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31 Gen2011

The Runestone

Scritto da Valerio Mastrangeli. Pubblicato in Cinema

cover_runstone.jpgDavid Newman
The Runestone (inedito - 1991)
Perseverance Records PRD029
43 brani – durata: 72’17’’

 

Il lavoro svolto dal giovane David Newman per The Runestone, fanta-horror ispirato al racconto di Mark E. Rogers e diretto da Willard Carroll rappresenta uno degli esempi più interessanti e personali appartenenti ai primi anni dell’ammirevole carriera del noto autore de L’era glaciale e Anastasia. Con un’esperienza maturata grazie a lavori su pellicole dello stesso genere (The Kindred, Critters), David Newman non fa fatica ad immergersi nelle atmosfere opprimenti e nebbiose di The Runestone, sviluppando fin da subito un approccio sinfo-elettronico che gode di una notevole personalità musicale, e nel quale spiccano tanto le tastiere e le componenti sintetiche quanto le singole sezioni d’orchestra, impegnate soprattutto nell’interpretazione dei brani più significativi dell’opera, come il tema principale, esposto magistralmente in “Main Title – Discovery”, dove un leitmotiv ascendente, suonato dalla sezione di corni e arricchito dal pianoforte, in poche note è capace d’inquadrare la natura horror e avventurosa della pellicola.
Nei movimenti più sinfonici, come “The Runestone Travels”, si nota una notevole influenza del Maestro Jerry Goldsmith, attribuibile soprattutto ai lavori più significativi per questo genere: Twilight Zone: The Movie e Poltergeist.
Lo stesso David Newman infatti afferma che la musica del leggendario autore di Star Trek: The Motion Picture ricopre un ruolo assai importante nei confronti della sua formazione musicale, ed è senza dubbio in lavori molto giovani e freschi come quello in oggetto che si può carpire maggiormente la sua influenza musicale.
Assai più personali e claustrofobiche sono invece le atmosfere sintetiche che Newman costruisce per accompagnare alcune delle sequenze più inquietanti della pellicola; “The Voices First Appear” è uno degli esempi più interessanti del lavoro: l’impiego delle tastiere è finalizzato alla creazione di un corpo molto solido e compatto, sul quale l’autore monta delle variazioni ritmiche e timbriche capaci di movimentare notevolmente il commento senza sbilanciarsi troppo. Questo insieme di suoni ed effetti elettronici è particolarmente insistente nella prima parte dell’opera , poiché commenta le angoscianti sequenze iniziali della vicenda, sottolineando l’evoluzione del protagonista e l’apparizione della bestia che prende possesso di lui.
Ben più esplicito e significativo è l’impiego dell’orchestra nelle sequenze successive, nelle quali il ritmo della vicenda si fa più spaventoso e frenetico, conferendo a Newman la possibilità di combinare in modo assai interessante gli ostinati della sezione d’archi ad una pulsante e compatta performance delle tastiere, che in brani come “Supernatural Romance” interpretano alcuni leitmotiv di costruzione semplice, ma assolutamente caratteristici del genere filmico.
C’è da dire infatti che questo genere di temi risulta essere molto in voga nella seconda metà degli anni ’80, tant’è che troviamo spesso sequenze di note molto simili all’interno di pellicole di fantascienza o horror; basti pensare alla fantascientifica Project X di James Horner, dove il celebre compositore per alcuni istanti arricchisce la sequenza di commento dell’addestramento di Virgil con un fraseggio assai simili, oppure il classico dell’horror Child’s Play di Joe Renzetti, che è caratterizzata da atmosfere e ambient-music molto uguali.
Ad ogni modo la personalità di David Newman è facilmente respirabile nei suoi brani più muscolari e vivaci, come “No Turning Back Pt.2 – What The Hell Was That?” o “Second Killing”, sequenze arricchite notevolmente da stridenti sezioni d’archi o poderosi tromboni, che contribuiscono con grande verve alla creazione delle sue tipiche atmosfere dark.
Completando l’ascolto dell’opera c’è da dire che ci troviamo davanti a numerose ripetizioni, soprattutto sotto il punto di vista tematico: David Newman infatti insiste notevolmente nell’utilizzo del leitmotiv principale, riproponendolo in tutte le salse, e prediligendo l’intonazione dei corni francesi, sicuramente la più avvolgente e affascinante.
Ben più cicliche le costruzioni sintetiche, che durante l’ascolto tendono a ripetersi non poco; c’è però da considerare che l’album prodotto dalla Perseverance Records offre l’intero score composto dall’autore, e quindi numerosi brani altro non sono che meri bridge e passaggi di pochi istanti, che se da un lato vanno a soddisfare i completisti e coloro che prediligono la pubblicazione dei lavori nella loro interezza, dall’altro intralciano un po’ la fruibilità dell’opera stessa, rischiando di sotterrare notevoli gemme musicali disseminate all’interno della partitura, come “To The Mine” o “Fenrir Reigns Terror”, senza dubbio due delle sequenze migliori tra quelle composte da David Newman per The Runestone.

All’interno del generoso libretto che accompagna il disco sono presenti una notevole quantità d’informazioni assai interessanti, sia per comprendere meglio la pellicola (poco nota e destinata ad un pubblico abbastanza ristretto) che per conoscere in maniera più approfondita i primi anni della carriera di questo grande compositore.
Molto interessante inoltre tutta la parte dedicata alla narrazione delle varie vicende che hanno reso possibile la pubblicazione del presente album, il quale ha impiegato circa due anni prima di arrivare alla forma definitiva presente nel disco in questione, a causa di diverse sorgenti non tutte esattamente dello stesso livello qualitativo.
Perseverance Records annuncia nell’aprile del 2010 The Runestone di David Newman, con una tiratura limitata a sole 1200 copie; un lavoro di nicchia, apprezzabile soprattutto dagli appassionati e fedeli seguaci dell’autore, ma anche dagli amanti della musica per film horror e d’avventura anni ’80.

 

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Daniela Bocconi

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