Ci ha lasciati la compositrice Nora Orlandi

Addio Nora Orlandi
Il 31 dicembre 2024 ci ha lasciati all’età di 91 anni la compositrice Nora Orlandi, colei da considerarsi la prima concreta e riconosciuta autrice di musica applicata alle immagini nel nostro Paese per molti anni a venire. La Orlandi, nota anche con lo pseudonimo di Joan Christian o Jan Cristiane, nata a Voghera il 28 giugno del 1933, si è spenta nella casa di riposo romana in cui soggiornava da tempo, e la notizia della sua dipartita è stata data attraverso i canali social dalla figlia Cristina e dalla giornalista della Rai, Barbara Carfagna, che quand’era bimba incise con la compositrice e i suoi mitici 4+4 di Nora Orlandi – coro da Lei fondato negli anni Sessanta con diversi membri succedutesi tra cui anche Marco Ferradini, Santino Rocchetti e Silvia Annichiarico – la canzone “Viva la Rai” di Renato Zero.




Tra le sue colonne sonore più celeberrime e maggiormente compiute, sono da ascoltare e (ri)scoprire la dolcemente ed eroticamente lounge/beat Swinging London score per Il dolce corpo di Deborah, in cui canta la sorella Paola Orlandi, per un sexy-thriller del 1968 diretto da Romolo Guerrieri con Jean Sorel e Carrol Baker, il giallo sexy psicologico di Sergio Martino del 1971 Lo strano vizio della signora Wardh con Edwige Fenech e George Hilton, in cui il leitmotiv “Dies Irae” viene utilizzato da Quentin Tarantino nel suo cult Kill Bill vol. 2. E’ stata molto attiva nei generi prettamente frequentati dalla controparte maschile dell’epoca, ovvero gli spaghetti western Johnny Yuma (Romolo Guerrieri, 1966) – con tale partitura ottenne il Premio del Critica per la miglior colonna sonora western –, La morte non conta i dollari (Riccardo Freda, 1967), 10.000 dollari per un massacro (Romolo Guerrieri, 1967), La lunga notte di Tombstone (Jaime Jesus Balcazar, 1967), Per 100.000 dollari t’ammazzo (Giovanni Fago, 1967), Clint il solitario (Alfonso Balcazar, 1968), Uno sceriffo tutto doro (Osvaldo Civirani, 1967), La preda e l’avvoltoio (Rafael Romero Merchant, 1972); lo spionistico L’affare Beckett (Osvaldo Civirani, 1966), il thriller erotico A doppia faccia (Riccardo Freda, 1969), i drammatici Non vogliamo morire (Oreste Paolella, 1953), suo esordio al cinema, anche come attrice in un piccolo ruolo, Il nostro campione (Vittorio Duse, 1955) e Il diario proibito di Fanny (Sergio Pastore, 1968).


La Orlandi si diplomò al Conservatorio Nicolò Paganini di Genova in composizione, canto e armonia e nel 1951 entrò a far parte, in qualità di violinista, dell’Orchestra della Rai, da lì in poi iniziando a suonare con vari grandi Maestri (vedi Lelio Luttazzi, Bruno Canfora, Pippo Barzizza, etc.), e altrettante importanti compagini italiche, esibendosi anche nel canto e nel pianoforte, incominciando a scrivere canzoni di suo pugno sia per Lei che per noti cantanti, quali – dapprima con il coro 2+2 e successivamente con i più famosi 4+4 – tra i tanti, Adriano Celentano, Bobby Solo, Domenico Modugno, Gianni Morandi, Mina, Gino Paoli, Little Tony, Lucio Dalla, Mia Martini e Lucio Battisti. Collaborò anche da solista o con il suo Coro a molte colonne sonore di suoi colleghi, quali Nico Fidenco, Armando Trovajoli, Stelvio Cipriani e Robby Poitevin.

Durante la prima metà degli anni ’80 si ritirò dalla composizione e dai lavori con il suo coro, che sciolse proprio in quegli anni, per dedicarsi completamente all’insegnamento del canto ed altre discipline musicali, scrivendo il rilevante libro “Metodo di canto moderno”, ancora oggi un must per colleghi e allievi cantanti. Negli ultimi anni, prima di ritirarsi del tutto, ebbe il ruolo di insegnante di canto per la fase iniziale della seconda edizione del popolare programma televisivo Amici di Maria De Filippi su Canale 5. Nel 2016 raggiungemmo Nora Orlandi nella sua casa romana per intervistarla e si dimostrò cordialmente gentile e prodiga di aneddoti sulla sua attività di compositrice per il Cinema: a questo link potete leggere una delle sue ultime chiacchierate rilasciate al nostro Paolo Eustachi.


