Springsteen: Deliver Me From Nowhere
Jeremiah Fraites
Springsteen - Liberami dal nulla (Springsteen: Deliver Me From Nowhere, 2025)
Milan Records
23 brani – Durata: 45’48”

Quante partiture originali coinvolgenti, e ulteriore perno emozionale per il visivo, vi sono nei film che raccontano un musicista, compositore, cantautore o cantante, purtroppo il più delle volte soverchiate dalle notissime canzoni e musiche che vanno a costituire la base fondante di ogni biopic musicale che si rispetti – ad esempio il Thomas Newman di Get on Up - La storia di James Brown, il John Frizzell di Zappa o i Nick Cave e Warren Ellis di Back To Black su Amy Winehouse –. Il polistrumentista, cantautore e cofondatore dei Lumineers, Jeremiah Fraites, rischia di restare in secondo piano rispetto alle canzoni del toccante Springsteen - Liberami dal nulla, che ripercorre la genesi dell’album del 1982 di Bruce Springsteen “Nebraska” e del singolo di successo “Born in the U.S.A.”. Il film – uno dei migliori biopic visto al cinema da parecchi anni a questa parte – viene seguito impalpabilmente e dolcemente da Fraites, il quale si confronta con uno dei capitoli più intimi e spogli della carriera del Boss, sommerso dalla depressione e da un rapporto col padre che lo logora fin da bambino. Il compositore cerca di tradurre in musica l’essenza di quell’album: la nuda vulnerabilità (“Old House”), la tensione emotiva (“Writing”) e l’autenticità disarmante (“Diner”) che ne fanno ancora oggi un punto di riferimento per la canzone d’autore americana. Piano, chitarra, synth e qualche scelta ritmico e orchestrale sono il contraltare alle tante songs: il pianismo commosso di “Colts Neck, New Jersey” o quello rarefatto alla Thomas Newman di “Father’s Lap” e “Put Your Hands Up”; il folk atmosferico di “County Fair”; l’astrattismo sinfo-synth con assolo di chitarra acustica di “Los Angeles” e quello evocativo di “Opening” con aggiunta di sospiranti archi.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025
