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14 Ott2009

John il bastardo

Scritto da Federico Biella. Pubblicato in Cinema

cover_john_il_bastardo.jpgNico Fidenco – Gianni Dell’Orso
John il bastardo (1968)
GDM Music 2075
19 brani (17 di commento + 2 canzoni) - durata: 43' 38"

 

Diretto da Armando Crispino, John il bastardo è una rilettura in chiave western del Don Giovanni di Mozart: l’intenzione del regista era quella di rivestire un filone cinematografico già ampiamente esplorato con una patina di originalità e di serietà autoriale. Il film ha come protagonista un antieroe, Juan Tenorio, figlio illegittimo di un grande proprietario terriero, che sviluppa il proposito di compensare il proprio dramma esistenziale e il proprio senso di derelizione vendicandosi contro quella che avrebbe potuto rappresentare la sua famiglia.

Il commento musicale scritto da Nico Fidenco e da Gianni Dell’Orso è abbastanza lontano dalle consuetudini e sembra orientato a conferire all’insieme una coloritura parodistica, difficile stabilire fino a che punto intenzionale. La musica infatti, essendo per la gran parte di tono allegro e brioso, si pone un po’ in contrasto con l’atmosfera cupa e malsana che alligna nella pellicola. Al di là di questo, il contributo compositivo di Gianni Dell’Orso garantisce alle orchestrazioni il raggiungimento di una complessità e una pienezza senza dubbio maggiori.
“Ballata di John”, canzone dal sapore messicano cantata da S. Moriones su una base per chitarra, flauto, tromba e coro, presenta già dai titoli di testa lo stile brillante adottato dai due musicisti. Seguono due diverse versioni strumentali della medesima, una per organo elettrico (“Ballata di John - Orchestra”), l’altra sorretta dalla più classica delle ritmiche western e da un coro incitante con le parti solistiche affidate ai fiati e alla chitarra elettrica (“Ballata di John – Orchestra 2”). Quest’ultimo è il pezzo più famoso dello score e di solito non manca mai nelle antologie dedicate al genere.
Un secondo tema, altrettanto spensierato, è invece riferito al personaggio di Antonia, moglie del fratellastro del protagonista di cui diventerà amante. Viene proposto per la prima volta in “Il carretto della sposa”, caratterizzato da una ritmica a trotto, da un coro in falsetto e da interventi in sequenza di strumenti vari (flauto, violoncello, tromba); lo ritroviamo poi in “Antonia”, una sognante e più lenta versione per chitarra classica e violoncello, in “Seduzione di Antonia”, con un bell’intreccio tra violoncello e flauto, e infine in “Fuga in carrozza”, brano per organo elettrico interrotto da digressioni burlesche.
Le uniche tracce che spezzano il tono generalmente disimpegnato sono “Il Danita”, impostato su un coro drammatico a commento delle azioni del sicario assunto da due donne mormone per uccidere John, che le aveva sedotte e abbandonate (la “banda dei Daniti” era una vera e propria milizia segreta istituita dai mormoni nella prima metà del XIX secolo per punire i nemici della setta e gli apostati), e “Morte di Antonia”, costruito su note leggermente dissonanti e arricchito ancora da un coro che riempie i vuoti in un crescendo di disperazione.
Assolutamente da non perdere l’emozionante brano di ispirazione religiosa (forse una citazione mozartiana) “Tota pulchra es Maria”, dove un solenne organo accompagna il coro “I Cantori Moderni di Alessandroni” mentre intona i primi due versi di un’antifona tratta da un salmo dedicato all’Immacolata Concezione (Tota pulchra es, Maria/et macula originalis non est in te).
I sette brani in più rispetto ad un vecchio vinile della CAM (MAG 10.015) poco aggiungono alla sostanza dello score, trattandosi prevalentemente di ripetizioni dei temi già presentati. Vale però la pena di ricordare almeno “Cantina messicana”, una ripresa per chitarra solista del tema principale con interessanti divagazioni in stile flamenco.
Il sodalizio professionale Fidenco-Dell’Orso risulta dunque vincente. Il secondo è stato per molti anni collaboratore del primo in veste di arrangiatore e direttore d’orchestra, non disdegnando, seppure in rare circostanze, di affiancarlo anche nella scrittura, sempre pervenendo a risultati di rilievo. A prova di ciò, può essere chiamato in causa Sharaz, un avventuroso esotico del 1967 la cui entusiasmante OST è stata recentemente pubblicata dalla stessa GDM Music nella serie Club.


 

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Daniela Bocconi

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