Parola di Tommaso
Pericle Odierna
Parola di Tommaso (2025)
A Luna & O Sole
23 brani – Durata: 51’58”

Durante il riordino di alcuni volumi antichi in biblioteca, una giovane studiosa scopre per caso un manoscritto rimasto nell’ombra per secoli. Il testo sembra offrire una versione sconosciuta della vita di Francesco d’Assisi e porta una firma d’eccezione: Tommaso da Celano, suo primo biografo e testimone diretto degli eventi. Quella che inizialmente appare come una straordinaria scoperta accademica si trasforma presto in un terreno minato, tra pressioni del mondo universitario e dilemmi etici sempre più stringenti. Parallelamente, la narrazione si sposta nel XIII secolo, seguendo Tommaso alle prese con la forza dirompente del messaggio francescano, le contraddizioni interne alla Chiesa e la responsabilità gravosa di raccontare – e proteggere – una verità scomoda. Ne emerge un intreccio tra passato e presente che riflette sul potere delle parole, sul conflitto tra fede e istituzione e sul coraggio necessario per restare fedeli alla propria coscienza. Questa la trama del film storico-biografico Parola di Tommaso per la regia di Matteo Vanni con Corrado Oddi, Robin Mugnaini, Francesca Cellini, Jacopo Olmo Antinori, Daniele Favilli e le musiche di Pericle Odierna.
Il compositore classe 1965, Globo d’oro per la colonna sonora di Picciridda – Con i piedi nella sabbia, dai noi più volte recensito, scrive uno score che entra pian piano sotto pelle, scalda l’anima e ravviva lo spirito con la sua fortissima (perdonate il gioco di parole) spiritualità intima e solenne al contempo – ne è, per l’appunto, massima espressione compositiva proprio il brano “Solenne” che possiede qualcosa di liricamente morriconiano (cenni che hanno il sentore di ancestrali reminiscenze da La leggenda del pianista sull’oceano) e profondamente ortolaniano (vi ricordate Fratello Sole, Sorella Luna?), tra cori, trombe evocanti epiche vittorie gloriose e una calma placida e avvolgente. Un incedere Orffiano fa capolino nel monumentale crescendo di “Dies Irae” con vocalismo arcaico in primo piano; stessa percezione nel corposo e oscuro ma in fil di lana nel medesimo tempo “Poverty”. Il violino solista struggente di Pierluigi Pietroniro apre l’album con “Redivivo Tommaso”, il leitmotiv portante che è pagina amorevolmente straziante e classicheggiante intrisa di nostalgie lontane; come anche l’accorato piano su archi e fiati in contrappunto romantico di “Quebec City”, che lascia al violoncello di Leonardo Bertozzi una chiosa discreta. “Pensieri francescani” per arpa, piano, fiati appare raggelante nella sua quiete mistica e tutto sommato inducente a messaggi di pace (quella Pace che oggigiorno sarebbe da tenere in alta considerazione e abbracciare con tutte le forze, ascoltando in sottofondo proprio questo invitante Inno, dai toni riservati, di Odierna). Il cello nei toni più gravi intimidisce l’anima, facendola riflettere su chi siamo e dove andiamo, nel tremebondo “Tommaso”. “Amanuensi” è un elegia mesta e misterica per archi. “Contemplando”, con il violino solista ondivagante e quella sensazione di sospirante avanzare lirico che lo pervade sin dall’inizio, ipnotizza l’uditore; stessa sensazione nel vocalismo etereo e fosco di “La comunione”, con effetti synth e tamburi alternati come un cardiaco percorso verso l’infinito. “Francesco d’Assisi” è un’altra perla delicatissima e sospirante di questa partitura altamente ispirata. “Maestro Giuseppe” è un lamento per solo duduk. “Laura” risuona delicatamente pianistico e ancor più morriconiano. “Disagio” è un pagina per arpa, percussioni e piano dall’intensa rete armonica ammaliante e soft. “Fra Bartolomeo” parte cautamente per poi (quasi subito) divenire un pezzo in levare dall’impronta ligetiana. Profluvi etnico arabeggianti per assolo di duduk si dipanano in “Tormenti”. “Enfant defunte” è il proseguo del brano precedente con assemblaggio di strumenti vari etnici a corda e a fiato che si intrecciano in una dolce litania. “Tommaso e Francesco”, per violoncello grave e suoni atmosferici etnici enfatici su tappeto d’archi, trasmette inquietudine e distanze siderali. “In viaggio” ritrae introspezione dai sapori tribali e spaziali. “Incubo” rivede il duduk strumento principe di evocazioni distanti ed elevatamente spirituali, come accadeva in pagine similari nella celebre colonna sonora de Il Gladiatore di Hans Zimmer e Lisa Gerrard. “Lauda” vede un coro clericale inneggiare un salmo. “Primo Reich” chiude la OST con inquiete e svolazzanti arie del violino solo su contrappuntistici timbri etnico orchestrali tetri.
