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01 Dic2024

Joker: Folie à Deux

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover joker 2 folieAA.VV.
Joker: Folie à Deux (Id. – 2024)
Watertower/Interscope
16 brani – Durata: 41’27”

Joker del 2019 fu un’epopea violentemente compatta di risvolti psicologici, fisici e sanguinari, una discesa (che poi era in verità un’ascesa per il protagonista) verso consapevoli inferi mentali più che terreni (o meglio ancora ultraterreni) di colui che diventerà a tutti gli effetti il Nemico N° 1 di Batman e di Gotham City, in un film che fu l’ungi dall’essere un cinecomic come ben intendiamo, bensì un melodramma oniricamente superbo e disturbante. Il film ottenne una miriade di riconoscimenti e vinse due premi Oscar su 11 nomination: la violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir quello per la migliore colonna sonora (22 le vittorie totali in svariati premi di settore per questo suo score all’epoca) e Joaquin Phoenix quello strameritato come miglior attore protagonista. La Guðnadóttir per Joker: Folie à Deux si è accaparrata il Soundtrack Stars Award all’ultimo Festival del Cinema di Venezia e in questo 33 giri, ivi recensito, è presente solamente con un estratto evocativamente impercettibile sullo sfondo iniziale del brano “Folie à Deux” scritto ed eseguito da Lady Gaga, molto rotiano nella sua giostra melodica trasognata. Della compositrice islandese e del suo contributo a questo sequel è uscito l’album digitale con 19 tracce: un martellante, soffocante, straziante, meditabondo incubo sonoro in levare nel quale prevale, logicamente, il cello.
Tornando a gran voce su Joker: Folie à Deux, prima di parlare di questo vinile colorato di rosso, nominabile come cover compilation più che come OST del film, diciamo innanzitutto che il sequel è noioso, borioso, insostenibile. Ogni minuto sembra un’eternità e, almeno per chi vi scrive che non l’ha sopportato dalla prima all’ultima inquadratura, non si vede l’ora che termini il martirio visivo/sonoro e si possa tornare nella propria comodità casalinga. Codesto film è un tripudio, torno a ribadire, alla Noia e alla Boria dei protagonisti, del regista e degli sceneggiatori, in cui a salvarsi sono solo i grandi classici della canzone di un dì, anche se purtroppo in taluni casi cantati da Joaquin Phoenix, di cui salta palesemente all’orecchio e all’occhio la svogliatezza recitativa e performativa canora.
Nota a margine: visto in lingua originale e un buon 80% dei dialoghi sarà comprensibile agli attori e alle comparse che li hanno recitati, dato che si mangiano le parole peggio della peggiore presa diretta di un film di casa nostra in dialetto ma anche in italico linguaggio.
Per quel che concerne la pubblicazione dell’LP di questo seguito spacciato per Musical che poi un vero Musical non è, curatissimo dal punto di vista dei monumentali arrangiamenti (la sostanziosa compagine The Hollywood Orchestra sotto l’egida di uno stuolo di arrangiatori e orchestratori, tra cui campeggiano David Campbell, Nick Urata e Jeff Atmajian) e delle performance vocali, di cui sostano incisivamente nella mente quelle di Lady Gaga – a Phoenix concedo un voto positivo soltanto per la performance sofferta, piangente e sincera di “If You Go Away” scritta da Jacques Brel con testi in inglese di Rod McKuen, ossia la celeberrima “Ne me quitte pas” degli anni ’50 – di cui questa soundtrack, come la pellicola stessa, rappresenta a conti fatti un nuovo album e un film per sfoggiare soprattutto le sue immense doti canore ed anche quelle sfacciatamente onorevoli recitative (mai ai livelli di quel gioiellino commovente e inteso che fu A Star Is Born del 2018).
A Nick Cave il picco qualitativo dell’intera colonna musicale nell’evergreen di Burt Bacharach e Hal David “What the World Needs Now Is Love” all’interno del brano dapprima strumentale, che apre l’album, “Slap That Bass/Get Happy/What the World Needs Now Is Love”, i cui i due pezzi iniziali sono classici di George & Ira Gershwin dal film Voglio danzare con te (Shall We Dance, 1937) con Fred Astaire e Ginger Rigers e di Harold Arlen e Ted Koehler da L’allegra fattoria (Summer Stock, 1950) con Judy Garland e Gene Kelly.
Le restanti canzoni si alternano tra Lady Gaga e Joaquin Phoenix, insieme o in solitaria nelle famose Hit Songs quali, a parte la summenzionata originale odierna “Folie à Deux”, “For Once in My Life” di Ron Miller e Olrlando Murden, cantata da Stevie Wonder nel 1968; “If My Friends Could See Me Now” con musica di Cy Coleman e liriche di Dorothy Fields per il musical Sweet Charity - Una ragazza che voleva essere amata con Shirley MacLaine del 1969; “Bewitched” di Lorenz Hart e Richard Rogers dal musical Pal Joey, che debuttò a Broadway nel 1940; “That’s Entertainment” di Howard Dietz e Arthur Schwartz dal musical Spettacolo di varietà (The Band Wagon, 1953) con Fred Astaire e Cyd Charisse; “When You’re Smiling (The Whole World Smiles With You)” di Mark Fisher, Joe Goodwin e Larry Shay del 1928, divenuta un classico jazz; “To Love Somebody” di Barry e Robin Gibb (Bee Gees) pubblicata nel 1967; “(They Long To Be) Close To You” di Burt Bacharach e Hal David del 1963; “The Joker” di Leslie Bricusse e Anthony Newley per il musical di Broadway The Roar of the Greasepaint – The Smell of the Crowd del 1964; “Gonna Build A Mountain” sempre di Leslie Bricusse e Anthony Newley del 1961, ripresa più avanti; “I’ve Got The World On A String” di Harold Arlen e Ted Koehler, altro notissimo brano jazz del 1932 con migliaia di cover nel suo carnet; “That’s Life” di Dean Kay e Kelly Gordon del 1963, cavallo di battaglia di Frank Sinatra; “True Love Will Find You in the End” di Daniel Johnston del 1984.   

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Daniela Bocconi

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