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12 Dic2022

Reportage della prima edizione del Festival della Colonna Sonora

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

 

In viaggio tra Pentagrammi di Celluloide
Reportage della prima edizione del Festival della Colonna Sonora – Reggio Calabria 6-7-8 Dicembre 2022

Nasce il Festival della Colonna Sonora! E prende vita tra le note di un Sud sempre più desideroso e bisognoso di farsi ascoltare, di ritornare a donare arte e di vivere per la prima volta preponderanti novità riguardanti quella magnifica, magica, incantevole e misteriosa Musica Applicata che ci racconta fin dai suoi esordi nel cinema muto quello che le immagini nemmeno lontanamente riescono a fare o promettono di realizzare, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

I compositori Franco Eco e Alessandro Bagnato, umanamente preparati e stimatissimi, conosciuti non solamente nella loro terra natia, la Calabria, perfino all’Estero, realizzano un sogno inseguito da molto tempo, che vede la luce e prendere forma consistente proprio nell’epicentro simbolo della Magna Grecia con i suoi stupefacenti e muscolari Bronzi di Riace, Reggio Calabria, capoluogo dell’omonima città metropolitana calabrese, con alcune tappe a Crotone e Cinquefrondi, attraverso apprezzabili masterclass tenute dai compositori Pasquale Catalano e Franco Eco ed il sottoscritto, con esiti calorosi da entrambe le parti in causa. Ma ciò che ha contato maggiormente sono stati, nelle tre giornate dicembrine festivaliere, i concerti di edificante qualità esecutiva organizzati alla perfezione e con quella realtà oggettiva che non deve mai venire a mancare quando si parla di Arte in generale (e di Musica in particolare, come in questo peculiare caso): la PASSIONE. Quindi vado giorno per giorno a raccontarvene gli andamenti in questo viaggio tra Pentagrammi di Celluloide. 

A breve su Soundtrack City andranno in onda due puntate dedicate a questo incredibile evento cine-musicale, da me curate, con interviste ai compositori e ai musicisti, non ultime ai direttori del Festival. Stay Tuned!

foto festival della colonna sonora 6 

Soundtracks Variations – Colonne Sonore al Pianoforte
Sala Concerti dell’Accademia Flautistica di Reggio Calabria – 6 dicembre

Premetto che, come una specie di preconcetto prioritariamente indiscutibile insito nella mia persona, non sono mai stato un ammiratore di concerti e album prettamente pianistici, non soltanto legati al mondo delle colonne sonore, perché (forse ignorantemente o ingenuamente) non suscitanti particolari riscontri emozionali, eppure il piano come strumento mi ha sempre in qualche modo affascinato, però nel suo coinvolgimento all’interno dell’orchestra; nondimeno nella mia sterminata collezione discografica vi sono un qual certo numero di CD di performance solistiche al piano, sia di cover di soundtracks più o meno famose che di compositori che rieseguono una selezione di loro score che hanno riscontrato un indubitabile favore nel pubblico di fan. Ci tengo a specificare questa cosa perché, come in questo frangente, quando mi tocca ascoltare un concerto pianistico e poi recensirne l’esecuzione, mi trovo spesso ad un bivio: sarò in grado di farmi trasportare dal concerto e, soprattutto, riportarne le peculiarità esecutive e quelle variazioni di arrangiamenti che il musicista ha compiuto per dare un’impronta tutta Sua e venirne fuori a testa alta, in presenza magari di puristi di quella o di quell’altra colonna sonora? Probabilmente sono tutte mie paturnie, chissà per quale strano motivo cerebrale; tuttavia in questo concerto – il primo di tre, di cui leggerete a seguire, che hanno costituito il cardine del viaggio sonoro di questa prima edizione del Festival della Colonna Sonora in Calabria – con l’abbagliante, originale e sentitissima esecuzione del Maestro Andrea Francesco Calabrese al pianoforte, sin dal primo brano di una ricca scaletta, sono rimasto folgorato e in modo totalmente avvolgente. Come appena accennato, un programma concertistico ricco, comprendente 17 compositori del passato e del presente e 23 brani (suite o singoli leitmotiv) tratti da colonne sonore che assai di rado si ascoltano rieseguite in contesti Live del genere: e già solo per questo il plauso al Maestro Calabrese dev’essere a dir poco lungo ed entusiastico; difatti il pubblico ha logicamente richiesto il bis, che sono divenuti due non eseguiti già in scaletta, più un fuori programma per i pochi fortunati rimasti ad elogiare il pianista alla fine del concerto, ovvero il tema principale beat-lounge scritto da John Barry per il telefilm britannico anni settanta Attenti a quei due (The Persuaders) con Tony Curtis e Roger Moore.

