Reportage del concerto “Disney in Concert – A Magical Concert”

C’è magia tra le note di Walt Disney?
Reportage del concerto “Disney in Concert – A Magical Concert” presso il TAM Teatro degli Arcimboldi il 18 gennaio 2023
Unica data per rivivere al Teatro degli Arcimboldi di Milano la fiaba magica delle colonne sonore iconiche della Fabbrica dei Sogni di Walt Disney che quest’anno compie 100 anni dalla sua fondazione nel 1923. Le soundtracks di una vita, quella di grandi (una volta bambini) e piccini (che saranno adulti), che di generazione in generazione ci hanno accompagnato – e continueranno a farlo – nella nostra formazione di sognatori ad occhi aperti, i quali (magari) grazie a quelle immagini e musiche hanno potuto affrontare le innumerevoli difficoltà dell’esistenza con un “poco di zucchero” così da mandare la pillola amara “giù” – per citare il cult Mary Poppins –. Devo essere sincero: la pillola più che amara, in questo concerto, è stata poco empatica da digerire, almeno per il sottoscritto che sin dalla tenera età adora le colonne sonore disneyane (e le colleziona tutte) – anche se il numeroso pubblico ha contradetto immediatamente il mio poco entusiasmo per le performance, visto i calorosi applausi dopo ogni medley o singolo tema; difatti la compagine, nota internazionalmente, Hollywood Symphony Orchestra (la scritta del loro nome nel mega schermo, campeggiante in Teatro alle spalle della medesima, è stata erroneamente riportata come Sypmphony: Oh My God!!!) – che non ha nulla a che vedere con l’omonima rilevante orchestra sinfonica americana, con sede a Los Angeles in California, che registra gran parte delle musiche per film e serie oltreoceano – è stata diretta con verve trasportante dal sorridentissimo saltimbanco Maestro bielorusso Andrei Ivanov, tuttavia lasciando, torno a ribadire, in chi vi scrive la sensazione di assistere ad una registrazione svogliata in studio di un album commerciale di Richard Clayderman o Fausto Papetti (e qui soltanto i matusalemme come me possono capire a cosa mi riferisco), supportati da un corposo gruppo di musicisti – a colpo d’occhio, dato che nei comunicati non è restituito, una quarantina o poco più, prevalentemente giovanissimi (che non è un male) – con quel suono languidamente pop, che fa subito risaltare alla mente una parte fondamentale della canzone di Colapesce e Dimartino: <<…un po' di musica leggera/ perché ho voglia di niente/ anzi leggerissima>>.

Però, va bene avere voglia di niente qualche volta ma tal cosa in questo frangente, così mondialmente riconosciuto musicalmente, cari miei Hollywood Symphony Orchestra, che avete svolto tournée in svariati paesi europei, tipo Svizzera, Portogallo, Germania, Olanda, Francia, Italia, Grecia, etc. etc., non può minimamente accadere quando, ribadisco, ci si confronta con melodie che hanno fatto la Storia della Settima & Ottava Arte e che sono entrate visceralmente nel DNA di tutti Noi. Non si possono banalizzare temi con connesse orchestrazioni e arrangiamenti che li hanno resi ancora più importanti e riconoscibili dei film stessi originari: la mia lamentela si rivolge in special modo ad una scelta esecutiva che per gran parte delle selezioni effettuate – due parti per quasi due ore di concerto con suite e leitmotiv dai film d’animazione Lilli e il Vagabondo, Alice nel paese delle meraviglie, Biancaneve, Pocahontas, Il Re Leone, Le avventure di Peter Pan, Frozen, Monsters & Co, La Bella e La Bestia, Aladdin, La carica dei 101, Tarzan, Zootropolis, Mulan, Coco, La Sirenetta e il sequel La Sirenetta II – Ritorno agli abissi – fa ‘suonare’ la compagine come un ensemble di sparuti elementi e soltanto in alcune performance abbastanza accattivanti e azzeccate nel nuovo arrangiamento – vedi “Arabian Nights” da Aladdin, il tema portante da Monsters & Co, “Under the Sea” da La Sirenetta (riusato come unico bis) e il medley di Mulan – come l’orchestra che dovrebbe e doveva essere.

Altre note dolenti in un concerto assai Wannabe (contrazione di Want to Be, ossia “voler essere”): le immagini proiettate nello schermo di cui sopra, logicamente estratte dai film selezionati nel programma, montate un po' a caso; inoltre, perché non inserire un sottopancia alle varie sequenze con il nome del/i compositore/i che ha/hanno scritto le musiche e le liriche (non credo sia uno sforzo produttivo enorme) per dare a cesare quel che è di cesare, stabilito che sono Loro i primari elaboratori di sogni (non solo su pentagramma) della Factory disneyana fin dai suoi albori? Quindi lo faccio io, per sopperire a questa immane dimenticanza: rispettando l’ordine delle due parti e i titoli succitati, inizio con Oliver Wallace, Frank Churchill, Leigh Harline, Paul J. Smith, Alan Menken, Howard Ashman, Stephen Schwartz, Hans Zimmer, Elton John, Tim Rice e proseguo con Kristen Anderson-Lopez, Robert Lopez, Randy Newman, George Bruns, Phil Collins, Michael Giacchino, Matthew Wilder e David Zippel; dulcis in fundo – ma qui l’Orchestra non ha colpa alcuna – un pubblico disattento alle regole che invece di godersi lo spettacolo concertistico – cosa che oramai accade sempre più spesso – e perfino far proprie quelle celeberrime note, che lo ha portato a spendere dai 75 ai 30 euro tra platea e galleria, si preoccupa di stare a riprendere ogni singola performance che non rivedrà mai e poi mai a casa sua o con gli amici e parenti, causando l’ira funesta delle maschere del TAM che devono correre come furetti inferociti da un lato all’altro per dover ripetutamente (magari alla stessa persona che se ne fotte allegramente del rispetto altrui e delle regole imposte, che mi sembrano più che giuste) impedire cortesemente le foto e riprese a ripetizione, per di più distraendo chi come me e mia figlia a seguito era invece intento a sentire la Musica: caro pubblico ignorante e imbecille dovresti subire l’iraconda furia dello Stregone quando si trova dinnanzi al macello ‘magico’ creato dal suo apprendista distratto Topolino in Fantasia… e come tipologia di punizione è fin troppo leggera.
Infine, ritornando alla qualità del concerto e alla sua poco empatica presa sul sottoscritto, modestamente consiglierei a chi ha deciso i temi da eseguire e a chi li ha arrangiati di andarsi a sentire accuratamente gli album solistici e sinfonici tributanti le colonne sonore Disney, giusto per citare i primi che mi sovvengono, come gli splendidi e virtuosistici “Lang Lang – The Disney Book” (Deutsche Grammophon, 2022), “The Magical Music of Disney – Erich Kunzel Cincinnati Pops” (Telarc, 1995), “Jazz Loves Disney – A Kind of Magic Volume 1 & 2” (Universal, 2016 – 17) e “Disney Goes Classical – Royal Philharmonic Orchestra” (Walt Disney Records, 2020).
Allora, Hollywood Symphony Orchestra vi attendo alla prossima performance il 6 febbraio agli Arcimboldi con il “Marvel/DC” in concerto e vedremo se potrò cambiare idea sul vostro modo di suonare e reinterpretare le colonne sonore.
Ringrazio Cristina Atzori per la sua innegabile e sempre cortese disponibilità
