Reportage della quarta edizione del “Roma Film Music Festival”

“Il Festival che racconta il Cinema attraverso la Musica”
Reportage della quarta edizione del “Roma Film Music Festival” svoltasi dal 6 al 12 Aprile 2025 presso i Forum Studios
INTRO
La quarta edizione dell’internazionalmente prestigioso “Roma Film Music Festival”, nato (anzi ambito) dall’appassionata mente cine-musicale del suo direttore artistico Marco Patrignani, autore, produttore musicale, manager culturale, CEO e direttore artistico dei gloriosi Forum Studios e del nuovo Forum Theatre, in cui si svolgono le attività festivaliere, è finita… e resta quella sensazione, misto di piacevolezza e tristezza insieme, di essersi distaccati troppo presto da qualcosa di profondamente bello ed emozionante che si voleva proseguisse ancora e, più di ogni altra cosa, capace sia consapevolmente che inconsapevolmente di arricchire, divertire, commuovere, acculturare, deliziare e lasciare a bocca aperta per la quantità di incontri, cineconcerti, concerti ed eventi speciali all’interno della sua settimana, precisamente dal 6 al 12 aprile scorsi.
Un’esperienza monopolizzante da metabolizzare profondamente che ha indotto chi ne scrive, come accaduto negli anni passati, a redigere questo reportage prendendosi accuratamente del tempo, per questo motivo pubblicandolo un po' in là rispetto alla sua effettiva conclusione. Un Festival ricco qualitativamente, organizzativamente e umanamente, addirittura nel giungere a pronunciare la frase topica di quando si lavora bene in un gruppo di persone, qualsivoglia sia il lavoro da svolgere, ovvero: “sentirsi facente parte di una grande famiglia affettuosa”. Prima di addentrarci nelle sue dinamiche, inframmezzando questo resoconto, come per le precedenti edizioni stilato dal sottoscritto tra queste pagine web, in due capitoli basilari (“Talk” ed “Eventi”), mi preme fortemente fare una considerazione a latere che mi stupisco tutt’oggi di dover rimarcare ancora una volta. Una considerazione che mi sovviene ogni qualvolta partecipo a manifestazioni importanti come questo “Roma Film Music Festival”, sia in veste di giornalista e direttore di questa testata sia in qualità anche di curatore dei vari panel o eventi del festival stesso, ovverosia perché mai i fan di colonne sonore, i cinefili, gli addetti ai lavori (non solo) nell’ambito della musica applicata alle immagini e sue tante ramificazioni e gli allievi di conservatori e accademie musicali non accorrano in massa quando gli giunge la notizia di un Festival sulle colonne sonore, sulla musica per film o serie, più che mai concreto nel nostro Bel Paese? Un Festival che non c’era e che adesso c’è, come ha sempre sottolineato, sin dalla prima edizione della sua creazione nel 2022, Marco Patrignani come motto promozionale.
Il direttore del "Roma Film Music Festival" Marco Patrignani con alle spalle il compianto Ennio Morricone in un video tributo
Non esiste più la giustificazione, reale in passato per le generazioni nate e cresciute ai tempi in cui non c’era internet, che per scovare informazioni riguardanti i propri gusti, hobby, desiderata etc. etc. etc. dovevamo avere la botta di fortuna di leggerne sui giornali o vedere un servizio in televisione o per passaparola grazie a qualche amico e conoscente che come loro coltivava la medesima passione (più o meno nerd e incallita). Oggigiorno, e da molti anni a questa parte, il web è una miniera d’oro d’informazioni su ogni cosa, anche la più astrusa, e chiunque coltivi una passione artistica, collezionistica, professionale, amatoriale e via elencando, non può permettersi di non sapere, di non avere comprensione di ciò che accade nel mondo e nella propria nazione o città o paese inerente quello che più gli piace e lo stimola. Quindi, resto sempre basito dall’apprendere che certa variopinta umanità – e mi riferisco in questo specifico caso agli appassionati di musica per immagini, sia semplici fruitori o collezionisti che futuri professionisti nel settore o già affermati lavoratori nell’ambito – venga a scoprire tardivamente una manifestazione come il “Roma Film Music Festival” quando già in essere o appena conclusasi, rammaricandosi pure di non averne saputo nulla per tempo o di essersene dimenticati (giustifico soltanto coloro impegnati lavorativamente o non di Roma che per motivi economici non possono presenziare). Non è fattibile che un appassionato vero non frequenti ogni sacrosanto giorno siti sulle colonne sonore o di cinema, che non navighi alla ricerca di informazioni, veramente alla portata di mano in uno schiocco di dita, altro che coloro di cui sopra che non avevano internet ma giungevano ugualmente a trovare ad ogni costo ciò che riguardasse le proprie passioni, e poi abbia pure il coraggio di affermare di non averne saputo niente: è come dire che l’acqua calda è calda o che al Polo Nord fa freddo da rimanere congelati. Inaudito! E non dovrei più meravigliarmi visto che, ancora oggi, alcuni alunni di conservatori e accademie che frequentano corsi sulla musica per immagini per diventare compositori, che incontro durante mie masterclass o corsi, o presunti collezionisti e ammiratori di colonne sonore, dichiarino ingenuamente di non conoscere la nostra testata, unica e ufficiale da ben 22 anni in Italia, come ben sapete voi cari assidui lettori.
