08 Gen2013
Crisantemi per un branco di carogne
Piero Umiliani
Crisantemi per un branco di carogne (1968)
Beatrecords Company BCM 9510
26 brani (25 di commento + 1 canzone) - durata: 41' 32"

Primo ed unico spaghetti western del regista e produttore Sergio Pastore, Crisantemi per un branco di carogne è di fatto un oggetto misterioso. Dato lo scarso successo riscontrato al botteghino, ebbe una limitatissima circolazione e non si conoscono a tutt’oggi edizioni home video. Pare certo però che l’unico motivo di interesse del film risieda soprattutto nella colonna sonora firmata da Piero Umiliani. Grazie alla Beatrecords, il pubblico degli appassionati potrà ora per la prima volta avere accesso a tutto il materiale inciso all’epoca dal musicista, la cui frequentazione del genere western, benché tutt’altro che irrilevante, è stata fino ad ora poco testimoniata in ambito discografico. Bitematismo, arrangiamenti dai colori sgargianti, sonorità prevalentemente folk sono gli elementi costitutivi di questo commento. Va inoltre segnalata una particolarità: le sequenze sono intervallate da otto interventi narrativi (“Una tragica storia I-VIII”) con accompagnamento musicale perlopiù chitarristico, come se un cantastorie ci guidasse nella comprensione della vicenda filmica. Al di là della semplicità dei testi (a cura dello stesso Pastore e di taglio descrittivo), l’operazione è piuttosto curiosa perché l’ascolto decontestualizzato ci restituisce una dimensione da concept album simile a quella che sarà molto in voga nei primi anni Settanta tra i gruppi pop progressive italiani e non.
La canzone “La ballata delle carogne”, che sfoggia ispirati solismi di tromba, dà il la al primo tema le cui ripetizioni strumentali sono molto diversificate: spaziano dalle trombe deguellizzanti con abbellimenti dell’orchestra d’archi (“Seq. 2”) ai malinconici intrecci tra basso elettrico e chitarra classica (“Seq. 3”); dal tradizionale binomio chitarra e fischio (“Seq. 4” e “Seq. 5”) ad una versione saloon con una base pianistica decisamente jazzy (“Seq. 11”). Il secondo tema invece fa più concessioni al lirismo magnetico e spiccano in special modo le fughe per chitarra elettrica (“Seq. 8”) e classica (“Seq. 9”).
Da notare che nello sviluppo di entrambi i due motivi portanti spuntano di tanto in tanto sia l’irrinunciabile armonica di Franco De Gemini sia un meno convenzionale sitar (il jazzista fiorentino è il primo ad utilizzarlo in un western seguito da Stelvio Cipriani che lo sfrutta ampiamente in Blindman del 1971), efficacissimo nel suggerire atmosfere di onirica sospensione.
Non c’è alcun dubbio: grazie alla sua iridescente inventiva, Piero Umiliani riesce a donare rinnovata freschezza anche ad un genere cinemusicale inflazionato come il western all’italiana.
