Pillole di Note: Focus sull’etichetta Cam Sugar

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Cam Sugar
La nostra rubrica ‘Pillole di Note’ – ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si differenziano dalle consuete nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile – ancora una volta analizza la mescolanza tra due storiche etichette italo-internazionali.
Rianalizziamo l’etichetta italiana Cam Sugar (https://linktr.ee/camsugar):

Philippe Sarde
Philippe Sarde & Claude Sautet – Romy Schneider, un portrait musical (2024)
Cam Sugar/Decca Records CS 022CD
34 brani – Durata: 76’09”

L’amante (Les choses de la vie, 1970 – 10 tracce), Il commissario Pelissier (Max et les ferrailleurs, 1971 – 7 tracce), E’ simpatico, ma gli romperei il muso (César et Rosalie, 1972 – 9 tracce) e Una donna semplice (Une historie simple, 1978 – 8 tracce) sono i film di Claude Sautet musicati dal sodale Philippe Sarde e narrati in note in questo CD definito “Philippe Sarde & Claude Sautet – Romy Schneider, un portrait musical”, in cui si dà risalto, più che al regista, alla meravigliosa ed intensa protagonista Romy Schneider, una delle attrici francesi più ammirate e amate, non solo in patria, di sempre – in verità Ella nacque Rosemarie Magdalena Albach (Vienna, 23 settembre 1938 – Parigi, 29 maggio 1982), quindi austriaca naturalizzata francese –, che con Sautet instaurò una proficua collaborazione. Proficua anche quella con Sarde, nato a Neuilly-sur-Seine nel 1948, oggi 76enne, con una candidatura agli Oscar per le musiche di Tess (Id., Roman Polanski, 1979) – per il sottoscritto una delle sue composizioni più toccanti e armoniose in carriera –, nove nomination ed una vittoria ai César (gli Oscar francesi), un World Soundtrack Award alla carriera e tanti altri riconoscimenti, attivo dal 1970 sino al 2023 con oltre 200 colonne sonore in curriculum e lavori per Marco Ferreri, altro legame importante, Lautner, Polanski, Deferre, Tavernier, Bresson, Vadim, Annaud, Costa-Gravas, Tèchiné, etc. etc. etc. Sarde, insieme a Legrand, Lai, Jarre, Cosma, Bolling e Delerue è da considerarsi uno dei maggiori compositori dell’Ottava Arte della Francia, ma non soltanto; e proprio con Claude Sautet ha esordito nel 1970 con L’amante che apre questo album – <<…il film che impose l’arte di Sautet, straordinario nel trattare un argomento abusato come un triangolo amoroso con delicatezza e sensibilità…>> come ebbe a scriverne Mereghetti nel suo dizionario – essendo un compositore, nelle parole di Ermanno Comuzio nel suo dizionario ragionato “Colonna Sonora”, <<Molto attento alle esigenze drammaturgiche dell’azione, utilizzando il tematismo e la melodia tradizionale, ma inserendoli più che altro in una struttura armonica del tutto moderna>>. Per il regista e sceneggiatore Sautet (Montrouge, 23 febbraio 1924 – Parigi, 22 luglio 2000) (nel booklet una sua intervista) ha scritto le musiche per dieci pellicole, di cui quattro tra le loro più notevoli sono rappresentate qui, insieme alla voce tenue e seducente della Schneider, affiancata dall’altro monumento del Cinema francese, Michel Piccoli, in apertura del CD nell'avvenentissimo leitmotiv (“La chanson d’Hélène”) che riscosse in Francia, all’epoca dell’uscita in sala, un enorme successo, superante perfino quello del film stesso, L’amante. Arrangiate e dirette dal fidato Hubert Rostaing, le colonne sonore, qui restituite, di Sarde sanno destreggiarsi tra gozzovigliante ironia sfottente (“Le Cortège et la course” in César et Rosalie ne è un esempio solennemente straniante), qualche vena morriconiana (gli archi seducenti di “La lettre de Rosalie” in César et Rosalie con la voce recitante svenevole della Schneider da brivido lungo la pelle) e melodiose aree classiche (“Une historie simple (générique début)”, “Prélude à l’accident”) e Parisien dallo stupore tematico subito avvolgente (“Les choses de la vie (générique)” sopra tutte). 4 film totalmente differenti per trama e recitazione ma accomunati da una musicalità leitmotivica di gran classe ed espressività narrativa fuori e dentro le sequenze. Nota a margine: in un tedesco mai così suadente canticchia la Schneider in “Lily et Max”, altro tema melodrammatico eppure teso e marciante da Max et les ferrailleurs.
Piero Piccioni
Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)
Cam Sugar Heritage Collection – CS HC03CD
23 brani – Durata: 64’24”

Per assurgere (e restare ancora oggi invariato) a titolo di Cult questo Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto ebbe la congiunzione astrale fortunosa di quella cinica irriverenza comica (in specie nell’inventarsi lunghi titoloni sarcasticamente tortuosi) di Lina Wertmüller alla regia, al soggetto e alla sceneggiatura, della formidabile e unica coppia di attori Mariangela Melato e Giancarlo Giannini (che botte da orbi…fisiche e verbali!) e delle illuminate e illuminanti musiche di Piero Piccioni tra ballabile e tradizionale mediterraneo, con molto altro ancora sul pentagramma (una delle più ispirate e sensazionali score nella carriera del compositore, torinese di nascita e romano d’adozione). Rispetto all’edizione integrale del 2012 su etichetta Beat Records, contenente 28 tracce, questa nuovissima ne riporta 23, però ciò che la rende preziosa, a parte l’indiscutibile bellezza compositiva, tematicamente variegata ed eccellente performativamente, come sempre accadde in Piccioni, circondato da straordinari esecutori di pregevole qualità (vedi in questo caso la direzione di Berto Pisano e gli assoli vocali della recentemente scomparsa Nora Orlandi, di cui vi invitiamo a leggere il nostro Addio), è il libretto con disamina di Lorenzo Ottone, ahimè solo in inglese, e una quantità di foto di scena, spartiti, qualche critica dell’epoca, una lettera dell’etichetta alla regista, music sheet originali e interessanti documenti ministeriali vari, il tutto per la gioia di cinefili e ingordi collezionisti di colonne sonore. Lina Wertmüller e Piero Piccioni collaborarono altre volte insieme ma questo zenith artistico è ancora oggi insuperabile, perché il Maestro le regalò un leitmotiv portante tra il disincanto romanticheggiante e la spavalderia sudamericana – pur sempre di storia d’amore di lotta di classe tra Nord e Sud si parla grottescamente (ve lo ricordate il classico epiteto “Bottana industriale”?) – che si ascolta, primeggiando, anche variato più volte, nell’iniziale “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”; poi sinfonismi debussyani, coloriture ritmiche ispanico/sudamericane dai vocalismi preminenti sexy o esotici e mediterranei: si ascoltino, seppur ogni traccia è una goduria sonora, “Andante improvviso”, “Turquoise”, “Spirale d’amore” e tutte le loro ingegnose variazioni.