L'ingresso del Forum Theatre
Questo ragionamento mi lascia ancora sconcertato (e non sono esagerato nell’asserirlo), perché in questa quarta edizione, con più affluenza rispetto alle precedenti, in riferimento soprattutto ai Talk, dato che nelle prime tre i cineconcerti e concerti avevano ottenuto una grande partecipazione di pubblico a discapito degli incontri-panel-talk, gli organizzatori si sono spesi ancor di più nel coinvolgere le scuole di cinema, i conservatori e accademie musicali, facendogli ottenere perfino i crediti formativi nel partecipare agli incontri pomeridiani con compositori e addetti al settore. Alla fine sono giunto a notare, essendo stato il moderatore di quasi tutti i Talk, una partecipazione striminzita proprio di alunni, che si spera essere i primi desiderosi di far parte della filiera dei futuri compositori di musica per film, serie, teatro, videogiochi e multimedialità, a favore invece della presenza di compositori veterani, cinefili accaniti, stampa e cultori collezionisti di colonne sonore che, per fortuna, non mancano mai e che si sono riversati entusiasti e numerosi ai suddetti. Un consiglio ve lo voglio proprio dare, cari futuri giovani compositori di musica per immagini che state ancora studiando e coltivate il sogno di far parte un giorno del fantastico mondo delle colonne sonore: siate bramosi di incontrare i vostri idoli, i compositori affermati ma anche quelli alle prime armi nel campo, le altre figure professionali del settore (music editor, music supervisor, produttori, discografici, editori, cantanti, vocalist, etc. etc. etc.), i registi e montatori coi quali dovrete confrontarvi, produttori cinematografici e televisivi e chi più ne ha più ne metta e non restate vita natural durante tra le quattro mura della vostra confortevole casa-studio a comporre o pensare di scrivere musica, perché se volete carpire i segreti di un mestiere tra i più belli al mondo, ottenere ispirazione, dovete frequentare i Festival come quello ivi esaminato e scambiare opinioni, domande e aneddoti con i protagonisti principali e ascoltarne e rubarne amichevolmente idee e altro durante i loro Talk e subito dopo, magari mentre vi fate un selfie o intenti a farvi autografare un loro disco o gliene consegnate uno vostro da fargli sentire come biglietto da visita del vostro comporre. E’ inutile che vi concentriate sul solo mondo web ma di persona personalmente, come dice Catarella in Montalbano, è tutt’altra cosa, ineguagliabile e unica. Per questo mi innervosisco quando ai Talk intravedo pochi giovani e in particolare, quando gli si chiede di porre qualche domanda all’ospite di turno, sia italiano che straniero, il mutismo si fa largo a macchia d’olio; davvero incomprensibile e straniante.
In conclusione a questa mia considerazione, per la quale mi sono sicuramente dilungato troppo, nondimeno necessaria, ricordatevi che la vera importanza di eventi come il “Roma Film Music Festival” è il trasmettere l’enorme valore, speciale, unico ed esclusivo del raccontare il Cinema (anche la TV) attraverso la Musica per merito di un parterre di compositori (e non solo) ed eventi strabilianti oltre ogni immaginazione, di primo livello, reale fulcro della Settima & Ottava Arte, mano nella mano con il preciso intento di farci rivivere o vivere per la prima volta la bellezza e possenza della Colonna Sonora, impressa più delle immagini stesse filmiche o seriali nei nostri cuori e menti. E da quattro edizioni il “Roma Film Music Festival” ci riesce pienamente… certificato anche da ciò che leggerete di seguito.
Qui potete (ri)leggere il reportage della prima edizione
Qui potete (ri)leggere il reportage della terza edizione
Da sx a dx Marco Patrignani, Jeff Beal, Andy Hill, Ray Costa e Massimo Privitera
I “TALK”
Per chi ha presenziato a tutti o ad una parte dei molti Talk di questa edizione, di certo ne sarà tornato a casa o nel proprio studio maggiormente accresciuto non soltanto professionalmente bensì umanamente, perché una predominante parte di queste chiacchierate in totale libertà espressiva, informale, avvinta e delucidativa del corrispondente mestiere in esame è stata paragonabile ad un respiro rinfrancante dopo non aver potuto prendere ossigeno per un po', soffocati da una quotidianità opprimente o peggio ancora distraente dalle nostre passioni che ci sorreggono e ci aiutano ad andare avanti in questa esistenza sempre più incomprensibile e complicata. E sappiate che non sto esagerando! Non è stato esclusivamente apprendere i segreti o le caratteristiche di un mestiere, magari di lunga data, altresì respirarne ogni ricordo, sensazione emozionale ancora bellamente impressa in chi la narra come se fosse accaduta ieri, ogni trucco ispirativo, ogni illuminazione spirituale più che tangibile, dato che, se ben rammentate, la Musica è la sola Arte invisibile che non possiamo toccar con mano, tuttavia sentire con ogni singola parte di noi stessi. Il sottoscritto che ha moderato quasi ogni incontro pomeridiano, preparandosi attentamente su ciascun ospite presente, com’è giusto che sia, ha constatato, cosa già avvenuta nelle pregresse edizioni, quanto, in primis, sia rilevante per ogni ospite del Talk stare a contatto coi propri fan, con giovani promesse del loro medesimo campo artistico, con colleghi e amici convenuti, in maggior misura degli astanti stessi che si desume presenzino perché entusiasticamente presi da ciò che il Talk ed il suo protagonista andranno a raccontare, far vedere e sentire del loro operato cine-televisivo-musicale. Un contatto che non significa da parte dell’ospite far sfoggio di prosopopea o di solo accademismo e tecnicismi, ma essere lì per far respirare la stessa aria che li ha spinti a diventare ciò che sono e fargli fare ciò che sognavano con smodata passionalità, palpabilissima ancora oggi.
Invece di descrivere i Talk di questa quarta edizione come nel reportage della terza, ovvero uno ad uno minuziosamente, procederò con un’attenta valutazione dal punto di vista dell’impatto emotivo, con poche ma spero esaustive parole, partendo innanzitutto dal titolo di ogni incontro, scaturito dal sottoscritto sulla base della prolungata conoscenza di ciascun singolo ospite o dallo stesso pensato, ad ogni modo esplicativo non soltanto del suo mestiere ma di un ragionamento consolidato negli anni di carriera dietro il suo operato; c’è da sottolineare che alcuni argomenti trattati hanno preso ragionevolmente e oculatamente di mira taluni mutamenti attuali sia tecnologici che filosofico-professionali-morali di grande importanza (vedi la famigerata Intelligenza Artificiale generativa e la sua diffusione incontrollata o la musica di consumo) piuttosto che il focalizzarsi sulla carriera del protagonista del Talk. L’attenzione è stata elevata anche quando gli ospiti erano internazionali e parlavano solo in inglese: ma chi è che ancora oggi non comprende questa lingua? E poi, torno a ricordare, è un Festival Internazionale, quindi il raduno di personalità di spicco della musica applicata alle immagini da tutte le parti del globo. D’altronde, il “Roma Film Music Festival”, per chi non lo rammentasse, è sin dalla prima edizione partner di due tra i più autorevoli eventi festivalieri sulla Film Music al mondo, ossia il “Krakow Film Music Festival” in Polonia e il “Fimucité” in Tenerife, ed i loro corrispettivi creatori, Robert Piaskowski e Diego Navarro, dichiarati Ambasciatori del festival romano perché creanti <<una rete globale di eccellenze, unite dalla passione per la musica da film e dall’impegno per la sua diffusione culturale>> come rimarcato da Marco Patrignani più volte nel presentare il suo Festival. A queste due eminenze della Colonna Sonora si è aggiunto quest’anno, sempre in qualità di Ambasciatore del Festival di Roma, l’esperto in comunicazione nell’entertainment cinemusicale, Ray Costa, onorato di cotanta qualifica con un riconoscimento proprio durante le giornate di questa quarta edizione.
