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16 Dic2022

Reportage del cine-concerto del capolavoro di Walt Disney, Fantasia

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

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La trionfale poesia delle note animate in Fantasia!
Reportage del cine-concerto del capolavoro di Walt Disney presso l’Auditorium di Milano il 9 e 10 dicembre 2022

Nella brillante e variopinta rassegna Pops dell’Orchestra Sinfonica di Milano, l’Auditorium di Largo Mahler, che la ospita da moltissimi anni a questa parte con successi risuonanti in tutto il mondo – e dei numerosi concerti che hanno visto riecheggiare le colonne sonore, da noi tanto venerate, ne abbiamo più e più volte parlato con favorevole apprezzamento in dettagliate descrizioni all’interno di vari reportage – è tornato ad essere ciò che fu un tempo: quel Cinema-Teatro Massimo così chiamato all’epoca, punto di ritrovo per neofiti e appassionati del cinematografo in Corso San Gottardo dal 1938 al 1998, prima di essere restaurato e divenire quel luogo di musica tout court che oggi ben conosciamo e ammiriamo, non solo in suolo lombardo.

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E quale pellicola, se non quel capolavoro assoluto partorito dalla fervida e acutissima mente di Walt Disney nel lontano 1940, ovvero Fantasia, con pure alcuni estratti dal sequel Fantasia 2000 del 1999, poteva essere più appropriata per rimembrarne e celebrarne le visioni del suddetto Cinema-Teatro Massimo, abbinando le note per la Settima Arte echeggianti nell’attuale Auditorium di Largo Mahler, che l’Orchestra Sinfonica di Milano ha eseguito con una riverenza e precisione maniacale, direttamente a sync sulle immagini, sotto la direzione dinamica e spigliata del direttore e compositore Timothy Brock, nostra storica conoscenza (lo intervistammo, quando nacque la nostra testata, per un suo concerto al Parco della Musica nel bimestrale cartaceo numero 2 del 2003, ospite della stagione musicale estiva dell’Orchestra dell’Accademia di S. Cecilia, per dirigere il concerto “Gli anni d’oro di Hollywood”, che potete rileggervi qui).

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L’esecuzione dal vivo sulla proiezione di spezzoni presi dal primo film e dal suo seguito – andando a pescare da brani classici scelti da Walt Disney e diretti al tempo da Leopold Stokowski nella prima pellicola e da James Levine nella seconda, quali Ludwig van Beethoven (“Sinfonie n. 5 e n. 6”), Pëtr Il’ič Čajkovskij(“Casse-Noisette”), Claude Debussy (“Clair de Lune”), Igor Stravinskij (“Uccello di fuoco - versione 1919”), Amilcare Ponchielli (“La danza delle ore”), Paul Dukas (“L’Apprendista Stregone”), Edward Elgar (“Pomp and Circumstances”) e Ottorino Respighi (“I Pini di Roma”) – è stata qualcosa di travolgente, alla presenza di un folto pubblico di tutte le età – soprattutto bimbi e ragazzi che sicuramente avranno visto coi genitori i due film d’animazione o forse sentiti soltanto menzionare ma mai guardati sul grande schermo e ascoltati in tal splendida maniera – che ha risposto ad ogni sequenza presentata con enorme giubilo; d’altronde parliamo – nel caso del primo film del 1940 – di un classico dei classici dell’animazione disneyana, diretto da 12 registi, che ottenne svariati riconoscimenti (nel 1942 un Oscar alla carriera a Leopold Stokowski ed i suoi collaboratori ed uno a Walt Disney, William E. Garity e J.N.A. Hawkins che lo concepirono), con una colonna sonora registrata usando un processo multicanale denominato Fantasound, un sistema assai innovativo per il periodo, con una riproduzione del suono in perfetta e stupefacente stereofonia, portando così la grandiosa musica classica sullo schermo dei Cinema come mai prima di allora e con un tale forte impatto narrativo, sonoro e visivo da far rimanere tutti gli spettatori a bocca aperta.

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Ancora oggi: grazie alla performance ottimale e appassionante della compagine milanese in due date con tre concerti – quindi proprio un impegno di quelli veramente stancanti ma soddisfacenti quando suoni su segmenti di cotanta bellezza e fascinazione immutate (anche se il passaggio dal film del 1940 con quell’animazione coraggiosa e geniale realizzata a mano, alla vecchia maniera, al sequel del 1999 con aggiunta di animazione digitale denota una certa differenza quasi intralciante e irreale), con una risposta degli astanti davvero vitale – che ha fatto rinascere a regola d’arte tutti quei luoghi, personaggi – in primis il Topolino del segmento L’Apprendista Stregone con la partitura di Paul Dukas e Paperino e consorte, Paperina, nella sequenza dell’Arca di Noè con la musica di Edward Elgar, “Pomp and Circumstances” – e atmosfere onirico-fiabesche-poetiche-classicheggianti o futuristiche, di cui sicuramente ha fatto tesoro il monumento dell’animazione nipponica e premio Oscar Hayao Miyazaki per i suoi film divenuti dei veri e propri cult in tutto il globo, come quelli del mentore veterano di foglio e matita Walt Disney.

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Rivedere la pietra miliare di Fantasia ed il suo seguito, meno riuscito e spettacolare del capostipite, anche se non nella loro integralità (sette segmenti dal primo e tre dal sequel, compreso il bis con la divertentissima e irriverente scena dei fenicotteri e dello yo-yo sulla musica de “Il carnevale degli animali” di Camille Saint-Saëns), con quell’avvicendarsi dinnanzi al nostro sguardo, tutt’oggi stupito come durante la prima visione, di fiori, animali (gli ippopotami, struzzi, elefanti e alligatori danzanti in una baldoria grottesca dal rincorrersi folle che ha fatto epoca, a suon della “Danza delle ore” tratta dall’opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli), satiri, centauri, puttini, cavalli alati, divinità dell’Olimpo dispettose, fate, pesci, piante, un arcigno stregone (cui i disegnatori conferirono le sembianze dello stesso padre padrone Disney, Ndr.) e così via, lasciando che l’immaginazione degli animatori spaziasse tra fantasmagoria ai limiti dell’astrattismo e del dadaismo e spensieratezza musicale classica di lusso e stranota – dato il calibro dei compositori selezionati – trasposta su fogli bianchi divenuti per magia animati, avvolgendoci in una spirale continua di emozionalità allo stato puro. E per questo il plauso all’Orchestra Sinfonica di Milano, al suo Auditorium di Largo Mahler e al direttore d’orchestra Timothy Brock è lungamente elogiante e appagante.

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Foto di Gorka Oteiza

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Daniela Bocconi

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