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23 Dic2025

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Musica per Immagini

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

logo musica per immagini

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Musica per Immagini

Questo mese ripresentiamo la nostra rubrica destinata alle etichette discografiche in prevalenza di soundtracks, che prende il nome semplicistico ma diretto di ‘Pillole di Note’ – ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si diversificano dalle consuete nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile – incorniciando un’altra volta l’etichetta italiana Musica per Immagini: (https://musicaperimmagini.bandcamp.com/):

cover ti ho sposato per allegria

Piero Piccioni
Ti ho sposato per allegria (1967)
Musica per Immagini MPI-LP014
Lato A: 7 brani
Lato B: 7 brani

Ascoltare una colonna sonora di Piero Piccioni è sempre una boccata d’aria fresca e la certezza assoluta di note carezzevoli, brillanti, armoniose, significative e intramontabili. Sa sapientemente mescolare samba, jazz, shake, lounge, beat, classica, bossa nova e altri, tanti, generi sonori, rendendo così una grazia eccelsa il venirne a contatto. In Ti ho sposato per allegria diretto da Luciano Salce ed interpretato da Monica Vitti e Giorgio Albertazzi, tratto dalla commedia omonima del 1965 di Natalia Ginzburg, con una trama che ha non poco ispirato anche Quel mostro di suocera (Monster-in-Law) del 2005, diretto da Robert Luketic ed interpretato da Jennifer Lopez e Jane Fonda, il nostro Piccioni scrive una partitura che vivacizza il ménage della coppia del film, osteggiato da una suocera molto invadente e scontrosa, soprattutto nei riguardi della nuora, con un leitmotiv portante che variato intelligentemente più volte va dritto al cuore dell’ascoltatore – ad esempio “Titoli”, “Come un sogno”, “Organetto e voce” e “Edda Reprise” (quei vocalismi, incancellabile nella memoria di ogni cinefilo appassionato di soundtracks che si rispetti, di Edda Dell’Orso o come la chiama il giornalista, musicologo e creatore dell’etichetta ivi recensita, Marco Ferretti <<La voce cristallina del Cinema Italiano>>), “Risveglio felice”, “Due amanti”. – . Molti i virtuosistici brani ballabili in cui fa ogni tanto capolino il tema principale (“Shake drammatico”, “Happy Shake”, “Bossa Theme”, “Striptease”, “Bossa Shake”). Fate attenzione a colui che suona l’organo in questa colonna musicale: arzigogoli timbrici da pelle d’oca. Il vinile in edizione limitata è colorato di azzurro. Per chi ha amato visceralmente Henry Mancini, questa di Piccioni è una score sul medesimo podio di quella di Colazione da Tiffany.  

cover paese sotto inchiesta

Alessandro Alessandroni (Braen) & David Hoyt Kimball (Peymont)
Paese sotto inchiesta (1971)
Musica per Immagini MPI-LP016
Lato A: 8 brani
Lato B: 9 brani

Molti dei nostri compositori degli anni sessanta/settanta/ottanta, veri e propri raffinati Artigiani della Musica per Immagini, si sono firmati all’epoca con pseudonimi dei più originali e fuori di testa (anche più di uno in taluni casi), soprattutto quando componevano per la Library Music o per il cinema porno. Questo 33 giri raccoglie le musiche di Alessandro Alessandroni (sotto il nome di Braen) & David Hoyt Kimball (chiamatosi Peymont) per Paese sotto inchiesta, una sequela di tracce (9 per Alessandroni e 8 per Kimball) rispecchianti lo stesso comune denominatore, ovvero lo sguardo social-economico-politico tragico, sconquassante e problematico su di un’Italia poco prima e poco dopo il ’68. Un’immagine, da più angolazioni, da serio reportage giornalistico dentro i fatti e non solo parzialmente sfiorati, come accade spesso oggi giusto per fare informazione falsa e tendenziosa, tanto per dare il contentino ad un popolo sempre più ignorante e ignorato, sottolineata da commenti musicali duri e puntigliosi, talvolta con pochi strumenti nei suoni più gravi (vedi il marranzano che presagisce oscuri destini in “Situazione del mezzogiorno” e “Problemi del mezzogiorno” o quel perturbante synth gracchiante perpetuo in “Omertà” e “Inquinamento biologico” o la chitarra elettrica stridula di “Delitto contro la natura”). Non mancano pagine di genuino folclore (i due brani “Paesani” e “Danza locale”) o pastorali (“Le strade”). Sperimentalismo morriconiano tra argentiane memorie sanguinarie e poliziesche scorribande trucide in “Angoscia del futuro”. Trattasi di score legato alle immagini e di non facile fruibilità al di fuori di esso, certe volte tendente ad una musica concreta e non espressivamente melodica.    

cover valvole

Ugo Busoni
Valvole (1975)
Musica per Immagini MPI-LP007
Lato A: 6 brani
Lato B: 6 brani

Altro 33 giri di Library Music per programmi d’inchiesta televisivi, radiofonici o per telegiornali, stavolta ad opera di Ugo Busoni che fece uscire queste sue composizioni dal titolo “Valvole” nel 1975. Il compositore, coadiuvato da Paolo Ferrara e Massimo Di Cicco, che eseguono con lui tutti gli strumenti coinvolti nella registrazione di queste dodici tracce, il quale si occupò dagli anni ’70 agli ’80 di tanta produzione di librerie musicali o di alcune colonne sonore di genere, facendo parte come session man in score o album recording di colleghi del periodo, affida a pianoforte, chitarre elettriche, sintetizzatori, batteria, percussioni varie, clavinet, vibrafono, organo Hammond e tanto altro la performance di brani assai coinvolgenti timbricamente e melodicamente. Su tutti i pezzi di apprezzabile spessore realizzativo, svettano le follie destrutturali synth-analogiche di “Polvere cosmica”, l’astrattismo puntillistico di “Su una nuvola”, il sospensivo e ‘western’ “Piccola idea”, il rutilante beat-rock “In serie”, il simil Procol Harum “A Whiter Shade of Pale” “Digradante”.