Jeff Beal al piano
Ritornando sui vari Talk, quest’anno si sono succeduti sia compositori che music editor, music supervisor, agenti, docenti di corsi sulla musica applicata e curatrici di doppiaggio musicale ed ogni incontro è stato foriero di appassionanti curiosità, divertito divertimento informale e tanta emozione, a tratti accompagnata da qualche lacrima. Però andiamo per ordine con una descrizione, come detto poco sopra, più che altro sensoriale e non esclusivamente didascalica, perché a mio modesto parere ogni Talk sarebbe stato opportuno viverlo in prima persona – qui mi riferisco alla considerazione di partenza fatta nella mia introduzione al reportage; cosicché chi ha presenziato ha respirato, chi no, per pigrizia o semplice non conoscenza del Festival o solo perché giustificato dalla lontananza dalla capitale, ha perso l’occasione di tornare a respirare –.
I Mokadelic con al centro il nostro direttore Massimo Privitera
Il Talk che ha inaugurato il Festival è stato quello con i Mokadelic, al secolo Alessio Mecozzi, Cristian Marras, Alberto Broccatelli, Maurizio Mazzenga e Luca Novelli (assente per motivi di lavoro), compositori di Gomorra - La serie, Citadel: Diana, Django – La serie, Romulus, ACAB - All Cops Are Bastards, film e serie e Sulla Mia Pelle, con il titolo “I canoni di scrittura per la serialità televisiva”: tra l’ascolto di tracce tratte dai loro lavori e la visione di alcuni backstage o videoclip hanno simpaticamente e minuziosamente spiegato i paradigmi della composizione per le serie TV odierne, attraverso il loro stile che è un condensato moderno di post-rock e neo psichedelia, con intromissioni orchestrali in taluni casi. Loro sono stati la prima boccata d’aria fresca del Festival, dimostrando tanta umiltà e gioia del comporre insieme, senza aver perduto negli anni la loro primaria passione, quella di eseguire le loro composizioni come se fossero in un Live, donandogli autenticità e grande qualità performativa e d’ascolto separate dalle immagini. A proposito di Live, li ho presentati uno ad uno sul palco del Forum Studio A come se salissero per una performance dal vivo con i loro strumenti elettivi, ossia Alessio Mecozzi alla chitarra e synth, Cristian Marras al basso e synth, Alberto Broccatelli alla batteria, Maurizio Mazzenga alla chitarra e l’assente Luca Novelli al piano e chitarra.
Da sx a dx Paolo Buonvino e Massimo Privitera
Il Talk con il Maestro Paolo Buonvino, “Oltre le note, dentro le storie”, vincitore del David di Donatello e del Nastro d’Argento, storico sodale di Gabriele Muccino e autore delle colonne sonore televisive di successo per I Medici e Il gattopardo, è stato spiazzante e originale eppure intensamente necessario, analizzando il potere espressivo della musica attraverso il racconto della sua esperienza artistica. Le parole o frasi chiave di questo suo intervento, ‘potente’ in ogni singolo suo accrescimento, sono state “Ristorare/Nutrire”, “Dare Amore”, “Musica da Muse”, “Normalica/Quotidianica/Merdica”, “Ispirazione”, “Imbestialimento”, “Armonia tra corpo, fisico e spirito”, “Trasmettere”. Buonvino, filosoficamente altresì restando con i piedi ben piantati nell’attuale quotidianità compositiva della colonna musicale e della musica in generale, ha sottolineato con veemenza e senza mezzi termini quanto sia importante, sopra ogni cosa, scrivere melodie con il cuore, seguendo l’insegnamento spirituale e divinatorio delle Muse, da cui proviene la parola Musica, ossia dal greco antico mousikē: <<l’unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco mousikè, cioè «arte delle Muse», le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia>>. In sintesi, si può essere bravi tecnicamente ma non trasmettere nulla, non dare amore in note, non creare armonia tra corpo, fisico e spirito, comporre una musica normalica, quotidianica se non addirittura merdica ma non per questo Musica da Muse che sia realmente un ristorare o nutrire le immagini. Esempio lampante, da Buonvino stesso vissuto in prima persona: si ordina un piatto di pasta alla matriciana che una volta giunto sul tavolo del ristorante ha un aspetto invitante, però una volta mangiato sa di merda, quindi solo apparenza ma nessuna sostanza come una gran fetta della musica attuale, in specie quella per film o serie. Ordunque evitare il totalizzante e unidirezionale imbestialimento compositivo e tornare a creare con un proprio stile e una propria dignità, senza sottomettersi alla massificazione musicale attuale.
Da sx a dx Virginia Brancucci, Massimo Privitera e Lorena Brancucci
Un Talk è stato onorato dalla presenza delle bellissime e simpaticissime, nonché dolcemente amorevoli ed emozionatissime sorelle Brancucci, Virginia (Direttrice Musicale della società Chorus Line Srl e curatrice delle versioni italiane di tutte le canzoni presenti nei film Disney e di altre numerosissime società) e Lorena (Paroliera e dialoghista ufficiale per la Disney e non solo), figlie ed eredi professionali di alto livello del popolare Ernesto Brancucci, in arte Ermavilo (Parma, 23 novembre 1947 – Roma, 11 aprile 2021), celebre paroliere, doppiatore e cantante per Cinema e Serie TV, tra cui Citty Citty Bang Bang, My Fair Lady, Tutti insieme appassionatamente, Mary Poppins, Bambi, Pirati dei Caraibi, La Sirenetta, La bella e la bestia, Il Re Leone, Aladdin, Nightmare Before Christmas, Anastasia. Le sorelle hanno ricordato, con grande loro commozione e del pubblico che ha assistito all’incontro, cotanto padre, svelando alcuni affascinanti e invoglianti elementi portanti e trucchi del mestiere dell’adattatore e doppiatore musicale, descrivendo anche la loro Scuola Ermavilo (https://scuolaermavilo.com/), nata dalla cinquantennale esperienza del suo capo fondatore, proprio Ernesto Brancucci. Ci si è focalizzati anche sul loro lavoro per lo straordinario musical cinematografico Wicked del quale hanno curato l’adattamento e doppiaggio in italiano delle canzoni.
