Reportage del concerto straordinario di John Williams al Teatro alla Scala

Un sogno che si avvera: John Williams al Teatro alla Scala
Reportage del concerto straordinario del 12 dicembre 2022 a Milano diretto dal Maestro cinque volte premio Oscar
John Williams ha realizzato il suo sogno – quello di dirigere le sue musiche all’interno del Teatro alla Scala di Milano per la prima volta – ed anche il nostro – quello dei suoi tantissimi fan italiani che finalmente lo hanno accolto dal vivo nel Bel Paese in uno dei più importanti templi della musica operistica –.
La prestigiosa e celeberrima Filarmonica della Scala ha invitato il ‘concreto monumento vivente’ della Musica per Film, simbolo eminente dell’Ottava Arte, a dirigerla in un concerto straordinario – sia come evento all’interno della stagione concertistica (e non solo) del noto e principale Teatro d’opera milanese sia come unico e speciale concerto per la prima volta su suolo italico nella carriera del compositore di Star Wars, E.T., Indiana Jones ed Harry Potter – andandosi così ad unire idealmente e musicalmente ad altre rilevanti orchestre europee dal medesimo curriculum, che hanno già potuto confrontarsi negli anni precedenti con i grattacieli pentagrammati edificati da John Williams, ossia la Wiener Philharmoniker e i Berliner Philharmoniker, di cui abbiamo largamente parlato nella nostra testata web.
Il nostro arzillo, sorridente e tenero pluripremiato compositore novantenne (classe 1932), si presenta con una grinta da fare invidia a ben più giovani colleghi che non saranno mai e poi mai in grado, un dì alla medesima età, di fare tournée in giro per il globo (nemmeno i Beatles ai loro tempi), capace di scrivere sempre nuova favolosa e toccante musica (vedi l’ultima intimista e minimale partitura per The Fabelmans del sodale Spielberg) e apparire spumeggiante, clemente e insindacabilmente iconico già di Suo, di generazione in generazione, grazie e soprattutto a quelle colonne sonore che sono diventate ancora più considerevoli rispetto a molti dei film che sono andate a commentare.

Williams appare sul palco della Scala con un sorriso ed una gioia incommensurabili, a dimostrazione di quanto desiderasse venire in Italia a dirigere questa rinomata compagine scaligera, trovandosi dinnanzi una moltitudine di persone di ogni età e provenienza da sembrare alquanto riduttivo elencarne il numero esatto (che poi non è così essenziale ai fini della mia recensione), che lo accolgono con urla da stadio, applausi interminabili, che saranno una costante dopo ogni esecuzione diretta sempre e comunque abilmente, e un affetto che soltanto chi ha assistito (come il sottoscritto) ad altri suoi concerti del suo repertorio cine-musicale in Europa e oltreoceano può comprendere appieno. Tra l’altro, un vociare e applaudire così trascinante, caotico e tonante non credo minimamente che la Scala lo abbia mai subìto e sentito in passato e odiernamente; un’eruttante e gioiosa deflagrazione di sentimenti di ammirazione, contentezza e stupore assoluto, visto che molti degli astanti fino all’ultimo, sino a che non è sbucato sul podio in tutta la sua magnificenza umana e compositiva, erano ancora increduli nel vederlo lì davanti a loro: quel John Williams ‘fisicamente reale’ nel dirigere quelle musiche che hanno riempito i sogni della loro, in primis, infanzia e adolescenza ed in seguito maturità, con un’esperienza d’ascolto ragionevolmente ben diversa e più conscia delle contrappuntistiche, puntillistiche, timbriche, armoniche e cantabili, sin dalla prima nota, composizioni scaturite da quel bagaglio di studi, di musicista ancor prima che compositore e di frequentatore e creatore di musica non solo applicata al cinema, alla televisione, al documentario, al cortometraggio, anche da camera, assoluta e jazz, in una carriera incredibilmente lunga, armoniosa sotto molteplici forme e segnata da una miriade di premi (i ben noti 5 Oscar, 25 Grammy, 4 Golden Globe, 3 Emmy e 7 Bafta) e candidature (le celebrate 52 nomination “record” agli Academy Awards che lo hanno collocato in 60 anni al secondo posto dopo Walt Disney), così aprendo le nostre facoltà uditive a quelle sinfoniche sculture intimamente e grandiosamente emozionali che ci ha donato – e qui entra in gioco la mia personale elencazione da ammiratore della prima ora di tutto il suo repertorio cine-musicale, che fin da bambino mi culla come solo una madre amorevole sa fare e mi guida per mano verso la vita come solo un padre coraggioso e saggio sa fare –: random, la delicatezza straziante di E.T. – L’extraterrestre, le campate corali accorate de L’impero del sole, le luminescenze interiori di Memorie di una Geisha e Sette anni in Tibet, il pietrificante struggimento da commozione ininterrotta di Nemiche amiche, Turista per caso, Le ceneri di Angela, Schindler’s List e The Fabelmans, il liberatorio e fanciullesco divertissement di Mamma ho perso l’aereo e del sequel, le voluminose arie classicheggianti e impenetrabilmente oscure di Dracula, Lo squalo e Le streghe di Eastwick, il danzante leopardiano “naufragar m’è dolce in questo mare” di Sabrina, Hook, Superman e Prova a prendermi, nonché – ma l’elenco sarebbe quasi interminabile – le maestose pitture sonore multiformi dei nove film di Star Wars (soprattutto L’impero colpisce ancora), dei primi due Indiana Jones (I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e il tempio maledetto) e dei primi tre Harry Potter (La pietra filosofale, La camera dei segreti e Il prigioniero di Azkaban).