foto festival della colonna sonora 8 

Calabrese stesso ha scelto e arrangiato con un elegante piglio conoscitivo, rispettoso, senza estremizzazioni o piatte reinterpretazioni, e dotto, tutti i temi eseguiti, tra l’altro descrivendone, prima di ogni performance, caratteristiche compositive e note biografiche generali degli autori, con qualche aneddoto qui e là molto accattivante e contestualmente storiografico, per meglio introdurre l’uditore al brano e al suo fautore, cosa che raramente avviene in eventi concertistici di questo tipo. Inoltre, cosa, anche questa, non del tutto scontata, con una ricerca minuziosa e uno studio approfondito di ogni pezzo che Calabrese ha palesemente trasmesso ad ogni esecuzione, caricando di emozionalità il pubblico in sala, che ha risposto con grande partecipazione attraverso applausi sinceramente colmi di soddisfazione e stima nei suoi confronti; anche perché la selezione ha (ri)portato alle orecchie degli uditori intervenuti una sequenza leitmotivica di quelle che lasciano il segno, a maggior ragione quando il suo esecutore è sopraffino, seriamente immerso sin nell’animo in ciò che suona con la vigoria di chi ha masticato quei temi fino all’esasperazione benevola (pur sempre di Musica si parla, la quale non può far altro che illuminare il cuore, perfino di quella persona che crede che il proprio non batta più da tempo), restituendone ogni singola cellula significante e significativa. In oltre un’ora di concerto, che, ahimè, è passata sin troppo in fretta, Andrea Francesco Calabrese ha suonato tra pianissimi e fortissimi, con quel virtuosismo che è proprio dei Grandi, un repertorio cine-televisivo-musicale di elevata qualità compositiva, passando con scioltezza da soundtracks assai note ad alcune pochissimo conosciute, e soprattutto per nulla frequentate dal vivo, di veterani e giovani talenti, tematizzando il programma del concerto sia cronologicamente ma ancor meglio concettualmente, sondandone ogni idea alla base del tematismo attuato. Il pianista ha cominciato dagli albori, con un compositore tedesco naturalizzato americano, Otto Langey (1851 – 1922), che scrisse alcune opere per orchestra, musica corale, musica da camera e una serie di metodi compositivi (sorta di tutorial ante litteram) per 28 strumenti diversi da applicare al commento dei film del muto, eseguendo un “Agitato misterioso” del 1918, ovvero, come sta ad intendere il sottotitolo del pezzo, ‘musica incidentale per paura, ansietà, suspence e situazioni similari’. A seguire, seguendo pedissequamente la scaletta, Miklós Rózsa con la sua meravigliosa “Spellbound Concerto” per il capolavoro di Alfred Hitchcock del 1946 Io ti salverò (Spellbound); Charlie Chaplin, primo caso nella Storia del Cinema di regista, attore, sceneggiatore che è anche il compositore delle musiche dei suoi film, con “The Terry Theme” da Luci della ribalta (Limelight) del 1952; Nino Rota per Federico Fellini con le due suite da I vitelloni (1953) e La strada (1954); Bernard Herrmann, il reale padre della musica per film, per Hitchcock con “Scene d’amour” da La donna che visse due volte (Vertigo, 1958) e “Prelude” da Psycho (Id. – 1960); Ennio Morricone con “Indagine” dall’opera d’arte filmica di Elio Petri con Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto del 1970; Astor Piazzolla con la straziante ed intimista “Oblivion” dall’Enrico IV di Marco Bellocchio del 1984; Wojciech Kilar e la sua intensa “Mina and Dracula” estratta dal Bram Stoker’s Dracula (Id.) di Francis Ford Coppola del 1992; Michael Nyman con “The Heart Asks Pleasure First” da Lezioni di Piano (The Piano, 1993) di Jane Campion; Aaron Zigman con il “Main Theme” da Le pagine della nostra vita (The Notebook, 2004); Abel Korzeniowski e l’“Evgeni’s Waltz” da W.E. – Edward e Wallis (W.E., 2011) di Madonna; Alexandre Desplat con “Moses Rosenthaler” tratto da The French Dispatch (Id. – 2021) di Wes Anderson; Stefano Mainetti con due temi dalla fiction Orgoglio (“Per Lei”) del 2004 e dal corto 15 Seconds (“Fifteen Seconds”) del 2008; Tommy Caputo con “My Son, My Dream” dalla serie TV Un nuovo giorno del 2022; Virginia Guastella ed il suo pezzo distopicamente tensivo e oscuramente danzante “Distill” scritto in pieno lockdown da Coronavirus; Alessandro Bagnato con il bel tema alla Dave Grusin e Marvin Hamlisch “Non c’è spina senza rosa” dalla miniserie web del 2019 Un difficile perdono; chiudendo con un medley (“Prologue – Mambo – Balcony Scene – America”) dal musical West Side Story del 1957 composto da Leonard Bernstein. I brani eseguiti dopo Desplat e prima del medley bernsteiniano, sono stati proposti perché uno dei partner fondamentali di questo Festival è stata l’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film italiani, per cui la decisione di inserire e far ascoltare (anche per la prima volta in taluni casi) un repertorio cine-televisivo-musicale di casa nostra che invero è cosa buona e giusta, altrimenti si rischia che queste colonne sonore restino solo legate al prodotto filmico o seriale per cui sono state composte, senza ottenere una seconda vita al di fuori delle immagini. Principio che l’Associazione Compositori Musica per Film, dalla sua fondazione, si prefigge di perseverare nell’organizzazione di concerti con le musiche per immagini dei suoi tanti membri. Calabrese è stato superbo (come d’altronde in tutto il concerto) anzitutto nella performance del medley, partendo dalla conclusione, di West Side Story, con una verve jazzistico-swingante-lirica da pelle d’oca, nell’accoratamente intimo pianismo profondo e cantabile del Bram Stoker’s Dracula e di “Oblivion” e nel monumentale dadaismo saliscendi del brano “Spellbound Concerto” da Io ti salverò. 