Claudio Simonetti e Massimo Privitera
Andrea Miccichè, presidente del Nuovo Imaie, Claudio Simonetti con la targa e Marco Patrignani
Il Talk denominato “Quanto è denso il Rosso della Musica Horror?” ha visto protagonista goliardico ed entusiasta, come al suo solito, il Maestro Claudio Simonetti, intervenuto alla quarta edizione del Festival con i suoi Goblin in occasione del 50° anniversario del film cult di Dario Argento, Profondo Rosso e della sua colonna sonora tra le più note al mondo (di cui parleremo più avanti nella sezione Eventi). Attraverso la visione di alcuni video dell’epoca ritraenti la storica originaria formazione dei Goblin (Claudio Simonetti - Fabio Pignatelli - Massimo Morante - Walter Martino), il compositore e musicista ha raccontato il dietro le quinte della creazione dello score ed anche del loro subentro improvviso nel sostituire Giorgio Gaslini, che aveva già composto alcuni brani per Profondo rosso (vi rimando al nostro articolo su questo horror di culto per un’analisi approfondita sulla colonna sonora ed il film).
Alla mia domanda Quanto è denso il Rosso della Musica Horror?, ispirata dal suddetto titolo del Talk, la risposta di Simonetti, sempre tra il serio e il faceto, è stata che non ci sono canoni obbligatori precisi per musicare una pellicola dell’orrore, seppur avente le sue regole compositive consolidate nel tempo, perché proprio nel caso di Profondo rosso nessuno mai avrebbe pensato che una musica prog-rock potesse essere così d’impatto all’interno di una narrazione thriller horror psicologicamente brutale e cerebralmente immaginifica, anche se difatti lo è stata, restando impressa nell’immaginario collettivo in maniera perdurante e vivida. Durante questo talk è stato conferito a Claudio Simonetti dal presidente di Nuovo Imaie, Andrea Miccichè, una targa per la sua carriera ed il suo operato all’interno della stessa NUOVOIMAIE, Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori, una collecting nata nel 2010 (maggiori info qui: https://www.nuovoimaie.it/).
Ray Costa, Marco Patrignani e Massimo Privitera
Marco Patrignani premia Ray Costa come Ambasciatore del Festival
Il Talk con Ray Costa, agente dei più importanti compositori di Film Music (Alexandre Desplat, Justin Hurwitz, Atticus Ross, Ludwig Göransson, Michael Abels, Robbie Robertson), produttore esecutivo, sceneggiatore, regista e curatore delle campagne di premiazione per Oscar®, Golden Globe, Grammy, Tony, Emmy, BAFTA per molte Major (Warner Bros, Apple, Sony, MGM/UAR, Amazon Studios, Disney, Netflix), dietro la moderazione di Marco Patrignani, che lo ha voluto tributare con l’onorificenza di Ambasciatore del Festival, come già segnalato sopra, si è incentrato totalmente sulla sua professione all’interno della sua “Costa Communications”, agenzia di marketing situata in West Hollywood, California. Costa ha ottenuto in carriera tre Telly Awards, un Hollywood Music In Media Awards (HMMA) e l’Apulia Soundtrack Awards. Attraverso la sua simpatia e serietà professionale nella medesima personalità dirompente e piacevole con il quale colloquiare, si sono potuti apprendere quali meccanismi fanno filare a pieno ritmo il mercato hollywoodiano della musica per immagini.
Andy Hill
Il Talk nominato “Race to the Top: How We Can Restore Value to Music” (traduzione letterale: “Corsa al vertice: come restituire valore alla musica”) è stato condotto da Andy Hill, storico supervisore musicale della Disney (Il Re Leone, La Bella e la Bestia, Sister Act), alla presenza di Ray Costa e Jeff Beal. Un’apprezzabile tavola rotonda concernente uno dei temi fondamentali attuali che grava sul lavoro dei compositori di colonne sonore e correlati preposti al settore: come restituire valore alla musica (che è logicamente espandibile a tutti i generi non soltanto quella per immagini). L’incontro si è fatto acceso, soprattutto per merito di tre figure differenti ma operanti nel medesimo ambito lavorativo: un compositore, un agente e un music supervisor. I quali si sono confidati fattive tattiche per ridare lustro non solo creativo, perfino economico, a chi si appresta ad entrare nel campo della colonna sonora e a chi c’è già e ne deve mantenere alto il profilo, senza svilirne processi e compensi, il tutto affrontato e spinto da un’enorme fiducia nel sistema globale, che si differenzia, aggiungo io, da quello nazionale italico che è a dir poco realmente osceno e mortificante sia per veterani che giovani leve. Ma è un discorso che andrebbe affrontato in ben altro articolo e approfondito seriamente.
