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02 Mar2023

Reportage del musical Priscilla La regina del deserto

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto priscilla musical 1

Le Drag Queen sono tornate a sfavillare!
Reportage del musical Priscilla La regina del deserto presso il TAM Teatro degli Arcimboldi dall’1 al 26 marzo 2023   

Cosa accomuna Ennio Morricone, Burt Bacharach, Giorgio Moroder, Pet Shop Boys, The Weather Girls, Gloria Gaynor, Madonna, CeCe Peniston, Earth, Wind & Fire e The Emotions, Cyndi Lauper, Giuseppe Verdi e Tina Turner? La brillante euforia del musical en travesti Priscilla La regina del deserto. Il musical dei record torna sul palcoscenico lombardo del TAM Teatro degli Arcimboldi per celebrare i suoi 10 anni di strepitosi successi. Tratto dal film omonimo del 1994 con Hugo Weaving (il cattivo Agente Smith della trilogia di Matrix – il quarto film non lo considero nemmeno!), Guy Pearce (Leonard in Memento e Ed Exley in L.A. Confidential) e Terence Stamp (il Generale Zod di Superman II), diretti da Stephan Elliott, con il titolo originale The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert, che all’epoca si aggiudicò un Oscar per i Migliori costumi, due Bafta ed altri vari premi e nomination, assurgendo a pellicola cult fin da subito. La trama parla di due drag queen (Tick/Mitzi e Adam/Felicia) e una donna transgender (Ralph/Bernadette) che attraversano il deserto australiano, partendo da Sydney per Alice con un autobus dapprima grigio metallizzato e dopo rosa chic, denominato da Felicia “Priscilla, la regina del deserto”, per esibirsi nel loro inconfondibile e spumeggiante spettacolo di cabaret; in realtà Tick/Mitzi, senza dire nulla alle compagne d’avventura, dovrà incontrare il figlio piccolo ad Alice, che teme lo giudicherà malevolmente per il suo stravagante lavoro e stile di vita, che non vede da molti anni ma che la madre desidera a tutti i costi fargli ritrovare. Come potrete ben immaginare, a questo trio mal assortito ma dalle dinamiche ultra sfavillanti e a tratti tenerissime, tra battute cinicamente taglienti e volgari, litigi furiosi e riappacificazioni mielose, ne accadrà di ogni, restando sempre impeccabilmente le meravigliose artiste Drag Queen che sono fin nel DNA.

foto priscilla musical 2

Il musical ripercorre pari pari la narrazione filmica, con annesse fulminanti battute e trovate sceniche (vedere il bus, con tanto di gigantesca scarpa col tacco a spillo sul tetto del medesimo, muoversi sul palco è qualcosa di incredibile che ti fa gridare al miracolo – questa è la splendida magia del teatro!); la differenza, ovviamente, con l’originale in celluloide che teatralmente le canzoni – parecchie ed alcune differenti rispetto alla pellicola (manca “Mamma mia” degli Abba, “I Don’t Care If the Sun Don’t Shine” di Patti Page, “Billy Don’t Be a Hero” di Paper Lace, etc. etc.) nondimeno una più iconica e straordinaria dell’altra – vengono cantate dal vivo, i numeri di ballo sono più numerosi e a dir poco stupefacentemente coinvolgenti ed iper colorati – il pubblico in teatro fa fatica a restare ancorato alle poltrone (tra l’altro molte donne e uomini giungono en travesti  come solo una reale Drag Queen sa fare, per omaggiare il musical dei musical della categoria travestitismo e transgender!), alcune battute sono rivedute e aggiornate ai tempi attuali, e l’aggiunta delle tre divine muse del canto, rispettivamente le valentissime Clarissa Ballerini, Arianna Talè ed Elisa Marangon, che appaiono di tanto in tanto scendendo dall’alto, cantando brani gospel, rhythm and blues, pop e disco con una carica esplosivamente trascinante, e portando immediatamente alla memoria dello spettatore il film Disney Hercules del 1997 con le cinque canore Muse (Tersicore, Melpomene, Clio, Talia e Calliope).

foto priscilla musical 3

Il cast artistico di questo musical è da menzionare in toto, perché tra ballerini, primi attori-interpreti e parti secondarie tutto corre canoramente e musicalmente on the road, sfrecciando a bordo del bus rosa “Priscilla”, in un vorticoso gioco di doppi sensi, Hit Songs, costumi epicamente voluminosi, oltraggiosamente sexy e vivacissimi da abbagliare la vista e fa venire voglia (segretamente) di indossarli ad libitum per svestire la serietà soffocante di tutti i giorni e liberarsi a suon di note e passi di danza dello stress e delle cattive abitudini giornaliere che ci fanno imbestialire sempre più. Quindi, citiamoli questi attori-ballerini incredibilmente in parte e palesemente divertiti dei ruoli da interpretare (e Noi con Loro tra le poltrone di un TAM gremito e chiassoso per l’entusiasmante scenario visivo e sonoro dinnanzi): in primis le tre star principali, coloro che furono già i protagonisti debuttanti in prima nazionale al Teatro Ciak Webank.it di Milano dieci anni addietro, Simone Leonardi nel ruolo di Ralph/Bernadette, Antonello Angiolillo nel ruolo di Tick/Mitzi e Mirko Ranù nel ruolo di Adam/Felicia, e a seguire, oltre le già succitate tre dive muse, Stefano De Bernardin (Bob), Adele Crema (Marion), Britney Badilla (Cynthia), Alessia Punzo (Shirley), Maria Albano, Matteo Perin, Leonardo Lusardi, Simone Nocerino, Antonio Catalano, Luis Raciel Rizo Castillo, Nicolò Fabrinetti, Matteo Francia, Lorenzo Pagani, Stefano Angiolini, Luca Pitocchi e Michele Balzano.

Priscilla La regina del deserto, vincitore di due Tony Awards, ideato da Stephan Elliott e Allan Scott con la regia originaria di Simon Phillips e quella italica di Matteo Gastaldo, con la direzione musicale di Fabio Serri, enumerando 500 costumi, 60 parrucche, 150 paia di scarpe, 200 cappelli, tutti da Oscar e da infarto per la maestosa ricchezza realizzativa, conta soprattutto su una sequela di canzoni e musiche – scritte o interpretate dai nomi citati in testa all’articolo e molti altri – eseguite con grande trasporto e bravura, facendo viaggiare con la mente ed il corpo, come accadde nei ’90 col film capostipite, nella festosità romanticamente e ritmicamente fasciante degli anni sessanta-settanta-ottanta, intonando a squarcia gola evergreen e tormentoni quali, tra i tanti, “It’s Raining Men”, “What’s Love Got to Do with it”, “I Say a Little Prayer”, “Material Girl”, “Go West”, “Holiday”, “Like a Virgin”, “I Love the Nightlife”, “True Colours”, “I Will Survive”, “Shake Your Groove Thing”, “Hot Stuff”, “Boogie Wonderland” e “Finally” (di Morricone si accenna il tema de Il buono, il brutto, il cattivo). Le canzoni, come accadde originalmente in Moulin Rouge! del 2001 di Baz Luhrmann, divengono, in modo geniale, attraverso le loro liriche dialoghi esse stesse della narrazione del musical.
Da non perdere e da vedere e rivedere per non smarrire quella sensazione favorevolmente euforica di felice libertà, gioiosa armonia, animosa musicalità e sprezzante ed egoistica percezione di rinascita.  

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Daniela Bocconi

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