foto festival della colonna sonora 7

Amarcord…Polvere di Stelle
Quartetto del Teatro F. Cilea (RC)
Foyer del Teatro Cilea di Reggio Calabria – 7 dicembre

Il secondo appuntamento concertistico ha visto la degna esecuzione di alcune colonne sonore (e non solo) da parte del Quartetto del Teatro Cilea, nella cornice elegantemente classicheggiante del foyer dello splendido e più attrattivamente empatico, rispetto alla tanto osannata Scala di Milano, Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, costruito e inaugurato nel 1931. Una formazione quartettistica con al primo violino Pasquale Faucitano, al secondo violino Paola Russo, alla viola Maria Immacolata Praticò e al violoncello Ludovica Cordova, che si è destreggiata con naturalezza, passionalità e bravura nella performance di temi tratti dalla pellicola C’era una volta in America (“Deborah’s Theme”) di Ennio Morricone del 1984, dal corto Faceboom – La grande pioggia (“Face Tango”) di Fabrizio Fornaci del 2020, dal film d’animazione Disney Pocahontas (“Colors of the Wind”) di Alan Menken del 1995 arrangiato fantasiosamente dalla mano felice del Maestro Alessandro Bagnato, dal film L’angelo di Sarajevo (“Quartetto per Sarajevo”) di Pivio & Aldo De Scalzi del 2015, il brano “La stanza di Vanni” di Kristian Sensini del 2020 dedicato al socio onorario dell’ACMF, il due volte premio Oscar Hans Zimmer, dal film New York New York (“New York New York”) di John Kander e Fred Ebb del 1977, il brano “Palladio” estratto dall’opera in tre movimenti di Karl Jenkins, scritta nel 1995, con il titolo che menziona l’architetto rinascimentale italiano Andrea Palladio (1508–1580), usato in molte pellicole, il brano “Remembers” di Giacomo Rendine del 2018 estrapolato da un suo lavoro filmico, dal film Mission (“Gabriel’s Oboe”) di Ennio Morricone del 1986, la canzone “Summertime” di George Gershwin (musica) e Ira Gershwin (liriche) del 1935 tratta dall’opera melodrammatica Porgy and Bess, divenuta anche un film, e dulcis in fundo la canzone “Halleluja” di Leonard Cohen del 1984 utilizzata in molte pellicole e serie TV.