Sandro Di Stefano e Massimo Privitera
Ogni edizione del “Roma Film Music Festival” ha la prerogativa di un Talk che presenti in anteprima un sistema innovativo per la fruizione della Musica da molteplici aspetti, in particolare sensoriali, con un progredire tecnologico che fa soltanto del bene e non del male come l’uso improprio da molto tempo a questa parte dell’Intelligenza Artificiale generativa. L’anno scorso vi fu il talk “Musica, vino e frequenze in comune” del napoletano Giuseppe Vessicchio, al secolo Beppe, che lasciò a bocca aperta tutti i convenuti e il sottoscritto insieme a Patrignani col quale moderai l’incontro. Quest’anno è toccato al Maestro Sandro Di Stefano con il suo “Il colore del suono: le frequenze emotigene nel racconto musicale”. Il pluripremiato compositore di colonne sonore di produzione internazionale quali, tra le tante, Janara e L’uomo della scatola magica, professore titolare della Cattedra in “Composizione per la musica applicata alle immagini” presso il Conservatorio Statale di Musica di Santa Cecilia in Roma e responsabile del G.R.A. – Gruppo Ricerche Audiovisive della medesima Scuola di Musica Applicata, ha stupefatto alcuni suoi allievi presenti al talk ed altri astanti, mostrando in anteprima assoluta il suo progetto “LUX SONORA, Color Recognition”, in cui non mi cimento a spiegarne i meccanismi e che tra qualche tempo arriverà sul mercato per mostrare le sue eccezionali potenzialità, ovvero il potere del colore del suono nelle frequenze emotigene della composizione per le immagini; difatti si è parlato anche della sua carriera cinemusicale e delle rilevanti valenze emotive nella scrittura di una colonna sonora: la fondante parola “emotigene”, per l’appunto, ossia, come spiegato sul web: <<un evento emotigeno porta alla rilevazione, alla categorizzazione e alla codifica dello stimolo che provoca un’attivazione fisiologica; queste portano a una valutazione, pertinenza e rilevanza rispetto ai bisogni, agli scopi, alle novità e alla qualità edonica>>.
Uno dei tanti Talk in lingua inglese di questa 4^ edizione ha visto la partecipazione esclusiva del compositore statunitense Jeff Beal, straordinario polistrumentista, autore delle colonne sonore di notevole fama per le serie House of Cards – Gli intrighi del potere e Roma nonché vincitore di 5 Premi Emmy. Proprio la serie Rome, andata in onda dal 2005 al 2007, ha festeggiato il 20esimo anniversario e Beal, durante il suo incontro con un nutrito pubblico, ha raccontato il dietro le quinte della realizzazione dello score, per il quale ha suonato e inciso una svariata moltitudine di strumenti etnici e non solo, facendo vedere alcuni video con le recording session e scene della serie. Ha eseguito dal vivo, alla tromba, un assolo in sync con una sequenza di un funerale in cui uno dei protagonisti suona un tema funereo sulla tomba del padre appena seppellito, alla presenza del fratellastro: i protagonisti del film Raymond & Ray di Rodrigo Garcia sono Ethan Hawke e Ewan McGregor. Poco prima del talk, il Maestro Beal, figura alta e magra, caratterialmente gentile, al quale ho chiesto diversi aneddoti sulle sue musiche per immagini, tra le quali quelle per il film Pollock di e con Ed Harris, aggiudicatosi l’Oscar per la migliore attrice non protagonista alla Marcia Gay Harden, si è messo a suonare il pianoforte dello Studio A dei Forum in preparazione di un suo prossimo album di sole composizioni extra cinematiche per piano, che sta ancora ultimando, facendo restare incantati il sottoscritto e i vari tecnici in pieni preparativi del pomeriggio di incontri.
Stefano Mainetti, Pivio, presidente ACMF e Massimo Privitera
Massimo Privitera, Marco Patrignani e Stefano Mainetti
Il Talk con Stefano Mainetti, pluripremiato compositore di Orgoglio, Shooter – Attentato a Praga, Talos – L’ombra del faraone, Silent Trigger, The World of Promise, anticipato dal compositore Pivio, Presidente dell’ACMF - Associazione Compositori Musica per Film, di cui fa parte lo stesso Mainetti, ha presentato il tema di lì a poco trattato, improntato sulla questione spinosa e assai dibattuta attualmente dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale Generativa nella musica applicata, con le conseguenze che ben possiamo supporre, già, ahinoi, ampiamente messe in pratica. Si è analizzato il mercato internazionale e poi quello italico, scandagliando vari punti focali come “L’ascesa della musica generata dall’intelligenza artificiale”, “Come le macchine stanno imparando a comporre”, “Gli strumenti per produrre musica generata dall’intelligenza artificiale”, “I problemi di copyright con la musica generata dall’intelligenza artificiale”, “Il Fair Use” e il Copyright”, etc. etc. etc. Difatti facendo perno, durante il dibattito, sul come interpretare l’IA e non esclusivamente combatterla per partito preso, senza conoscerne invece le dinamiche ed i suoi programmi di creazione. Come per il talk di Andy Hill, anche qui il discorso è tortuoso e lungo e abbisognerebbe di un articolo a sé stante.
Il mio Talk, effettuato all’interno della fantastica sala immersiva del Forum Theatre, sul compianto James Horner ed il suo score per il film cult di fantascienza Avatar di James Cameron del 2009, che il “Roma Film Music Festival” si è fregiato di far vedere in prima assoluta italiana nella forma cineconcerto in due date presso l’Auditorium Conciliazione, di cui leggerete più avanti nella sezione “Eventi”, ed il prossimo maggio al Teatro Arcimboldi di Milano, ha potuto contare su una sorpresa strepitosa: il collegamento in diretta con i 120 musicisti e coro dell’Orchestra Italiana del Cinema, impegnata nelle prove del cineconcerto sotto la bacchetta del magistrale Ludwig Wicki. Nemmeno se l’avessimo concordato, il suddetto collegamento è avvenuto nell’istante in cui la compagine romana ed il rinomato direttore musicale del Festival, Wicki, stavano provando la sequenza finale della battaglia tra l’esercito terrestre e gli alieni Na’vi del pianeta Pandora, con una pagina horneriana al cardiopalma della durata di 11’21”, dal titolo “War” sul CD originale: il pubblico è rimasto letteralmente sbalordito… ma di questo sbalordimento ne parlerò accuratamente quando andrò a dibattere più in là sul cineconcerto dello sci-fi di Cameron. Sul prematuramente scomparso James Horner (Los Angeles, 14 agosto 1953 – Contea di Ventura, 22 giugno 2015) ho fatto vedere alcuni estratti dal backstage della colonna sonora di Avatar e sul suo attento lavoro svolto sulle parti vocali, sulla sezione percussioni etniche e con gli ottoni, oltre ad aver goliardicamente fatto ascoltare delle sue composizioni tratte dal “Main Theme” di Willow del 1988 simile alla composizione “Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op 97” di Schumann, i “Main Titles” da Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi del 1989 uguali al tema portante di Nino Rota per Amarcord, non ultimo il famigerato e abusatissimo “Danger Motif” non propriamente originale, ma lascio a voi lettori capire da dove prese ispirazione il nostro caro James, grande artista della citazione, che ci manca davvero tanto.
