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28 Apr2025

Il était une fois Michel Legrand

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover cera una volta michel legrandMichel Legrand
C’era una volta Michel Legrand (Il était une fois Michel Legrand, 2024)
Decca 6807258
21 brani – Durata: 62’20”

Il magnifico documentario Il était une fois Michel Legrand (traduzione letterale: C’era una volta Michel Legrand) del regista francese David Hertzog Dessites è stato presentato nella sezione ufficiale del Festival di Cannes nel 2024 e da noi in Italia, in anteprima assoluta e in lingua originale con sottotitoli a cura di Ilaria Carbonoli e Pierluigi Pietroniro, nei giorni venerdì 11 e sabato 12 aprile scorsi, rispettivamente presso il Centro Saint Louis – Istituto Francese in Roma e i Forum Studios all’interno del programma eventi speciali dell’ultimo “Roma Film Music Festival” (leggete qui nostro reportage), in entrambi i casi alla presenza di un nutrito gruppo di fortunati spettatori che hanno avuto l’immenso onore di vederlo per primi in suolo italico, nella speranza che presto si trovi una distribuzione italiana che lo faccia dapprima approdare in sala e poi in streaming.

Un film documentario che si sperava arrivasse e che è giunto finalmente a noi, un’opera di grandissima presa emotiva e visiva, agognato, scritto e diretto col cuore in mano e le note ben impresse in testa da David Hertzog Dessites, che di per sé sarebbe il protagonista ideale e straordinario di un film biografico (guardate la nostra intervista esclusiva su Soundtrack City per meglio spingersi all’interno della storia di questo umanamente elegante e gentile regista e del suo documentario), che lo ritragga fino alla realizzazione del suo sogno d’incontrare il mito Michel Legrand e girarne il testamento visivo-musicale, prima della sua scomparsa avvenuta il 26 gennaio del 2019 all’età di 86 anni (qui nostro articolo d’addio). In ciascuna sequenza di questo pregevole e affettuoso documentario non vi è soltanto la Storia del Cinema e della Musica francese, nonché di quello internazionale, abbracciata in più occasioni in oltre 64 anni di carriera da Legrand – precisamente dall’esordio con Gli amanti del Tago (Les amants du tage, Henri Verneuil, 1955) fino alla serie William à Midi del 2017 – 2019 –, che conquistò 17 riconoscimenti e 47 candidature in carnet tra cui 13 nomination agli Oscar con tre vittorie per Miglior canzone originale “The Windmills of Your Mind” da Il caso Thomas Crown con liriche di Alan & Marilyn Bergman, Migliore score per Quell’Estate del ’42, Migliore score per il musical Yentl con testi di Alan & Marilyn Bergman; vi è l’Uomo prima del compositore, seguito passo passo con amorevole, sincero e minuzioso sguardo registico e in particolare altruista e serio, senza mai scadere nel retorico o nell’esaltazione a tutti i costi data l’imponenza del soggetto umano e artistico in campo. Un Legrand anziano e provato da una carriera lunghissima e intensamente soddisfacente, in procinto di comporre la sua partitura per il film ‘ritrovato’ di Orson Welles, L’altra faccia del vento (The Other Side of the Wind, 1970-76/2018) (da noi recensito qui) e durante le prove ed esecuzione finale di un concerto di sue colonne sonore (il suo Ultimo); un essere umano a tratti burbero, complesso, appassionato, distaccato perché perso nella sua Musica e in quella dei suoi ispiratori, soprattutto derivanti dal mondo del Jazz, solitario e ironico, una figura che si rispecchia alla perfezione in quella del Genio come ben lo immaginiamo e lo idolatriamo se invaghiti della sua Arte – vedi, tra i molteplici da citare, gli illustri colleghi con le medesime caratteristiche private e professionali quali Ennio Morricone e John Williams o Bernard Herrmann e Jerry Goldsmith, ugualmente considerabili Geni non solo della Film Music, ognuno col proprio stile identificativo, lasciante un segno indelebile nell’immaginario collettivo –.