cover new york city

Gruppo Sound aka Gabriele Ducros
New York City (1983)
Musica per Immagini MPI-LP015
Lato A: 7 brani
Lato B: 6 brani

Funkettone puro e duro con nuance discomusic anni ’70-’80 da sballo in “Jogging” che apre questo album, sempre trattante Library Music. La città di New York con tutte le sue settantine e ottantine vitalità pullulanti di albe e tramonti, etnie delle più diverse e disparate, suoni urbani, frenesie di ogni genere e locali notturni rivive in questo profluvio di sonorità danzanti e pensanti, tra elettronica e acustica virtuosamente comunicative e spensierate. I titoli dei singoli brani sono espressione compositiva già di loro altamente incisivi – “Lowers”, “Trip”, “Aquiloni”, “Alba”, “Red Sunset”, “Harlem”, etc. etc. etc. –. Gabriele Ducros, celatosi dietro il nome di Gruppo Sound, figlio del compositore Remigio Ducros, intervistato da Marco Ferretti nelle note di copertina del vinile, trasmette un black sound a cavallo tra un Quincy Jones e un Dave Grusin “GRP Live” d’annata, come la succitata traccia iniziale o la dinamica e svettante “Trip” o la sofisticatezza funky-soul di “Harlem” o la pornografia pop lasciva di “Aquiloni” o le delicatezze pianistico-chitarristiche espositive di “Alba”.

cover limmagine del suono

Joel Vandroogenbroeck aka Joel V.O.B.
L’immagine del suono (1972)
Musica per Immagini MPI-LP011
Lato A: 6 brani
Lato B: 6 brani

Il polistrumentista, arrangiatore, compositore e produttore discografico belga Joel Vandroogenbroeck è stato un virtuoso sperimentatore, di estrazione classica, con studio del pianoforte e passione per il jazz, pluripremiato per alcuni suoi lavori di musica avanguardistica, apprezzato da molti suoi colleghi contemporanei, tra cui Quincy Jones. Ebbe un periodo lavorativo ‘italiano’ in cui si dedicò alla library music per, in specie, documentari. Questo album del 1972, “L’immagine del suono”, è la prova provata o la dimostrazione dimostrata di cosa fosse (e ancora è) la musica sperimentale elettronica, costituita da ‘valvole’ sonore deformate e deformanti, più vicine alla musica assoluta o meglio ancora concretamente ‘sintetica’ con tutte le accezioni e limitazioni del caso; limitazioni perché, se si vuol essere semplicistici o terra terra, musica non musica, più che mai suoni dalle galassie, dagli emisferi dell’astrattismo più ragionato ed escludente qualsivoglia tonalità rassicurante o blandamente e beatamente melodiosa. Il brano che scuote interesse maggioritario è “Riflessione introspettiva” nel lato B del 33 giri, che inanella soluzioni emotivo-meditative di ancestrale bellezza sonora, il resto delle tracce è uno studio (specialmente tutto il lato A), adatto per musicologi, studenti di conservatorio e compositori esaminatori del mondo synth d’avanguardia di quel dì. Perfino per cultori di quelle dinamiche compositive anni Settanta sperimental-psichedeliche da Trip senza fine (vedi i brani “Dilatazione vibratoria” ed “Eco cosmico”). Un bignamino di elettronica alla Daphne Oram, Bebe Barron, Delia Derbyshire e Wendy Carlos.   

cover the haunted palace

Filippo Diana
The Haunted Palace (2025)
Musica per Immagini MPI-ORIGINAL002
Lato A: 8 brani
Lato B: 8 brani

Questa etichetta che recensiamo ha deciso di pubblicare concept album ispirati dalla letteratura di genere (ad esempio il da noi recensito “Polarlys” di Heinrich Dressel alias Valerio Lombardozzi del 2024 – leggete qui) – in questo preciso caso il romanzo fanta-horror di Howard Phillips Lovecraft “Il caso di Charles Dexter Ward” – ad opera di compositori di oggi. Filippo Diana, che ha scritto, mixato e prodotto tutte le 16 tracce di questo “The Haunted Palace”, ripercorre (non è dato sapere se consapevolmente o meno, perché l’ispirazione è nell’aria e giunge da ogni dove, magari latente nel cervello, legata a stretto filo con suggestioni passate di ascolti vari) un electro-sound molto Settanta/Ottanta tra Tangerine Dream, a loro volta citati a manetta dal duo Kyle Dixon e Michael Stein della serie di successo Stranger Things, della quale questa score potrebbe essere benissimo una partitura di alcuni episodi, dei più terrorizzanti e aggredenti. Brani quali “Main Theme”, “Pantuxet” e “Red Fog” sono esemplari in tal senso. Tutto l’album è un frastornante ed efficace horror scoring dai suoni limpidamente perfetti e suonati con criterio performante assai netto. Anche qui, come per il suddetto “L’immagine del suono”, la memoria corre a certe soluzioni sintetiche sperimentali di Daphne Oram, Bebe Barron, Delia Derbyshire e Wendy Carlos. Ad ogni modo un dignitoso componimento per orrori psicologici, paranormali, da incubo di ogni tipo.

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Daniela Bocconi

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