombe e la sezione percussiva che crea una base ritmica di enorme potenza esecutiva. Effettivamente uno smisurato pezzo d’azione per una scena di massa notturna confusionaria e riuscita! Il tema ritorna con fiscalettu iniziale e variazione tensiva in “Un fiscaletto”.
Il tema del paese viene ripreso in “Baaria” con il suo lirismo enfatico per cedere il passo subito dopo ad una chitarra classica, un fagotto, gli archi e tutta l’orchestra nel brano dalla marcata matrice popolare sicula “Il corpo e la terra”, un pezzo nella rinomata tradizione compositiva morriconiana per film di ambientazione siciliana quali Il prefetto di ferro, Gente di rispetto o La lupa.
Il tema del paese si ripresenta nella bella versione bandistica, ad opera della Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri diretta da Morricone, nel brano dal medesimo titolo, “Baaria”. E la Banda dei Carabinieri esegue anche “Oltre”, un lamento funerario commosso. Una marcia funebre bandistica si ascolta in “Prima e dopo”, che sottende un’aria ironica, a tratti cinica nel suo procedere lento ma inesorabile.
Uno scherzo per fiati, ottoni e legni si palesa con “Un gioco sereno” dove il leitmotiv composto per Stanno tutti bene, terzo film di Tornatore nella sua filmografia, torna alla memoria immediatamente, come se Morricone volesse avvicinare le due pellicole così lontane tra loro per tematica ma vicine nell’ambientazione di partenza, la Sicilia.
“Racconto di una vita” , una sorta di parafrasi del tema del paese, su di un tappeto d’arpa mostra una melodia dal forte lirismo profuso dalla sezione d’archi e dei legni: appassionato.
Giuseppe Verdi è la fonte d’ispirazione del brano dal titolo, per l’appunto, “Verdiano”, di classica memoria. Una ostinata cantilena pseudonatalizia, interpretata dalla zampogna, ci assale in “L’allegro virtuoso di zampogna”.
“A passeggio nel corso”, dall’inizio lento per chitarra e mandolini, con quel suo vago arrangiamento alla Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, si accosta maggiormente nella sua melodia al pezzo di Malena intitolato “Passeggiata in paese”, anche in questo caso per un, non so quanto involontario, rimando alla pellicola di Tornatore che per la scena in questione cita (?) il suo peggior film con la Bellucci protagonista.
Un altro tratto distintivo della musica del compositore laziale salta fuori dal tema spezzato e sospeso nel delicato “Il vento, il mare, i silenzi” che chiude l’album in maniera elegiaca.
Come capita spessissimo con le musiche di Morricone, la colonna sonora di Baaria vive benissimo slegata dalle immagini per cui è nata ed è questo che ne accresce la qualità.