Ecco, una parte di questa emozionalità avvinghiante e avvincente la si è rivissuta – ed in special modo coloro i quali sono seri e accesi fan del Maestro newyorkese – nella serata del 12 dicembre durante un concerto ‘fuori dal comune’ per il Teatro alla Scala, come ampiamente detto, e per i suoi assidui spettatori ma prima di tutto per quei suoi ammiratori che ad oggi non erano ancora riusciti a vederlo e sentirlo dal vivo. Una scelta di temi e suite da eseguire, se vogliamo dirlo banalmente, abbastanza “commerciale” e già ampiamente ribattuta nei suoi Live internazionali, con presenti alcune sue composizioni da me menzionate poco sopra. Quindi l’emozione per chi scrive – e posso benissimo sottoscrivere anche per tutti i presenti al concerto, immediatamente sold out all’apertura dell’acquisto online – di vederlo giungere pimpante sul podio della Filarmonica della Scala e dirigere con fervore, accuratezza, amorevolezza nei confronti dei maestri orchestrali, le sue colonne sonore diffusamente ascoltate nei suoi innumerevoli concerti mondiali, è stata da colpo dritto al cuore, un po' salvaguardato da un imminente infarto da una performance della compagine lombarda non sempre in linea e con i tempi giusti: in alcuni casi fin troppo nelle retrovie, forse per timida referenza nei confronti del Maestro dei Maestri della musica applicata alle immagini o per poca abitudine nell’eseguire una musica che proprio fuorvia dai suoi canoni classici ed operistici di sempre – ho notato da purista qual sono e modesto conoscitore di tutte le sottigliezze e peculiarità della scrittura williamsiana, quindi a maggior ragione dal non potermi esimere dal farlo, anche se sono certo che tal considerazione mi porterà una sequela di critiche più o meno giustificate, che in particolare le trombe hanno avuto diffuse difficoltà nell’affrontare i passaggi più ardimentosi degli araldici e marziali leitmotiv da Superman (“March”), I predatori dell’arca perduta (“Raiders March”) ed il risolutivo e glorioso finale di E.T. (“Adventures on Earth”).

Williams, dopo aver comunque fatto una prova generale il giorno prima aperta al pubblico Under30, che poi è divenuta (a mò di farsa a dirla tutta, con una disinformazione tipicamente italica) disponibile per tutte le fasce d’età, così colmando il dispiacere di molti fan della prima ed ultima ora che non erano riusciti ad accaparrarsi un biglietto non appena acquistabili online in ottobre (una vera corsa a perdifiato come nel migliore degli inseguimenti nei film d’azione), nel ‘concerto straordinario’ ha mostrato tutto il suo risoluto e appassionato piglio da direttore d’orchestra qual è, altisonantemente distinto in carriera, con una direzione attentissima nel far risaltare quegli elementi della sua scrittura e della nuova rilettura dei maestri della Filarmonica con una tal grazia e vigoria da far subitissimamente scordare di trovarsi dinnanzi ad un anzianissimo Signore della Musica (non soltanto per film) che, come da sempre sosteniamo io ed i miei ex soci e amici della rivista, appare come Babbo Natale in tutta la sua dolcissima, caldissima ed empatica grandezza e bontà, pronto a spiccare il volo dal podio per portare i doni a tutti i bimbi del globo, soprattutto regali musicali. La Filarmonica della Scala ha ricambiato questa sua direzione coinvolgente e precisa al millesimo con una performance dagli aggraziati e sensibili florilegi di “Fawkes the Phoenix” da Harry Potter e la camera dei segreti, “Love Theme” da Superman, “Princess Leia’s Theme” da Guerre Stellari e dell’inedito e bellissimo “Helena’s Theme”, dagli ariosi volteggi melodiosi alla Miklós Rózsa, estrapolato dal prossimo Indiana Jones e la ruota del destino (quinto capitolo della saga dell’avventuroso archeologo con frusta e cappello di Lucas e Spielberg).