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Il Quartetto ha dimostrato un affiatamento unico e speciale in ogni esecuzione, toccando in più occasioni le corde emotive del pubblico presente, con vette virtuosistiche soprattutto nelle melodie appassionanti di “Colors of the Wind”, “Halleluja”, “Quartetto per Sarajevo” e nella brillantezza euforica di “New York New York”. Anche in questo secondo concerto cine-musicale gli applausi sono stati molteplici e i bis richiesti accontentati con grande trasporto dai quattro ottimi musicisti.    

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Gran Galà della Colonna Sonora
Orchestra del Teatro F. Cilea diretta dal Maestro Alessandro Bagnato
Teatro Cilea di Reggio Calabria – 8 dicembre

La serata finale di questa prima edizione del Festival della Colonna Sonora, svoltasi in pompa magna nel Teatro Cilea che, torno a ribadire, si mostra sorprendente nelle sue raffinate forme architettoniche che avvolgono gli astanti con premurosa ospitalità, ha parificato note cinematiche celeberrime e meno conosciute al balletto, tributando ovviamente a gran voce la Musica Applicata alle Immagini e le sue correlazioni con altre forme d’Arte nondimeno sintomatiche e nobilitanti. Il Teatro con più di seicento persone al suo interno, tutte partecipi ed entusiaste – anche perché uno spettacolo di musica per il cinema del genere, in questa cornice calabrese storicamente importante, così ben architettato, non era stato portato in scena mai prima d’ora – ha fatto ‘sentire’ (in special modo) e ‘vedere’ (onorevolmente) un susseguirsi di performance assai gradevoli nel complesso e decisamente avvinte, pur nella difficoltà di alcune selezioni del programma non propriamente leggibili alla prima esecuzione se non dopo una miriade di prove (che in questo caso non è stato possibile effettuare, pertanto maggiore benevolenza per i maestri d’orchestra impegnatisi sagacemente in così breve tempo), diretto con trascinante coinvolgimento – non solo perché Direttore organizzativo e musicale del Festival – dal più volte citato compositore e direttore d’orchestra Alessandro Bagnato, che ha pure arrangiato alcune suite o temi singoli.

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La scaletta ha presentato un’accurata panoramica tra famose colonne sonore di compositori stranieri e rilevanti partiture dei membri dell’ACMF – che vi rammento Partner dell’intero evento suddiviso in tre giornate – con l’esecuzione dell’Orchestra del Teatro Cilea, non sempre in linea tuttavia partecipativa con onesta ed espressiva passionalità, de La leggenda del pianista sull’oceano di Ennio Morricone, della serie TV Romanzo criminale di Pasquale Catalano, della serie Rex di Alessandro Molinari, The Terminal e I predatori dell’arca perduta di John Williams, del docufilm La canonizzazione dei papi, racconto di un evento di Franco Eco, Papà Rua Alguem 5555 (My Father) di Riccardo Giagni, Pirati dei Caraibi di Klaus Badelt e Hans Zimmer, Il bagno turco (Hamam) di Pivio & Aldo De Scalzi, La finestra di fronte di Andrea Guerra, Il resto della notte di Giuliano Taviani, Il gladiatore di Hans Zimmer e l’evocativo e poetico inno alla mediterraneità “Vento del golfo” di Virginia Guastella, scritto originariamente per tromba e quartetto d’archi ed incluso nel repertorio di Paolo Fresu e dell’Alborada Strings Quartet.

