Crossover Bassoon
Angelo Giovagnoli, DiBona & Sangiovanni, Paolo Vivaldi
Crossover Bassoon (2025)
Paolo Carlini, fagotto solista – I Solisti Aquilani
Aulicus Classics ALC 0149
7 brani – Durata: 31’53”

Angelo Giovagnoli (classe 1951) è musicista, compositore anche di musiche per il Teatro e coordinatore musicale e di orchestre per colleghi compositori cinematografici e televisivi – nel suo nutritissimo carnet OST di Ennio Morricone (Lolita, Malena, Mission To Mars), di Nicola Piovani (la premio Oscar La vita è bella), di Lele Marchitelli (C’è ancora domani, le serie The Young Pope e The New Pope), di Franco Piersanti (Il Caimano, Il commissario Montalbano) e molti altri nomi di spicco –. Susan DiBona & Salvatore Sangiovanni (spessissimo recensiti tra le nostre pagine), sono coppia nella vita e nel lavoro, ispiratissimi compositori ed eccelsi musicisti (I Liviatani – cattive attitudini, Bloody Fury, Say a Little Prayer, Spurlos in Venedig). Paolo Vivaldi (classe 1964) è rinomato compositore di colonne sonore per il piccolo e grande schermo (Non essere cattivo, Filumena Marturano, Il Nibbio). Queste quattro entità compositive, differenti tra loro ma ugualmente eccellenti e primeggianti ognuna a modo suo, si trovano ad essere accomunate da un medesimo album dal titolo “Crossover Bassoon” (traduzione semplice in “Fagotto crossover”), così descritto dall’etichetta Aulicus Classics che lo stampa e distribuisce: <<Preparatevi per un’esperienza d’ascolto sfaccettata, che intreccia l’antica bellezza del suono con strutture armoniche lineari in cerca di un dialogo raffinato>>. Effettivamente sette brani di raffinata meraviglia esecutiva, oltreché di scrittura, da parte del virtuoso fagotto solista del veterano Paolo Carlini, sostenuto da I Solisti Aquilani e da qualche altro intervento solistico di tutto conto di Fabrizio Datteri e Salvatore Sangiovanni al piano, Silvia Colageo al flauto, Riccardo Bricchi all’oboe e Maurizio Trippitelli alle percussioni. Sono tutte composizioni extra cinematiche, pur odorando di celluloide pentagrammale fin nel midollo, e di matrice diversa, ricche di sfumature timbriche e armoniche che denotano una scrittura densa e originale, eppure andiamo con ordine.
Il CD si apre con “Indian River” di DiBona & Sangiovanni, un componimento che cela intimistiche forme eufoniche williamsiane e coplandiane, con uno spiraglio alla Dave Grusin per le commedie leggere stile Il Paradiso può attendere, in un divertissement festosamente rasserenante, diretto con mano sicura dalla stessa DiBona: un gioco tenue del fagotto e del piano, su contrappunto arioso degli archi, che sa deliziare e quietare al contempo.
“Crossover Bassoon” di Giovagnoli profuma di melodie popolari di un tempo che fu, quando il Cinema sapeva splendidamente e intensamente raccontare non solo attraverso recitazione, sceneggiatura e regia, soprattutto con le sue note originali: un leitmotiv che abbraccia rispettosamente Ennio Morricone e Fiorenzo Carpi in una melodia che narra entroterra italici con tutti i loro sapori e dissapori, la vita rurale e amori rimembrati e vissuti. Il fagotto canta letteralmente su un’orchestra accorata e un piano finale che mette il punto ad una composizione aggraziata e nostalgica ma non mesta, bensì soavemente appagata e appagante.
Vivaldi si fa udire con tre componimenti, omaggianti il poeta Omero e la sua opera più celebre, l’“Odissea”, dal titolo “The Little Suite of Odysseus” suddivisi in “Departure from Troy”, “The Journey of Ulysses” e “Ithaca”: il primo movimento è un adagio mestissimo che nella seconda metà si apre ad un acceleramento forzatamente trattenuto degli archi, diretti dal compositore stesso, su un tema che fa riflettere; il secondo movimento ha un incedere alla Nicola Piovani per i film dei Taviani o di Moretti, una melodia cavalcante e vigorosa con un nonsoché di tragico presentimento di morte passo (nota) dopo passo (nota), con il fagotto bofonchiante e impassibile nel suo divenire esecutivo. Sempre il fagotto tratteggia una melodia ondeggiante nel terzo e ultimo movimento, di ineffabile soavità compositiva dialogante trame romantiche sempre più pensose e penose, seppur con un flebile sospiro di speranza: dei tre è il pezzo che più ci fa cadere in ammirazione nei confronti di Paolo Vivaldi, che abbiamo premiato con il nostro storico Premio dei Lettori di un dì e recensito diverse volte.
“Fiume argentino” è il penultimo brano di questo totalmente eccellente album, ad opera di DiBona & Sangiovanni, dal classicismo andate alla Miklós Rózsa e Franz Waxman, un po' tango, un po' valzer, un po' adagio (nella seconda metà) cupamente frenato all’istante dopo un inizio poeticamente svettante, in cui il prevalere del fagotto, in specie nell’assolo sul finire, giocherella sfrontato con l’ascoltatore facendolo rimanere sospeso ma compiaciuto.
Termina questa grazia d’insieme con l’udire del brano “Xanadu Regio” di Giovagnoli: traccia articolata, molto interessante, quasi un mix tra Nino Rota, Dave Grusin e Anton Webern, con un movimento circense nostalgico giullaresco centrale, mescolando alla perfezione musica assoluta e per immagini, tuttavia solo ipotetiche in questo frangente.
