Reportage del cine-concerto del capolavoro di Walt Disney, Fantasia

La trionfale poesia delle note animate in Fantasia!
Reportage del cine-concerto del capolavoro di Walt Disney presso l’Auditorium di Milano il 9 e 10 dicembre 2022
Nella brillante e variopinta rassegna Pops dell’Orchestra Sinfonica di Milano, l’Auditorium di Largo Mahler, che la ospita da moltissimi anni a questa parte con successi risuonanti in tutto il mondo – e dei numerosi concerti che hanno visto riecheggiare le colonne sonore, da noi tanto venerate, ne abbiamo più e più volte parlato con favorevole apprezzamento in dettagliate descrizioni all’interno di vari reportage – è tornato ad essere ciò che fu un tempo: quel Cinema-Teatro Massimo così chiamato all’epoca, punto di ritrovo per neofiti e appassionati del cinematografo in Corso San Gottardo dal 1938 al 1998, prima di essere restaurato e divenire quel luogo di musica tout court che oggi ben conosciamo e ammiriamo, non solo in suolo lombardo.

E quale pellicola, se non quel capolavoro assoluto partorito dalla fervida e acutissima mente di Walt Disney nel lontano 1940, ovvero Fantasia, con pure alcuni estratti dal sequel Fantasia 2000 del 1999, poteva essere più appropriata per rimembrarne e celebrarne le visioni del suddetto Cinema-Teatro Massimo, abbinando le note per la Settima Arte echeggianti nell’attuale Auditorium di Largo Mahler, che l’Orchestra Sinfonica di Milano ha eseguito con una riverenza e precisione maniacale, direttamente a sync sulle immagini, sotto la direzione dinamica e spigliata del direttore e compositore Timothy Brock, nostra storica conoscenza (lo intervistammo, quando nacque la nostra testata, per un suo concerto al Parco della Musica nel bimestrale cartaceo numero 2 del 2003, ospite della stagione musicale estiva dell’Orchestra dell’Accademia di S. Cecilia, per dirigere il concerto “Gli anni d’oro di Hollywood”, che potete rileggervi qui).



L’esecuzione dal vivo sulla proiezione di spezzoni presi dal primo film e dal suo seguito – andando a pescare da brani classici scelti da Walt Disney e diretti al tempo da Leopold Stokowski nella prima pellicola e da James Levine nella seconda, quali Ludwig van Beethoven (“Sinfonie n. 5 e n. 6”), Pëtr Il’ič Čajkovskij(“Casse-Noisette”), Claude Debussy (“Clair de Lune”), Igor Stravinskij (“Uccello di fuoco - versione 1919”), Amilcare Ponchielli (“La danza delle ore”), Paul Dukas (“L’Apprendista Stregone”), Edward Elgar (“Pomp and Circumstances”) e Ottorino Respighi (“I Pini di Roma”) – è stata qualcosa di travolgente, alla presenza di un folto pubblico di tutte le età – soprattutto bimbi e ragazzi che sicuramente avranno visto coi genitori i due film d’animazione o forse sentiti soltanto menzionare ma mai guardati sul grande schermo e ascoltati in tal splendida maniera – che ha risposto ad ogni sequenza presentata con enorme giubilo; d’altronde parliamo – nel caso del primo film del 1940 – di un classico dei classici dell’animazione disneyana, diretto da 12 registi, che ottenne svariati riconoscimenti (nel 1942 un Oscar alla carriera a Leopold Stokowski ed i suoi collaboratori ed uno a Walt Disney, William E. Garity e J.N.A. Hawkins che lo concepirono), con una colonna sonora registrata usando un processo multicanale denominato Fantasound, un sistema assai innovativo per il periodo, con una riproduzione del suono in perfetta e stupefacente stereofonia, portando così la grandiosa musica classica sullo schermo dei Cinema come mai prima di allora e con un tale forte impatto narrativo, sonoro e visivo da far rimanere tutti gli spettatori a bocca aperta.


Ancora oggi: grazie alla performance ottimale e appassionante della compagine milanese in due date con tre concerti – quindi proprio un impegno di quelli veramente stancanti ma soddisfacenti quando suoni su segmenti di cotanta bellezza e fascinazione immutate (anche se il passaggio dal film del 1940 con quell’animazione coraggiosa e geniale realizzata a mano, alla vecchia maniera, al sequel del 1999 con aggiunta di animazione digitale denota una certa differenza quasi intralciante e irreale), con una risposta degli astanti davvero vitale – che ha fatto rinascere a regola d’arte tutti quei luoghi, personaggi – in primis il Topolino del segmento L’Apprendista Stregone con la partitura di Paul Dukas e Paperino e consorte, Paperina, nella sequenza dell’Arca di Noè con la musica di Edward Elgar, “Pomp and Circumstances” – e atmosfere onirico-fiabesche-poetiche-classicheggianti o futuristiche, di cui sicuramente ha fatto tesoro il monumento dell’animazione nipponica e premio Oscar Hayao Miyazaki per i suoi film divenuti dei veri e propri cult in tutto il globo, come quelli del mentore veterano di foglio e matita Walt Disney.


Rivedere la pietra miliare di Fantasia ed il suo seguito, meno riuscito e spettacolare del capostipite, anche se non nella loro integralità (sette segmenti dal primo e tre dal sequel, compreso il bis con la divertentissima e irriverente scena dei fenicotteri e dello yo-yo sulla musica de “Il carnevale degli animali” di Camille Saint-Saëns), con quell’avvicendarsi dinnanzi al nostro sguardo, tutt’oggi stupito come durante la prima visione, di fiori, animali (gli ippopotami, struzzi, elefanti e alligatori danzanti in una baldoria grottesca dal rincorrersi folle che ha fatto epoca, a suon della “Danza delle ore” tratta dall’opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli), satiri, centauri, puttini, cavalli alati, divinità dell’Olimpo dispettose, fate, pesci, piante, un arcigno stregone (cui i disegnatori conferirono le sembianze dello stesso padre padrone Disney, Ndr.) e così via, lasciando che l’immaginazione degli animatori spaziasse tra fantasmagoria ai limiti dell’astrattismo e del dadaismo e spensieratezza musicale classica di lusso e stranota – dato il calibro dei compositori selezionati – trasposta su fogli bianchi divenuti per magia animati, avvolgendoci in una spirale continua di emozionalità allo stato puro. E per questo il plauso all’Orchestra Sinfonica di Milano, al suo Auditorium di Largo Mahler e al direttore d’orchestra Timothy Brock è lungamente elogiante e appagante.

Foto di Gorka Oteiza