Ultimo Talk, quello con Diego Navarro in amichevole chiacchierata con Marco Patrignani nel raccontare la missione internazionale di un “Film Music Festival” che si rispetti, ovvero promuovere e sostenere il valore della Colonna Sonora, che altro non è (cosa non poco ragguardevole) ciò che ha dichiarato, dopo anni di attenta riflessione, il nostro compianto Ennio Morricone: <<Io penso che, quando fra cento, duecento anni, vorranno capire com’eravamo, è proprio grazie alla musica da film, che lo scopriranno>>. Il Maestro spagnolo, compositore e direttore d’orchestra delle partiture per SuperKlaus, Mariposas negras, nonché fondatore e direttore artistico del “Fimucité”, il Festival Internazionale di Musica da Film di Tenerife, partner sin dalla prima edizione del “Roma Film Music Festival”, membro dell’Academy Award - Premio Oscar, ha fatto vedere in anteprima i trailer dell’edizione estiva del suo Festival che tratterà il Cinema Italiano, omaggiandolo con una serie di concerti ed eventi sulle colonne sonore che lo hanno reso popolare in tutto il mondo, e che avrà come galà finale il cineconcerto de Il Gladiatore di Hans Zimmer e Lisa Gerrard.
Stefano Mainetti e Pivio
GLI “EVENTI”
Dario Argento, Marco Patrignani e Claudio Simonetti
Daniele Amador, Claudio Simonetti, Federico Marangoni e Cecilia Nappo
Lo scultore Dante Mortet con Marco Patrignani e le due medaglie per Argento e Simonetti
L’evento che ha aperto, con ben tre date sold out dall’enorme richiamo mediatico e cinefilo musicale, è stato il cineconcerto di Profondo rosso, cult horror assoluto che ha compiuto i suoi riveriti 50 anni e il più celebrato nella filmografia del maestro del brivido Dario Argento, il quale è stato premiato, insieme a Claudio Simonetti, suo alter ego musicale, con il “Roma Film Music Award”, in occasione della prima serata del 6 aprile. Un Premio voluto da Marco Patrignani per festeggiare il connubio tra i due artisti ed il loro operato incredibile, realizzato dal noto scultore romano Dante Mortet, specialista in calchi anatomici in bronzo, facente parte di una storica famiglia di artigiani capitolini, che ha creato per questa speciale onorificenza due medaglie esclusive: <<una medaglia scolpita secondo l’antica arte dei medaglieri imperiali, come quella che i Cesari affidavano alla storia per tramandare il loro volto e il loro tempo>>, come da descrizione del libretto del Festival. Durante le tre serate sono stati esposti una serie di quadri accattivanti e assai originali ispirati al film a cura dell'artista Luca Musk alias Luca Muscio. L’attuale formazione dei Claudio Simonetti’s Goblin, costituita da Federico Maragoni alla batteria, Daniele Amador alla chitarra, Cecilia Nappo al basso e lo stesso Simonetti alle tastiere, ha eseguito la partitura integrale, tranne le melodie composte per orchestra ed ensemble da Giorgio Gaslini, tra cui la nenia fanciullesca rimasta indelebile nell’immaginario comune e taluni interventi jazz semi improvvisativi, in perfetto sincrono con le sequenze del film argentiano, che non ha perso in visionarietà, terrore psicologico e sensoriale, comicità involontaria in cotanta violenza sfrenata e meditata, frutto di follia perpetrata nel tempo (non spoilero nulla qualora vi fosse qualche lettore che non abbia ancora malauguratamente visto questo film) e pagine commentative tra rock e prog, con sprazzi meditativi più pop, che sanno ancora oggi atterrire e gasare lo spettatore. La performance Live inappuntabile ed energica dei Claudio Simonetti’s Goblin avvenuta nell’immersivo e avvolgente Forum Theatre, con proiezioni in contemporanea di sequenze della pellicola e della band sulle pareti laterali oltre che sullo schermo alle loro spalle, con il film rimasterizzato in versione completa, per Simonetti è stata ancor più significativa e intensa perché proprio ai Forum Studios la colonna sonora di Profondo rosso fu incisa all’epoca, compreso il famoso organo a canne dal medesimo suonato all’interno della Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria che sovrasta gli studi. Come ha sempre scherzosamente ricordato il Maestro romano, autore delle soundtracks di Phenomena, Opera, Il cartaio, La terza madre e Dracula 3D, riguardo proprio la registrazione dell’organo chiesastico: <<Se i preti avessero saputo che stavo suonando un tema per un film horror, non me lo avrebbero mai concesso>>. Eppure quel leitmotiv è diventato, insieme al suo loop eterno, uno dei motivi più popolari della Storia del Cinema! Sacro e profano che divengono Cult tra le Note!
Ludwig Wicki e il coro
Il 9 sera, sempre all’interno dello stupefacente e sfavillante Forum Theatre, il Maestro Ludwig Wicki ha inebriato e stregato il numeroso pubblico con un concerto immersivo chiamato “Cinema Chorale” con la performance, da lui magicamente diretta, del Labirinto Vocale e Sezioni Auree (Maestro del coro Giuliano Mazzini), oltre alla presenza al pianoforte dei maestri Riccardo Biseo e Denis Volpi ed il sax alto e soprano di Francesco Marini, accompagnato da sequenze filmiche sullo schermo alle spalle dei cori. La sequenza di contenuti video e grafici è stata selezionata e montata con brio e profondo gusto per l’immagine da Carlo Barbalucca che ha curato, come per le pregresse edizioni, regia e montaggio con altissima porfessionalità. Un concerto che nelle esecuzioni corali del Labirinto Vocale e Sezioni Auree, due organici di fama internazionale con collaborazioni illustri, ognuno nella sua area di appartenenza, del calibro di Claudio Abbado, Riccardo Muti, Antonio Pappano, Antonio Cocomazzi, Carlo Galante, etc., ha riportato alle orecchie bramose degli astanti tutte le suggestioni polifoniche delle melodie estrapolate dalle colonne sonore di Bruno Coulais per Les choristes - I ragazzi del coro (2004), John Williams per L’impero del sole (1987) – una delle pagine performanti più emozionanti e trascinanti dell’intera serata, con il tema “Exultate Justi” – e per Schindler’s List (1993) con il brano “Jerusalem of Gold”, Hans Zimmer e Lisa Gerrard per Il Gladiatore (2004) (quella meno riuscita), Simon & Garfunkel per Il laureato (1967), Howard Shore per Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (2012), Leonard Cohen con la sua celeberrima e amatissima “Hallelujah” del 1984 usata in Shrek (2001) cantata da Rufus Wainwright nel film d’animazione, Ennio Morricone per Sacco e Vanzetti (1971) con la cantata “Here’s To You” e David Lang per La grande bellezza (2013). Interventi non corali ma di solo piano e sax, in alcuni casi non propriamente all’altezza degli originali per gli arrangiamenti scelti, il “Gabriel’s Oboe” di Ennio Morricone da Mission (1986), il “Love Theme” di Vangelis da Blade Runner (1982) e pochi altri.