L’effettivo e assoluto coup de théâtre di tutto il concerto è stato il solo struggente del violino, affranto e inondante i volti di un pubblico visibilmente sospeso, durante l’esecuzione, in una sorta di limbo di note e sentimenti contrastanti, del tema portante di Schindler’s List, con una performance di Francesco De Angelis che supera di gran lunga quella originale di Itzhak Perlman nello score del capolavoro da Oscar di Steven Spielberg ed eccelle su molte altre di violinisti rinomati che hanno suonato per Williams in album e concerti. Altre esecuzioni da rammentare, in un programma che ha incluso anche Hook (“Flight to Neverland”), Harry Potter e la pietra filosofale (“Hedwig’s Theme” e “Harry’s Wondrous World”), Indiana Jones e l’ultima crociata (“Scherzo for Motorcycle and Orchestra” assai rallentato nel tempo, riletto come nella più frenetica versione riscritta da Williams per il suo terzo album per l’amico Spielberg, “Spielberg-Williams. The Adventure Continues” del 2017), quella della suite da Cuori ribelli e il secondo bis, dopo il primo con l’imprescindibile Tema di Yoda, della Marcia Imperiale da L’impero colpisce ancora nel quale tutti gli ottoni si sono rivitalizzati, facendo sentire di che pasta erano e cosa potevano esprimere performativamente.

John Williams ha dimostrato ancora una volta e in maggior misura – e ahimè, mi dispiace doverlo sottolineare per l’ennesima volta nel 2022, in dirittura di un 2023 che ci auguriamo ci dia la possibilità di riaverlo in concerto in Europa e così riviverne ogni singola cellula sonora emozionale dal vivo – che la Musica per le Immagini non è solo esclusivamente germogliata per essere fruita in esse e poi morta lì, dimenticata o solo ricordata dai cultori delle colonne sonore: Essa è Musica tout court e come tale (non tutta logicamente come, aggiungerei, non tutta quella classica, operistica, popolare e assoluta) eseguibile in concerto con tutta la sua onorevolezza e meraviglia che gli spetta, perché straordinariamente Viva e Stupenda al di fuori (e molto di più) dei film per cui è stata composta. E questo ‘concerto straordinario’ williamsiano di cui tutti i media – cartacei, radiofonici web e televisivi – hanno ampiamente parlato e recensito ne è la prova provata.

Tuttavia, la cosa ancora più importante, oltre alle ineguagliabili sinfonie senza tempo e appartenenza di John Williams che hanno infranto con incredibile ed elegante prorompenza, che è esclusiva dei Grandi della Musica (vedi a suo tempo l’altro colosso della musica per film, Ennio Morricone, nel medesimo luogo), la barriera del consolidato purismo blasonato coi paraocchi e paraorecchie della Scala nei confronti di tutto ciò che non fosse Opera e Classica, è il vedere nella hall, nei corridoi dei piani dei loggioni, nella grande platea, tutta quella gente con gli occhi illuminati di un’emozione senza pari (chi per la prima volta, chi per l’ennesima), divenire in quelle ore di note tra le immagini una grande e speciale famiglia senza distinzione di etnia, lingua e cultura, tutti accomunati dalla magnificenza unica della Sua Musica e di un Teatro che ad ogni angolo, fessura, poltrona, stanza, anfratto, dietro e dinnanzi le quinte, profuma di Storia Musicale, quella Storia che dopo il 12 dicembre 2022 ha aggiunto un tassello a dir poco “Stellare”, divenendo per una sera il luogo dove i sogni si tramutano in realtà.
FOTO UFFICIALI © Filarmonica della Scala | A. Veroni
Un ringraziamento per l’enorme disponibilità, pazienza e cortesia a Marco Ferullo, comunicazione e ufficio stampa della Scala.
Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno vissuto con me questo concerto che è andato ben oltre la musica di John Williams (Che la Forza sia con te sempre!!!), ovvero – e spero di non dimenticare nessuno – Dimitri Riccio e sua moglie Barbara e sua sorella Alessia, Gorka Oteiza, il Maestro Pino Donaggio, Kristian Sensini, Salvatore Sangiovanni e Susan DiBona, Alexander Cimini, Simone Vairo e sua moglie, Marco Cascone, Francesco Castelnuovo, Sara Marchesini, Pietro Rustichelli e le sue dolcissime figlie, Maurizio Caschetto, Alessio Coatto, Lele, Filippo Landi, Alessandro Gerevini, Fabio Di Liddo, Francesco Vasconvolto Lazzaro, Emilio Audissino, Riccardo Mazzi, Pier Giuseppe Fenzi, Coque Cano Aranò, Marc Timòn Barcelò, etc. etc. etc. etc. Siete stati fantastici e amichevolmente unici!