Un Legrand chansonnier, innovatore, arrangiatore, esecutore, regista, showman e compositore di mille e mille partiture tra cinema, televisione, musica leggera, da camera, jazz, musical etc. etc. etc. che viene perfettamente alla ribalta attraverso una narrazione non sempre cronologica, intrisa di filmati d’epoca della vita privata e pubblica, backstage sia dal set che dalle sale di registrazione, testimonianze di colleghi registi, musicisti, compositori e cantanti, repertorio di sequenze filmiche mondiali; una narrazione emozionalmente intimista ed evidentemente accurata, toccante ogni singolo aspetto, personale e professionale, di un Monumento della Musica, al pari o (forse) superiore del lavoro documentaristico svolto da Giuseppe Tornatore per il suo amico Morricone in Ennio.
Tutte le tipicità di Michel Legrand vengono splendidamente messe in luce dalle note della colonna sonora del documentario di Dessites ivi recensito: un CD Decca contenente 21 tracce, tra versioni Live o originali di brani estrapolati da score, canzoni, arrangiamenti di altri autori e composizioni extra cinematiche, non ultimi rilevanti estratti di dialoghi del compositore con il regista durante le riprese: la rara bellezza ed unicità della voce di Michel nell'unica intervista rilasciata a Dessites prevista per il lancio del film, due minuti incredibili in cui si racconta e trapela tutto il suo essere effettivamente un Genio. I pezzi provenienti da pellicole sono i seguenti: per i titoli di testa il motivo frenetico e scoppiettante, una corsa furibonda sinfo-jazz/swing di notevole spessore compositivo da far scuola, “Arrivée des camionneurs (Ballet)”, “Chanson des jumelles” e “Chanson de maxence (Instrumental)” da Josephine (Les demoiselles de Rochefort, Jacques Demy, 1967); una suite da Les parapluies de Cherbourg (Id., Jacques Demy, 1964); “Les délinquants” da L’America vista da un francese (L’Amérique insolite, François Reichenbach, 1960); “Un été 42/Summer of ‘42” da Quell’Estate del ‘42 (Summer of ’42, Robert Mulligan, 1971); “Le messager/The Go-Between (Main Title)” da Messaggero d’amore (The Go-Between, Joseph Losey, 1971); “Peau d’âne (Générique)” da La favolosa storia di pelle d’asino (Peau d’âne, Jacques Demy, 1970); “Chapter II, par Hervé Sellin” da L’altra faccia del vento (The Other Side of the Wind, Orson Welles, 1970-76/2018); “Les Moulins de mon cœur“ da Il caso Thomas Crown (The Thomas Crown Affair, Norman Jewison, 1968). I restanti brani appartengono ad album di canzoni interpretate da Legrand stesso o da cantanti o attrici/attori per i quali ha scritto e arrangiato melodie e di puro jazz quali “La valse des lillas”, “Di gue ding ding”, “Communications ’72 (Gossiping)” con Stan Getz, “Avant le jazz”, “The Jitterbug Waltz” con Miles Davis, “Rock and roll” con Maurice Chevalier, “Bandol”, “Les enfants qui pleurent, précédé de sonnet à Michel Legrand” con Claude Nougaro e “Quand on s’aime” con Nana Mouskouri.
Ascoltare questo album è come trovarsi sotto una cascata di note che sanno unicamente, originalmente e sorprendentemente stregare ad ogni ripetuto play, facendoci (ri)vivere tutto quel Mood, quel Sound, quel modo di comporre, eseguire, cantare e improvvisare che era strumento sensoriale e gestual-vocale proprio di Legrand, rendendolo uno dei capisaldi non soltanto dell’Ottava Arte francofona ma globale. Le tracce che non si vorrebbe mai smettere di ascoltare sono “Arrivée des camionneurs (Ballet)”, “Communications ’72 (Gossiping)”, “Les délinquants” (il sax è reale discioglimento spirituale ed emotivo, come un caldo abbraccio sensuale senza mai fine), “Chapter II, par Hervé Sellin” (Legrand incontra Satie e tutto diventa arte sublime musicale!) e “Les Moulins de mon cœur“. Questi sono documentari e album che fanno bene all’anima…e non per forza di chi è appassionato di cinema e colonne sonore!

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Daniela Bocconi

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