25 Years Soundtracks
Cyril Morin
25 Years Soundtracks (2025)
Editions Musicales François
CD 1: 12 brani – Durata: 41’24”
CD 2: 13 brani – Durata: 48’43”

Sapete come e quando si riconosce un compositore di musica per immagini che si deve e può considerare tale? Nel momento in cui si riscontra sin dal primo ascolto il suo peculiare stile e, cosa non minore, che sia capace di spaziare tra i generi con estrema disinvoltura, pur quando si autocita o parafrasa compositori del passato o contemporanei, nondimeno restando sé stesso! Cyril Morin, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere (ed anche di collaborare con lui in prima persona) durante le quattro edizioni dell’Apulia Soundtracks Awards, svoltesi in Puglia a Carovigno in Estate a luglio – vi rimandiamo ai nostri reportage per saperne di più, che trovate nella sezione apposita del nostro sito –, si può annoverare tra i compositori rientranti nelle caratteristiche di cui sopra: francese di nascita, classe 1962, anche regista, sceneggiatore e romanziere, nonché, non ultimo, direttore artistico del Festival appena enunciato, l’anno appena passato ha pubblicato questa raccolta su due CD e LP che tributa, in 25 brani tratti da differenti colonne sonore, un quarto di secolo di suoi lavori per il piccolo e grande schermo.
Prima di addentrarci in questa compilazione abbastanza eclettica in cui diversi stilemi compositivi si mescolano, si distanziano per poi ritrovarsi e si alternano tra sintetismi e sinfonismi, nonché pagine etniche, vi consiglio, qualora aveste la fortuna di imbattercisi, di ascoltare e far vostro l’album extra cinematico (ma notevolmente cinematografico) “Western Pansori” del 2003 su etichetta Milan Records/Universal, in cui si possono ravvisare leitmotiv dei più svariati e autentici, taluni i quali sarebbero stati eccezionale complemento alle azioni di 007 James Bond più delle ultime soundtracks di Thomas Newman e Hans Zimmer.
“25 Years Soundtracks” è un album di due CD, tra momenti più energici ed altri più riflessivi, concreto specchio emotivo e ispirativo di Cyril Morin da scoprire con ardente fervore conoscitivo, in modo tale da assimilare che attualmente vi sono ancora dei compositori di musica per immagini assai interessanti e forieri di temi e incisi di una certa importanza. “Escaping Evil”, tratto dal thriller psicologico Cold Meat del 2023, apre il CD 1 con una sequenza orchestral-synth-percussiva tipica del genere, in cui gli archi e la chitarra acustica alla premio Oscar Gustavo Santaolalla, in un crescendo ansimante, tratteggiano tutta la tensione dilagante della trama, sino ad uno sprofondante e oscuro paddone zimmeriano, serpentino e incessante come il procedere della narrazione ricca di colpi di scena. “Off the Podium We Are the Same” da Susi Susanti: Love All, un dramma sportivo del 2019, con qualche reminiscenza del tema portante del film d’animazione Shrek, è una pagina dinamica molto sinuosa con il leitmotiv principale melodicamente emozionale e al contempo orientaleggiante, dato che la storia si svolge in Indonesia. “Stigmata” è tratto dalla serie I Borgia del 2011: un brano oscuramente asiatico nel suo sviluppo tribale, tra archi e percussioni gravi sullo sfondo e strumenti a fiato etnici in primo piano come sospiri affannosi e malevoli. “Exploding the Camp” da Sira, un thriller avventuroso del 2023, presenta una traccia crescente tra energiche virate degli archi in levare, effetti corali liturgici tetri, arpa e strumenti indiani a mostrare il lato più soave della protagonista, una giovane nomade che dà il nome al film, con chiosa più meditabonda per arpa, archi e fiati. “La liberté ou la mort” da Cartouche, le brigand magnifique, serie TV d’avventura in costume del 2009, possiede un bel tema araldico in stile Pirati dei Caraibi che rimane subito impresso. Travolgente ed emozionante il brano “In France” dal cortometraggio sentimentale I Do: un tema parisien con tracce risonanti certe soluzioni romantiche tipiche delle commedie british con musiche di Craig Armstrong. “An