Ludwig Wicki ed Eleanor Grant
Altro colpo da Maestro della quarta edizione del “Roma Film Music Festival” l’anteprima italiana del cineconcerto in due date serali, l’11 e il 12 aprile, del film colossal di fantascienza di James Cameron (Aliens – scontro finale, Terminator, Titanic), Avatar del 2009 con la colonna sonora del compianto James Horner, rieseguita interamente in perfetto sync dall’Orchestra Italiana del Cinema (120 musicisti sul palco del monumentale Auditorium Conciliazione), dal coro Labirinto Vocale e Sezioni Auree di cui sopra e dalla meravigliosa e giovanissima cantante e vocalist solista Eleanor Grant. Non ho mai particolarmente ammirato il lavoro composto da Horner per questa epica sci-fi di Cameron, con una trama già di per sé non propriamente originale, ruotante tra Pocahontas e uno dei tanti classici western alla John Ford, seppur visivamente ai massimi livelli realizzativi, che in ogni caso ottenne un grandioso successo al botteghino e fece aggiudicare alla produzione tre premi Oscar (Migliore fotografia, scenografia ed effetti speciali), due Golden Globe (Miglior regia e film drammatico) e molte altre nomination e svariati riconoscimenti, tra cui proprio al compositore ben otto candidature, compresa la vittoria ai Saturn Award, inerenti sia lo score che la canzone dei titoli di coda interpretata da Leona Lewis, “I See You”, scritta da Kuk Harrell, Simon Franglen e James Horner. Dicevo che non mi ha mai convinto pienamente la partitura di Avatar (leggete qui nostra doppia recensione dell’epoca con giudizio sia positivo che negativo), perché un mix di tante rievocazioni horneriane prese da, in primis per il tema portante da Titanic (ancora più palese nella forma canzone “I See You”, ma qui vi fu una precisa richiesta di Cameron per bissare il successo stratosferico del film con Kate Winslet e Leonardo DiCaprio del 1997 che portò due Oscar in casa di Horner), Troy, Apocalypto, Glory, La tempesta perfetta, La maschera di Zorro, oltre all’onnipresente suo classico “Danger Motif” (che se non ricordate di cosa parlo, andatevi a rileggere la sezione “Talk” su Horner poco sopra) e ripescaggi abbastanza spudorati dai Pirati dei Caraibi di Zimmer, Predator di Silvestri ed altro; altresì, rivedendo il film integralmente con la predominanza dell’esecuzione a sincrono dell’orchestra e del nutrito coro, superante la perfezione, magnificamente diretti da un baldanzoso, perfetto ed energico Ludwig Wicki, film e score hanno assunto ben altra dimensione comunicativa e ammaliativa. Il tutto è risultato esaltante, compiuto e talmente forte nella sua relazione tra note e immagini da far urlare al Capolavoro e far scordare in un lampo, soprattutto ai fan della musica per film e del Maestro Horner, tutte le prevedibilità e poca originalità di scrittura. Il pubblico, numerosissimo nelle due serate, ha persino applaudito ad ogni fine esecuzione tra una pagina e l’altra del commento musicale, in specie in quelle più d’azione e al cardiopalma (vedi il lungo ed esaltante conflitto finale tra cielo e terra fra terrestri e alieni blu) e nei titoli di coda in cui la bellissima presenza minuta della cantante e vocalist Eleanor Grant ha incantato tutti con la sua potente, toccante e meravigliosa performance che più di un brivido ha fatto venire, superando di gran lunga i vocalizzi dello score e la versione originale della canzone “I See You” della Lewis. Se un’orchestra e un direttore, come nel caso dell’Orchestra Italiana del Cinema e di Ludwig Wicki, sanno far vibrare anche una partitura che brilla poco per originalità, perché eseguita con una maestria e passione uniche, tutto il resto va decisamente in secondo piano e ciò che resta è un’esperienza che si vorrebbe rivivere ancora e ancora…e parliamo pur sempre di una pellicola che dura 2 ore e 42 minuti! Applausi fragorosi infiniti!
