Reportage della commedia musicale "Van Gogh Café"

“La Vie en Rose de Van Gogh”
Reportage della commedia musicale di Andrea Ortis andata in scena al Teatro degli Arcimboldi il 26 gennaio 2023
In prima nazionale al TAM – Teatro degli Arcimboldi di Milano è andata in scena la commedia musicale diretta, scritta e interpretata da Andrea Ortis (La Divina Commedia Opera Musical con le musiche di Marco Frisina, da noi recensita a suo tempo), Van Gogh Café, che sapientemente, brillantemente e poeticamente incrocia i racconti di vita del celeberrimo pittore olandese Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890), attraverso il suo scambio epistolare con il fratello minore (testimoniata da “Lettere a Theo”, la raccolta di lettere tra lui e il fratello, il mercante d’arte Théo van Gogh), con quelli dell’umanità che risiede nel Café parigino, a poche ore dal suo dalla “prima” di uno spettacolo serale, da cui il titolo della pièce: la prima donna, cantante e diva Madame Odile (la strepitosa e fascinosa Floriana Monici), la ballerina e cantante Mademoiselle Aline (l’incredibile e suadente Chiara Di Loreto), il barman-cameriere Luc (il simpatico Giulio Maroncelli), il misterioso antiquario, narratore delle traversie di Van Gogh, Messieur Louis Philippe (il funambolico Ortis), le bellissime e bravissime ballerine Eugenie (Lavinia Scott), Vanille (Rebecca Erroi), Juliette (Lara Ferrari), Camille (Lucrezia Zizzo) ed i competenti musicisti sul palco, con le virtuose performance Live, Antonello Capuano alla chitarra (autore anche degli arrangiamenti delle canzoni d’epoca e delle musiche originali con un ‘orecchio’ pianistico al Joe Hisaishi per il regista d’animazione premio Oscar Hayao Miyazaki), Matteo Iannaccio al violino, Angelo Miele al pianoforte e Musette, Marco Molino alle percussioni, Lorenzo Mastrogiuseppe al contrabasso ed Elmo Zaccardelli alla seconda chitarra.

Un cast artistico perfetto, davvero efficace nel trasporre pene, gioie e complicazioni professionali e personali/amorose dei personaggi trasposti sul palco – su tutto le performance coreografiche danzanti assai travolgenti tra il moderno e il classico (complimenti vivissimi al coreografo Marco Bebbu), con un plauso lunghissimo a quella avanguardistica, disturbante e martellante sequenza dei filatoi idraulici ad intermittenza – facendo sì che il folto pubblico convenuto riuscisse ad assaporare tutti quei profumi, fatiche, emozioni e visioni di una Parigi al massimo del suo splendore artistico, che faceva eco in tutta l’Europa di metà ‘800, quando i Café-chantant spopolavano con le loro ballerine sensuali e le cantanti sexy e ammalianti, facendo furore tra gli artisti, studiosi, poeti e scrittori di varie provenienze (nomi del calibro di George Braques, Cezanne, Renoir, Manet, Gauguin, Modigliani e logicamente Van Gogh).

Un cast tecnico di alto livello, in special modo le gigantesche proiezioni animate in 3D curate e progettate da Gabriele Moreschi, riproducenti le notissime rappresentazioni pittoriche di Van Gogh quali la “Notte Stellata”, il “Campo di grano” e molte altre, facendo prevalere scenicamente, con un appassionante gioco di luci di Virginio Levrio, quei colori tanto amati dall’artista olandese, ovvero il giallo “Girasole” o il lilla “Iris” dei suoi venerati fiori, non tralasciando i tanti coloratissimi e vistosi costumi firmati da Marisa Vecchiarelli. Gli spettatori hanno applauditi super godenti per tutte quelle stranote canzoni, splendidamente eseguite, interpretate e danzate – i cavalli di battaglia di divinità della musica cantautoriale Parisien come Edith Piaf (“La Vie En Rose” in primis), Charles Aznavour, Mireille Mathieu, Yves Montand e altri –, anche perché immersivamente riportati nella succitata Parigi di metà ‘800 con i suoi parchi assolati e ultra colorati ed i vicoli brulicanti della più disparata umanità di Montmartre, nelle lande desolate del Borinage e nelle verdi campagne di Arles.

Si esce dalla commedia musicale con quella benevola, rilassante e poeticamente colta sensazione di post visione del film di Woody Allen Midnight in Paris del 2011 o di The Moderns di Alan Rudolph del 1988, anche se queste due pellicole erano ambientate negli anni ’20 parigini, pur sempre nei Café stracolmi di artisti, letterati e studiosi di ogni risma e fama.

Ringrazio Cristina Atzori per la sua cortese disponibilità