Unforgivable Crime”, da Angry Indian Goddesses del 2015, commenta una commedia criminosa qui raffigurata da un crescendo sinfo-percussivo vigoroso e poderoso, molto impattante. “Yulia” è una melodia di matrice russa con ipnotico vocalismo mellifluo e ondivago preso dal pluripremiato dramma comico Il responsabile delle risorse umane del 2010. “Not A Good Man”, un leitmotiv per piano e archi noir/sentimentale di grande presa emotiva, tirato fuori dal film dramma sportivo Playoff del 2011: nostalgicamente sofferente la tromba solista finale del pezzo, accompagnata dal piano. “(Theme) Conclusion” da La Sposa siriana, che insieme a Il responsabile delle risorse umane e a Samsara, brano susseguente a codesto, sono le tre colonne sonore più note nel carnet di Morin nel nostro Bel Paese: dramma arabo del 2004 del regista Eran Riklis, il quale insieme al regista Pan Nalin, costituisce il più lungo sodalizio nella carriera di Morin, racchiude un tema per arpa, archi, strumenti arabeggianti e percussioni tribali, empaticamente struggente, con aggiunta di vocalismo intonante nostalgiche litanie. “Pema’s Theme”, dal citato dramma romantico avventuroso Samsara di Nalin del 2001, è una melodia trascinante, elegiaca per archi, strumentazione etnica tipica asiatica e arpa. Chiude il primo CD “Zingal’s Envole” da Zaina, cavalière de l’Atlas, dramma avventuroso del 2005, un brano denso e aperto, per vocalizzo lungo e lancinante su archi in levare armoniosi.
Il secondo CD esordisce con “Michelle” da Autumn, film crime del 2004, accompagnato da un adagio delicatissimo per archi, un pizzico alla Thomas Newman, che estasia l’uditore. Dal film in costume per la TV del 2011, Louis XI, le pouvoir fracassé, il brano ancestral-corale liturgico “The Chapel”, dai retroscena sonori rabbuianti. “The Bath” dal film drammatico del 2024 L’enfant qui mesurait le monde: un valzer cullante e fiabesco, molto parigino, tra Claude Bolling e Gabriel Yared, con qualche sventagliata armonica alla John Barry di Ipcress. “Wall #3” dal documentario del 2009 Un mur à Berlin: una traccia dall’andatura danzante ma dal sotto-testo indagatorio alla Morricone per i thriller politici anni ‘70. “Le Clan” dalla serie TV Mafiosa, genere crime del 2006, con una melodia ondeggiante e ipnoticamente ritmica e sghemba che risulta ammaliante ascolto dopo ascolto. “Samay’s Theme”, estratto dal dramma del 2021 Last Film Show, poggia su un pedale synth pianistico/percussivo atmosferico lungo e arzigogolante, molto sobrio e melanconico sempre più in levare, il quale lascia spazio a differenti interpretazioni empatiche. “Valley of Silence” da Valley of Flowers, una pellicola d’avventura romantica del 2006, in cui primeggia un flauto antico solista, che tematizza una nenia dolorosa, viene spinto via da strumenti hindi e archi sentimentalmente affranti: una vera e propria salmodia. “James Carson” è estrapolato dal film The Sacrifice Zone: The Activist, thriller del 2022 diretto da Morin, raffigurante un tema guardingo e tensivo, tra ritmiche e vocalizzi indiani che ricordano certe soluzioni di world music del compianto Robbie Robertson (The Irishman e Killers of the Flower Moon). Impressioni timbriche alla Gustavo Santaolalla nella dondolante aritmia armonica di “Yogi” dal documentario hindi del 2013 Faith Connections. Puntinismo pianistico nell’aggraziato “Final Frontier”, contrappuntato da un violoncello accalorato, da NY84, dramma sentimentale musicale del 2016 per la regia di Morin. Stasis è un corto di fantascienza: il brano “Love (End)” ritrae elettroniche sinergie spaziali astratte ma tutto sommato rasserenanti. “Searching For Michael Spears”, dal documentario One Voice: Searching for Michael Spears del 2025, sempre per la regia di Morin, mostra un pezzo synth pianistico che simula aeree e ventose armonie indiane nordamericane alla Ry Cooder, tutte in un crescendo assillante. Si chiude il CD 2 con “Loise & Soyan” da Hacker’s Game, thriller del 2015 diretto da Cyril Morin, una ballad electro-pop esuberante e brillante.
