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26 Mar2023

Reportage del concerto “American Standard” dell’Ensemble Duomo

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

Melodiosamente sofisticato e Americano
Reportage del concerto “American Standard” dell’Ensemble Duomo presso il Teatro Filodrammatici di Milano il 26 marzo 2023

Siamo affezionati al quintetto dell’Ensemble Duomo, che abbiamo recensito più e più volte in riferimento ai loro numerosissimi concerti di musica applicata alle immagini sempre eseguiti nella raccolta e conviviale, nonché storicamente fondamentale, cornice del Teatro Filodrammatici milanese. Anche questa volta, per il concerto domenicale di chiusura stagione 2023 (dal 15 gennaio al 26 marzo), omaggiante il repertorio del musical e delle colonne sonore Made in USA di colonne portanti della composizione indimenticabilmente elegante e iconicamente inarrivabile di un glorioso passato che ha segnato non solo un’Epoca, perfino la Musica rendendola Grande, ovvero Leonard Bernstein, Henry Mancini, George Gershwin e Glenn Miller – più un fuori programma richiesto a gran voce come bis da un folto pubblico ammaliato dalle varie performance, ossia “El Tango de Roxanne” tratto dal film musicale Moulin Rouge! di Baz Luhrmann del 2001 –.

L’Ensemble Duomo che vede, come ben sa chi ci legge da tempo, alla chitarra Roberto Porroni, il creatore della formazione e colui che realizza le sempre ammirevoli e fantasiose rielaborazioni delle partiture eseguite, al violino Germana Porcu, al flauto Pier Filippo Barbano, alla viola Antonio Leofreddi e al violoncello Marcella Schiavelli, ha performato con la solita accuratissima sintonia d’insieme, con il loro frequente divertissement interpretativo e un particolareggiato virtuosismo che sa coinvolgere e affettuosamente incantare chi li ascolta (anche stavolta un numeroso pubblico attentissimo, colto e rispettoso), una sequela di medley, iniziando da West Side Story – le tracce “Maria”, “I Feel Pretty”, “Somewhere”, “Tonight”, “One Hand One Heart” e “America”, quest’ultimo tema brillantemente riconsegnato ancor più brillante e spintamente frivolo dai cinque musicisti, come d’altronde tutti i leitmotiv di questo capolavoro di Broadway di Leonard Bernstein su liriche di Stephen Sondheim, divenuto film ben due volte, nel cult del 1961 e nel prezioso e innovativo 2021 per mano di Steven Spielberg –; poi la “Cinema Suite” rappresentante alcuni dei magnifici gioielli pentagrammati di Henry Mancini, il padre della commedia sofisticata americana in musica, tratti da Due per la strada (Stanley Donen, 1967), Sciarada (Stanley Donen, 1963), I giorni del vino e delle rose (Blake Edwards, 1962), Colazione da Tiffany con la sua canzone delle canzoni d’amore “Moon River” (Blake Edwards, 1961), Hatari! (Howard Hawks, 1962) e ovviamente l’imprescindibile La pantera rosa (Blake Edwards, 1963) – superbamente lievi, più enfaticamente sospese e aperte le performance di arrangiamenti affascinanti in Charade e “Moon River” che hanno compiaciuto non poco gli astanti e chi vi scrive –; George Gershwin giunge sul palco con il master pièce Porgy and Bess attraverso le celeberrime due canzoni “Summertime” e “It ain’t Necessarily So”, riportate con un piglio esecutivo assai convincente e trascinante; e si è chiuso con un dovuto medley di Glenn Miller – sappiate che, nemmeno a farlo apposta, il compositore italoamericano Mancini scrisse la colonna sonora del film La storia di Glenn Miller (The Glenn Miller Story) del 1954 diretto da Anthony Mann, in cui si narra la vita del trombonista e direttore d’orchestra che fece apprendere lo swing al grande pubblico di tutto il mondo, scomparso a soli 40 anni in un tragico incidente aereo sul Canale della Manica il 15 dicembre 1944 durante il suo servizio militare – suonando le mitiche “Moonlight Serenade”, da lui composta, e “In The Mood” scritta invero da Joe Garland ma resa strafamosa proprio da Miller.
Un concerto che, come accade ogniqualvolta si sente l’Ensemble Duomo esibirsi, sa offrire quasi due ore di una sensazione di riappropriamento di quelle note che consapevolmente e inconsciamente ci hanno accompagnato sin da bambini nel nostro percorso di vita privata e professionale rendendoci più liberi, appagati e amati. Quindi grazie Roberto, Germana, Marcella, Pier Filippo e Antonio…ancora una volta e alla prossima occasione di rivederci in compagnia delle interpretazioni e rielaborazioni piacevolmente Vostre della grande Musica di ieri e di oggi.    

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Daniela Bocconi

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