Pillole di Note: Focus sull’etichetta Sony Classical

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Sony Classical
La nostra rubrica ‘Pillole di Note’: mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile. E questo mese rianalizziamo l’etichetta internazionale Sony Music e sue propaggine (Sony Classical, Milan Records, etc.): (https://www.sonymusic.com/):

Kensuke Ushio
I colori dell’anima (The Colors Within, 2024)
Milan Records 19802967861
Lato A: 11 brani
Lato B: 9 brani

Un film d’animazione giapponese (più corretto un Anime) di Naoko Yamada, dal tratto adolescenziale, tanto caro a molte storie nipponiche del medesimo genere, che narra di una ragazza che riesce a vedere magicamente i colori nel cuore delle persone, la quale si unisce ad una band composta da altri due coetanei, così innescando un florilegio di canzoni emozionali e iper colorate come, per l’appunto, quei colori a lei tanto familiari che intravede negli esseri umani. Lo score, tra brani melodici per piano e pochi altri strumenti e canzoni pop dallo spirito anni Ottanta (un po' Duran Duran, un po' A-ha), con le liriche scritte dal regista stesso – vedi “Amen, I’m Going Somewhere” in due versioni, live e studio –, è farina del sacco di Kensuke Ushio, all’opera dal 2014 scrivendo colonne sonore per serie TV e film (Chainsaw Man, La forma della voce, Liz e l’uccellino azzurro). Lo score ha i suoi punti di forza, oltre alle belle, intense e vivaci al contempo canzoni cantate dalla vellutata e intima voce adolescenziale di Akari Takaishi, nei temi portanti “Giselle, Act I: Pas Seul – Pas de deux des jeunes paysans” e “244, 233, 227”. Il vinile 33 giri è trasparente come a simboleggiare la trasparenza degli animi, seppur policromi, dei tre adolescenti protagonisti, immersi nella passione per la Musica ed il Canto.

AA.VV.
Stranger Things 5 (Id., 2025)
Sony Music/Legacy 19802973221
Lato A: 6 brani
Lato B: 7 brani

E’ sempre difficile dare un giudizio su una colonna sonora che altro non è che una mera compilazione di evergreen che hanno fatto la Storia della Canzone, seppur una raccolta scaturita (spesso non facilmente) dalla geniale intuizione e ricerca del music supervisor di turno, che deve saper combinare alla perfezione il materiale tematico di original scoring (in questo frangente i due autori Kyle Dixon e Michael Stein, non presenti in questa edizione vinilica 33 giri ma su CD a parte) a quello di songs preesistenti o scritte apposta per l’occasione. Sicuramente l’ultima stagione di una delle serie più di successo degli anni Duemila, certamente annoverabile nella storiografia seriale (non solo) del genere horror-sci-fi ma tout court, al pari de Il trono di spade e Lost, che non cito a caso perché tre serie aventi in comune un finale definitivo che ha scontentato i più e (forse) accontentato i meno – chi vi scrive fa parte della seconda categoria, perché fondamentalmente sono un sentimentale cronico e amo i Fan Service –, ad ogni modo è sempre e comunque accompagnata, sin dalla prima clamorosa stagione, da canzoni per la maggiore anni 70’ – ‘80 strepitose e di grande appeal, non esclusivamente sulle scene, creando un ritorno di fiamma o una scoperta primaria post visione di capolavori quali la Kate Bush di “Running Up That Hill (A Deal With God)” (che ringrazia Dio per la scelta degli autori di Stranger Things della sua canzone nella quarta stagione che ha rimpolpato il suo conto in banca per quanto ascoltata e riascoltata dopo la salvezza del personaggio della rossa di capelli Max – l’attrice Sadie Sinx – per merito del suo ascolto infinito in cuffia per sfuggire a Vecna) o di David Bowie della celeberrima “Heroes” nella prima stagione, etc. etc. etc. Proprio Bowie di persona con la sua famosa “Heroes” ritorna nella conclusiva stagione, visto che prima si era ascoltato nella cover di Peter Gabriel, e in questo album, insieme ad un parterre che mette sul podio Michael Jackson, Abba, Iron Maiden, Yello, The Chords, Pixies, Tiffany e alcuni altri. Ma lascio a voi scovare quali sono i titoli delle canzoni selezionate! Manca all’appello Prince con la sua iconica “Purple Rain” che ha avuto il medesimo trattamento della Bush di cui sopra (i parenti del cantante ringraziano allo stesso modo la produzione della serie!).

AA.VV.
Women (2025)
Esther Abrami, violino solista
Sony Classical 19802900182
16 brani – Durata: 60’54”

Avevamo recensito nel 2023, sempre all’interno di questa rubrica, il CD “Cinéma” con la performance impeccabile di celebri colonne sonore della bellissima, bravissima e sensuale violinista Esther Abrami, coadiuvata dalla City of Prague Philharmonic Orchestra diretta da Ben Palmer su edizioni Sony Classical (leggete recensione). Torniamo a parlare del violino solista di questa talentuosa musicista-interprete, stavolta accompagnata dalla pregevole ORF Vienna Radio Symphony Orchestra diretta da Irene Delgado-Jiménez, che ha voluto tributare donne compositrici con questo album dal titolo più che esemplificativo, “Women”, in cui sono performate anche le due premi Oscar Anne Dudley (Full Monty) e Rachel Portman (Emma). Un album intensamente al femminile – donne rilevanti nella musica di ieri e di oggi da tutte le parti del mondo – che ci trasporta con intimismo tra fragilità, struggimento e ostinazione, nondimeno passione e coraggio, nell’universo sonoro di più o meno note autrici di note (non soltanto) per le immagini ma per la sala da concerto con propri brani classici – citarle tutte, oltre le due già menzionate, è opportuno, perché all’unisono interessanti, originali e acutamente espressive: Ethel Smyth, la stessa Esther Abrami (la quale ha pure arrangiato i brani del CD da lei selezionati di persona uno ad uno), Yoko Shimomura (un tema dal videogioco Final Fantasy XV), Miley Cyrus (la canzone di successo “Flowers”), Pauline Viardot, Ilse Weber, Chiquinha Gonzaga, Hildegard Von Bingen (il suo “O Virtus Sapientiae” scoperchia i segreti dell’anima di ognuno di noi), Ina Boyle, Teresa Carreño, Lua Branca, Rita Strohl –. Tornando a Dudley e Portman, visto che fanno parte del nostro campo d’interesse principale, i loro due pezzi sono (come d’altronde quelli dell’intero album) preziosi e rispecchianti uno stile fortemente comunicativo e connettivo: “Medhel An Gwyns” è un brano folk di matrice celtica, espressivamente accorato nell’esecuzione della Abrami, che aveva già collaborato con la Dudley nella colonna sonora della serie TV Poldark proprio incidendo questo leitmotiv, che non poco rammenta quello di John Williams per il ghetto in Schindler’s List; “Apple Tree” della Portman profuma di francofoni tramonti rurali, intrisi di nostalgici ricordi che fanno solo bene al cuore e alla mente.
Questo “Women” è un album da ascoltare e risentire quando si ha bisogno di riappacificarsi col mondo e di rivedere il bello in contante brutture che ci circondano e annullano. Grazie Esther Abrami per questo dono musicale!