Massimo Privitera, David Hertzog Dessites e Pierluigi Pietroniro
David Hertzog Dessites, Maria Travia, Massimo Privitera e Pierluigi Pietroniro
In conclusione di questa incredibile quarta edizione, un altro gran colpo da maestro è stato portato a segno sabato 12 aprile: la proiezione speciale, presso lo Studio A dei Forum, di un corto backstage inedito del sempre più compianto e amato Ennio Morricone e del documentario sul grandissimo Michel Legrand, entrambe opere perfette e appassionate del regista francese David Hertzog Dessites. Il était une fois Michel Legrand (C’era una volta Michel Legrand, 2024), presentato alla selezione ufficiale del Festival di Cannes 2024, che racconta la figura del compositore francese Michel Legrand, vincitore di tre Oscar e autore della colonna sonora per il musical Yentl di e con Barbra Streisand, anticipato dalla visione del contenuto esclusivo, riguardante il backstage integrale della colonna sonora del film En Mai Fais Ce Qu’il Te Plaît (Accada quel che accada, 2015) del regista Christian Carion, uno degli ultimi lavori internazionali del Maestro Ennio Morricone, inciso proprio nel 2015 ai Forum Studios, casa del compositore romano due volte premio Oscar, visto che con il nome di Ortophonic la fondò nel 1969 insieme ai colleghi e amici Piero Piccioni, Armando Trovajoli e Luis Bacalov, e dove, nei lunghi anni di carriera, ha registrato le colonne sonore, tra le molteplici, di C’era una volta in America e Nuovo Cinema Paradiso. Introdotto e moderato dal violinista, docente e compositore Pierluigi Pietroniro, che ha lavorato per 36 anni con Morricone sia nelle recording session, proprio a partire dal capolavoro di Sergio Leone, C’era una volta in America, sia in concerto in giro per il mondo, e non ultimo nell’incisione dello score di Accada quel che accada, l’incontro speciale avvenuto prima della visione esclusiva in anteprima italiana delle due opere filmiche, alla presenza del visibilmente colpito regista David Hertzog Dessites, è stato, tra emozione pura e commozione vera, onorato dalla presenza, altrettanto emozionata e commossa, della moglie del Maestro Morricone, Maria Travia, che alla veneranda età di 92 anni, ha dimostrato una dolcissima partecipazione e sentita suggestionabilità nel rivedere immagini del backstage con suo marito in quel luogo così importante storicamente e familiarmente in cui non rimetteva piede dalla scomparsa del medesimo. Sia il filmato del dietro le quinte morriconiano che il documentario legrandiano, davanti ad un pubblico di compositori di varie generazioni, personaggi dello spettacolo, cinefili e l’attrice Martina Carpi, figlia del pregiatissimo compositore del popolare sceneggiato Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini del 1972 e di tanto rilevante teatro di Strehler, Fiorenzo Carpi, seduta accanto alla Signora Travia, nonché Ubaldina Medici moglie del compianto compositore e musicista Leandro Piccioni, sodale per anni del Maestro Morricone, hanno suscitato un gran consenso e profonde emozioni, dimostrando ancora una volta l’enorme potere evocativo della Musica per Immagini, in questo caso attraverso gesti, parole e note di due indiscussi Titani del Novecento musicale che hanno segnato indelebilmente la Storia del Cinema mondiale. Il backstage della colonna sonora di Accada quel che accada è solo rintracciabile come contenuto extra del DVD e Bluray del film, invece si spera in una distribuzione italiana in sala del bellissimo documentario su Legrand di cui tratteremo più approfonditamente nella recensione della sua soundtrack uscita in CD e digitale sulle piattaforme canoniche per Decca/Universal.
Martina Carpi e Maria Travia
Maria Travia e Marco Patrignani
EPILOGO
“Il Festival che racconta il Cinema attraverso la Musica” lo ha fatto ancora una volta e, aggiungerei, superandosi. Ciò significa che ci aspettiamo ancora Grandi Cose dalle future edizioni e Noi saremo ancora una volta lì con voi a documentarne ogni giornata, evento, ospite, celebrazione, premio e sorpresa speciale. D’altronde, come diceva Ennio Morricone, geniale testimonianza globale del valore della Film Music e non soltanto: <<La musica deve raccontare ciò che le parole non riescono a dire>>. E la Musica per Immagini ne è l’emblema! Ed il “Roma Film Music Festival” uno dei suoi maggiori portavoce!
Sito ufficiale del “RFMF”
Le foto ufficiali del Festival sono a cura di Flavio Ianniello.
Il mio grazie più sinceramente affettivo e profondo va al Direttore Artistico Marco Patrignani per tutta la sua inarrestabile fiducia nei miei confronti da diversi anni a questa parte e a tutto lo straordinariamente umano gruppo di persone ed eccezionali professionisti che hanno lavorato e partecipato alla quarta edizione del “Roma Film Music Festival”. Ringrazio per la sua preziosa amicizia il fondatore e direttore del “FIMUCITE’ – Tenerife International Film Music Festival”, il compositore e direttore d’orchestra Diego Navarro.
Un lungo abbraccio affettuoso alle Donne del Festival, le incantevoli e dolcissime mogli di Navarro, Wicki e Patrignani, Ana Molowny, Bea e Marie-Joe.
Ringraziamenti speciali alla generosità, cortesia e grande disponibilità del numeroso e preparato staff del Festival: i membri dell’Orchestra Italiana del Cinema, nella figura di Prisca Amori, Carlo Barbalucca (Assistente direzione artistica, Regia Video e contenuti multimediali), Alberto Galvano (regia talk), Giorgia Benedetti e Simona Cocomazzi (Assistenti organizzative), Litza Pariente (Ticketing), Marie Josee Marquet (Hospitality Manager), Lorenzo Ricca (Creative Director, Dopamina), Francesco Cantinelli (Digital Strategist, Dopamina), Francesco Pompeo (Communication Manager, Dopamina), Martina Ciullo (Nice Cream Social Media), Christian Letruria (Backstage “Profondo Rosso in concerto”), Francesco Fagioli (Backstage), Mattia Visco Comandini (Video Projection Operator), Paolo Jacobazzi (Light Designer), Andrea Caranfil (Librarian), Paolo Meloni e Niccolò Vizzotto (Tecinici audio-video), Rocco Messeri (Assistente audio-video), Fiorella Ferrante e Emiliano Palmieri (Account Manager), Agnieszka Gagatek (Guest Coordinator), Claudia Argilli e Laura Galizia (Amministrazione), Michela Rossetti (GDG Press – Ufficio Stampa), Roberto Volpe (Relazioni istituzionali), Claudio Giustini, Dario Amorosi e Aurora Forti (Accoglienza). Non ultimo Fabio Patrignani, esperto sound engineer, insieme alla moglie Eugenia Tamburri, Gavino Prunas e tutto il team dei Forum Studios e i maestri dell’Orchestra Italiana del Cinema.
Ringraziamenti ancorché doverosi a tutti i compositori, registi, musicisti, discografici e amici convenuti nelle giornate del Festival e agli ospiti illustri che hanno reso questa quarta edizione impareggiabile con i loro interventi: Paolo Buonvino, i Mokadelic, le sorelle Virginia e Lorena Brancucci, Claudio Simonetti, Ray Costa, Andy Hill, Sandro Di Stefano, Jeff Beal, Diego Navarro, Stefano Mainetti, Pivio, Ludwig Wicki, Pierluigi Pietroniro, David Hertzog Dessites, Maria Travia Morricone, Anna e Marta del Krakow Film Music Festival
Un grazie come sempre aggiuntivo ai miei amici fraterni Pierluigi Pietroniro (e alla sua cara splendida moglie Ilaria) e a Marco Testoni (e alla sua amata e tenera Lorenza).
