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  • Il Film Concerto di Psycho con i fendenti di Bernard Herrmann
13 Mar2023

Il Film Concerto di Psycho con i fendenti di Bernard Herrmann

Scritto da Dimitri Riccio. Pubblicato in Reportage

Psycho di Bernard Herrmann
Reportage del cineconcerto del film cult di Alfred Hitchcock eseguito sabato 11 marzo 2023 presso l’Auditorium di Milano

C’è un momento ben preciso nel quale il timido Norman Bates decide che Marion Crane non potrà essere la donna con la quale condividere nulla. Si tormenta il nostro durante la conversazione nel salottino del suo ufficio con l’avvenente, dubbiosa e pentita Miss Crane. La desidera e molto, e spera per qualche istante che lei possa essere la donna della sua vita, la compagna desiderata, in barba alla possessiva madre.
Quando però parlando proprio della madre di lui, la giovane platinata si permette di consigliare di fare ricoverare la vecchia in un ospizio o peggio in manicomio, Bates decide che la donna deve sparire.

La condanna a morte della povera vittima viene vergata in quell’istante e suggellata dalla portentosa, definitiva partitura del più grande dei grandi: Bernard Herrmann.
L’ingresso musicale del tema della madre di Norman, o della sua follia se preferite, opera una cesura totale col dispositivo musicale fin lì ascoltato nella pellicola e sabato sera il bravo Anthony Gabriele e la compagine dell’Orchestra Sinfonica giovanile di Milano hanno colto quell’appuntamento fondamentale con una precisione e un piglio da lasciare a bocca aperta.
Fino a quel momento la partitura herrmanniana si trastulla genialmente con il thriller e la suspence, con i disegni rapsodici degli archi nelle mille variazioni dei Titoli di Testa.
Dopo quel terrificante inciso di tre sole note però Herrmann passa all’orrore puro.

Il tema della fuga di Marion, o dei Titoli, scompare con lei e così i brani meditabondi e insinuanti, tentatori e striscianti si eclissano a favore di strappi improvvisi e doloranti degli archi, paradigmaticamente rappresentati dal momento musicale più famoso della partitura, e forse della storia della musica per cinema: gli allucinanti, violentissimi strappi della scena della doccia.
Qui Herrmann inventa un suono per un rumore che non esiste, un coltello che fende la carne, in un’onomatopea strumentale che non ha rivali nella storia della musica, e giustamente il genio si fa storia.

Bravi, bravi e bravi ancora i giovani dell’orchestra e il loro direttore a guidarli/ci attraverso questo monumento di apparente semplicità nella sua corrusca e lineare monocromia che invece è la rappresentazione esistenziale in musica del senso del vuoto totale, del vide dans le vide che pervade i personaggi della pellicola hitchcockiana. Tutte marionette alla ricerca di un proprio effimero ma essenziale piacere e tutti predestinati solo al dolore e alla morte come ben ci preannuncia e sottolinea il capolavoro herrmanniano per l’intera durata della pellicola nella più disperata e pessimista opera del cineasta per eccellenza.
E mai come l’altra sera, con un’orchestra viva e palpitante nel suo encomiabile entusiasmo artistico, ci era parso di cogliere i molti aspetti sottesi dal grande Hitch nel suo penultimo film di valore assoluto.



Infatti con Gli Uccelli il nostro chiuderà definitivamente ogni porta all’ottimismo concludendo in pratica la sua carriera con un film su un mondo senza nessuna speranza dove persino la musica non ha più senso di esistere. Herrmann non avrà più nulla da sottolineare psicologicamente di un’umanità ormai alla fine, inutile, dopo l’orazione funebre del mondo in bianco e nero di Psycho. Hitchcock gli chiederà di orchestrare e costruire gli stridii e le grida da fine del mondo degli uccelli del giorno del giudizio. E Herrmann contribuirà in maniera essenziale con quei rumori che sono una vera e propria partitura all’ultimo grande film di Sir Alfred. Dopo non ci sarà più nulla o quasi: Hitchcock si separerà malamente da Herrmann ed entrambi finiranno malinconicamente la loro carriera in cerca, soprattutto Hitch, di qualcosa da dire ancora al suo pubblico. Vanamente. Herrmann si illuderà con il Taxi Driver di Scorsese di poter fare il suo grande ritorno a Hollywood vendicato da una nuova generazione di cineasti: morirà il giorno in cui finirà di registrare la partitura.
Non un attimo è andato sprecato nell’esecuzione precisa e stupefacente che il maestro Gabriele ci ha regalato l’altra sera, non un appuntamento con il filmico è stato mancato. Le sottigliezze della partitura del grande Herrmann sono state tutte rese in filigrana e alcuni aspetti persino approfonditi nonostante l’urgenza della tirannia del tempo preciso e implacabile della pellicola proiettata.
I giovani ragazzi dell’orchestra si sono comportati come consumati esecutori con anni di carriera alle spalle, non facendo mai mancare concentrazione e passione e amore all’arte di questo vero genio della storia della musica.
Applausi meritatissimi da una platea stracolma e rapita per tutta la durata del concerto.
E allora bravi, bravi e bravi ancora e vi prego, dateci altre serate come questa.

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Daniela Bocconi

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