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09 Mar2023

Reportage dal Festival del Cinema di Berlino 2023

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

Curiosità musicali dalla Berlinale 2023

La 73^ edizione della Berlinale ha avuto un suo momento culminante nell’assegnazione dell’Orso d’Oro alla carriera al regista Steven Spielberg. Con un’articolata selezione di suoi lavori si sono potuti rivivere straordinari momenti musicali creati dal suo fedele compositore John Williams. Nella selezione della retrospettiva figurava anche il suo ultimo film, The Fabelmans ma è stata una vera goduria poter rivivere Jaws o E.T., pietre miliari visive oltre che musicali. Purtroppo mancavano The Terminal e Jurassic Park, due lavori notevoli accompagnati da raffinatissime scritture musicali, sempre firmate da John Willimas. Fra i fedeli collaboratori di Steven Spielberg vorremmo ricordare Janusz Kamiński, mitico direttore della fotografia che continua sempre a trasmetterti immagini coinvolgenti.

roter himmel foto berlinale 2023

Fra le pellicole in concorso, il film che più ci ha colpito è stato Roter Himmel di Christian Petzold, Gran Premio della Giuria Orso d’Argento, che realizza una suggestiva simbiosi fra commedia romantica e dramma per una metafora del confronto dialettico fra vuota futilità quotidiana e angoscianti minacce all’equilibrio del pianeta. Quattro giovani amici soggiornano in una villa sul Mar Baltico. Il tempo scorre fra conflitti di carattere e aspirazioni individuali molto diverse: da l’impacciato Leon, scrittore in crisi creativa al superficiale fotografo Felix, dall’avvenente bagnino David all’evanescente Nadja si sviluppa un turbinio di passioni e tensioni, mentre il soggiorno marino è minacciato da un devastante incendio che affligge la circostante foresta, colora di rosso il cielo (da cui il titolo: Roter Himmel) e conduce a un drammatico epilogo. La musica è inserita in modo spartano ed è dominata dalla hit “In My Mind” eseguita dalla band austriaca Wallners. Afferma al riguardo il regista tedesco di amare la musica a tal punto che nel cinema spesso preferisce lasciarla da parte…

Elegante e raffinato, anche se alquanto convenzionale, il nuovo lavoro di Margarethe von Trotta Ingeborg Bachmann. Reise in die Wueste. Il film tratteggia la travagliata vita sentimentale della poetessa tedesca, in particolare il suo rapporto con lo scrittore svizzero Max Frisch, i suoi numerosi spostamenti fra Francia, Svizzera, Italia, Egitto e Sudan, i suoi rapporti con Giuseppe Ungaretti e con Adolf Apel, scrittore, sceneggiatore e giornalista. Di grande interesse anche i suoi stretti legami a Roma con il compositore Hans Werner Henze con cui ha collaborato nella stesura del libretto dell’opera ‘Il Principe di Homburg’ ispirato all’omonimo dramma di Heinrich von Kleist. Dopo Anna Harendt (2012) la von Trotta affida di nuovo la musica al compositore svizzero André Mergenthaler, il quale costruisce un coinvolgente affresco sonoro, fortemente lirico ed espressivo, dominato dalle struggenti figure del violoncello e montato in soddisfacente equilibrio e simbiosi con le immagini.

Accenti barocchi tratti da Monteverdi, Pergolesi e Vivaldi percorrono il film Music dell’interessantissima regista tedesca Angela Schanelec che elabora un linguaggio fortemente essenziale, austero, spigoloso e radicale. Evoca Bresson ma con le sue lunghe inquadrature a volte anche Tarkovskij nell’affascinante trasposizione moderna del dramma sofocleo di Edipo, in una trama che si muove dalle spiagge greche ai laghi berlinesi partendo dagli anni ottanta fino ai nostri giorni. Al film della Schanelec è andato l’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura.

Dalla sezione Encounters segnaliamo The Cage is Looking for a Bird della regista russa Malika Musaeva allieva di Aleksandr Sokurov, co-produttore del lavoro. Primo film assoluto in lingua cecena, rappresenta il dramma esistenziale di Yakha, una giovane ragazza di un villaggio ceceno che deve confrontarsi con ottuse soffocanti barriere che si presentano nel suo cammino di autodeterminazione. La musica di Murat Kabardokov, autore anche delle colonne sonore di Fairytale (2022) e Francofonia (2015) di Sokurov, appare in un percorso introspettivo avvolto in raccolta rarefazione sonora che esprime il sentimento e accompagna la complessa e drammatica parabola della protagonista.

white plastic sky

Sempre dalla sezione Encounters, nato da una coproduzione fra Salto Films (HU) e Artichoke (SK) White Plastik Sky, splendido film d’animazione ungherese firmato da Tibor Benoczki e Sarolta Szabò dal carattere profondamente distopico e romantico. Le suggestive immagini realizzate in geniale blending di modelli 3D e rotoscoping manuale vengono accompagnate dalle note delle coinvolgenti musiche composte da Christopher White, sicuramente la più bella OST ascoltata alla 73^ edizione della Berlinale. Magistralmente montata, con le sue volte espressive dilatate e un’avvolgente rarefazione timbrica, la scrittura di Chris White esalta la forza narrativa del film nel suo vertiginoso fervore visionario e nella sua potente carica metafisica. Con il suo taglio marcatamente sinfonico la partitura si associa in perfetto equilibrio al decorso delle angoscianti immagini per assumere una rilevante funzione protagonistica.

berlin symphonie

Berlino è un vero mito culturale e sa offrire sempre programmi e iniziative di eccelsa portata artistica e intellettuale. In mancanza dell’abituale film-concerto nell’ambito della Berlinale – in genere un film muto con accompagnamento orchestrale – la metropoli tedesca ha saputo proporre suggestioni musicali di straordinario interesse che hanno offerto alla manifestazione cinematografica un quadro di imponente e suggestiva integrazione artistica. Innanzitutto il Kino Babylon, cinema di rilevante importanza storica della città dove è conservato e impiegato nella sua collocazione originaria il Kino-Orgel, organo da cinema, costruito dalla ditta Philips con sede a Frankfurt am Main nel 1929. La sua tastiera è costituita da due manuali, un pedale, tremolo, 100 registri, 4 libere combinazioni, 8 pistoni, Schwellwerk, quattro libere combinazioni. La struttura strumentale presenta 66 registri su 913 canne d’organo, 280 registri a lingua, 137 parti sonore e 34 effetti, rumori che si rendono necessari nell’accompagnamento di un film muto. Negli anni dal 2005 al 2008 lo strumento è stato sottoposto a revisione, ricondizionamento e restauro in tutte le sue parti dall’artigiano organista berlinese Hans Joachim Eichberg.
Un avvenimento di grande importanza è stata poi la costituzione nel 2019 della Babylon Orchester Berlin, una formazione di 35 elementi adibita ad accompagnare dal vivo i grandi titoli del cinema muto. Fra i vari titoli proposti nel periodo della Berlinale in data 20 e 22 febbraio figuravano anche due capolavori del cinema tedesco quali Berlin. Die Symphonie der Grossstadt (1927) di Walter Ruttmann e Metropolis (1927) di Fritz Lang. Di grande interesse un paragone ravvicinato dei due compositori Edmund Meisel (1894 - 1930) e Gottfried Huppertz (1887 – 1937) che hanno firmato le rispettive colonne sonore. Il linguaggio di Huppertz presenta un solenne carattere postromantico, dagli accenti straussiani e dalla concezione architettonica leitmotivica wagneriana mentre quello di Meisel è più avanguardista, spigoloso, anti-romantico, orientato verso la nuova oggettività di Hindemith, al jazz e alla ritmica motorica e percussiva. Lo ricordiamo anche come autore della partitura composta per la versione tedesca del celebre film sovietico La Corazzata Potëmkin di Sergej Ėjzenštejn. Il Kino-Orgel del cinema Babylon si rivela uno strumento fondamentale nell’esecuzione di Metropolis e perfettamente integrandosi con l’orchestra guidata da Ben Palmer contribuisce alla stimolante rappresentazione dell’opulenta immagine sonora concepita originariamente da Gottfried Huppertz per un effettivo strumentale che prevede oltre cento elementi, difficile da accogliere nella fossa orchestrale di un cinema. La Babylon Orchester Berlin ha poi espresso il suo suono morbido e le sue capacità virtuosistiche accompagnando in perfetto sincronismo con la direzione di George Morton le frenetiche immagini della grande città e della sua vita nel decorso di un’intera giornata. Ambedue le esecuzioni sono state festosamente accolte da un pubblico traboccante, attento e appassionato di grande cinema e della settima arte.



Contemporaneamente alla Berlinale si svolgeva poi l’interessantissima rassegna ‘Biennale der Berliner Philharmoniker’ dedicata in massima parte al compositore ungherese naturalizzato austriaco György Ligeti (1923 – 2006).
Fra Ligeti e il grande schermo esiste un forte legame, forse suo malgrado. Infatti non è autore di OST ma un musicista il cui linguaggio ha affascinato molti registi che hanno inserito suoi brani nei loro lavori. A cominciare da Stanley Kubrick che a sua insaputa ha utilizzato “Atmosphères” ,”Requiem” e “Lux Eterna” nel suo film cult 2001 Odissea nello spazio. Questo dopo aver dichiarato inadeguata la scrittura commissionata ad Alex North, che alla prima del film si è dovuto rendere conto della sconcertante estromissione... Anche altri registi sono rimasti affascinati dal suo linguaggio basato su un tessuto micropolifonico che trasmette l’impressione di un infinito flusso di agglomerati sonori che si muove su stratificazioni, aggregazioni e decomposizioni. Fra questi menzioniamo Michael Mann con Heat (“Concerto per violoncello”) e Martin Scorsese con Shutter Island (“Lontano”).



Un trionfale successo di pubblico ha segnato in data 18 febbraio l’esecuzione del suo “Requiem” con i Berliner Philharmoniker e il Rundfunkchor Berlin diretti da Mathias Pintscher, apprezzatissimo compositore contemporaneo oltre che direttore d’orchestra. Nelle loro mani la partitura di Ligeti viene rappresentata nella sua totale lacerante forza espressiva e drammatica, derivante dal forte influsso sul compositore delle immagini apocalittiche dei dipinti di Pietro Bruguel il vecchio e Hieronymus Bosch.
Nella sua composizione Ligeti non segue la struttura originale in 15 parti ma la limita a solo 4 movimenti: “Introitus” – “Kyrie” – “De Die Judicii Sequentia” – “Lacrimosa”. Davvero affascinante l’avvolgente polifonia del “Kyrie” che si trasforma in un movimento a 20 voci che richiama il mottetto bachiano a 8 voci “Singet dem Herren ein neues Lied”.
L’esecuzione del “Requiem” è stata preceduta dalla singolarissima “Musique pour les soupeurs du Roi Ubu” di Bernd Alois Zimmermann (1923 – 2006) e dalla splendido “Rhapsody-Concerto”  per viola e orchestra del compositore boemo Bohuslav Martinu (1890 -1959) con Amihai Grosz apprezzatissimo solista.

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Daniela Bocconi

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