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Durante la serata, tra un amabile balletto a cura dello Shed Studios by Copacabana di Reggio Calabria, una performance della compagine orchestrale e un momento solistico del bravissimo e virtuosissimo fisarmonicista locale ma di fama internazionale Lorenzo Albanese, il direttore artistico e compositore Franco Eco, congiuntamente al direttore organizzativo Alessandro Bagnato e al Comitato Tecnico Scientifico, costituito da compositori di tutto rispetto sia nel nostro Paese che al di fuori di esso, quali Pasquale Catalano, Riccardo Giagni e Alessandro Molinari, tutti membri della summenzionata ACMF - Associazione Compositori Musica per Film, hanno attribuito il Premio del Festival della Colonna Sonora – realizzato dal Maestro orafo Michele Affidato – a tre ragguardevoli individualità che si sono contraddistinte, e continuano a farlo con grande talento e fermezza, nel panorama della musica per immagini in tutte le sue plurime sfaccettature: un riconoscimento consegnato dal Commissario della Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, alla compositrice e pianista Virginia Guastella, notevole figura femminile che diversifica un ambiente da sempre schiettamente maschile, quello della Colonna Sonora; al compositore Giuliano Tavani, vincitore del David di Donatello per le musiche del film Anime Nere di Francesco Munzi del 2014, girato in Calabria; allo storico discografico e produttore musicale di enorme caratura Toni Verona, tra i soci fondatori della casa discografica indipendente di colonne sonore Ala Bianca, nonché editore musicale del succitato Anime Nere, al quale Filippo Quartuccio, Consigliere delegato alla cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ha dato il premio.

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Lo show cine-musicale arricchito dalle belle coreografie danzanti curate da Mariangela Bagnato e Olena Honcharenko, dall’attenta regia di Claudio Bagnato e promosso col sostegno della Città di Reggio Calabria, della SIAE, della Calabria Film Commission, dell’ACMF, del Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, dalla mia rivista ColonneSonore.net, dall’Agimus di Reggio Calabria, dall’Accademia Flautistica di Reggio Calabria, dal Liceo Statale “Giuseppe Rechichi” di Cinquefrondi, è stato il fiore all’occhiello del Sud d’Italia, della Musica per il Cinema e non soltanto, della Regione calabrese e dell’innata passione e tenacia di chi vi ha partecipato e in particolar modo di chi vi ha speso tante amorevoli, entusiasmate e colte energie nel metterlo in piedi, ossia Franco Eco e Alessandro Bagnato.   

locandina festival colonna sonora calabria

Un grazie particolare, profondamente affettuoso e grande a Susy Garescì, Franco Eco, la mamma del Maestro Eco, Alessandro Bagnato, Pasquale Catalano, Virginia Guastella e la sua compagna, Giuliano Taviani, Riccardo Giagni, Alessandro Molinari, Toni Verona, Andrea Francesco Calabrese, Pasquale Faucitano, Rosa Papasergi, Marica Laganà, a tutti gli incredibili, intelligenti e comunicativi studenti e docenti del Liceo musicale Flautistico Rechichi di Cinquefrondi nel quale ho tenuto la mia masterclass e alla città di Reggio Calabria per la sua enorme ospitalità, ottima cucina e una temperatura quasi estiva che ha reso le tre giornate festivalieri ancora più soddisfacenti da vivere tra le note della Fabbrica dei Sogni di Celluloide.

Foto ufficiali di Antonio Sollazzo.

Riprese video di Gaetano Marcianò che sentitamente ringrazio perchè verranno usate per le prossime puntate di Soundtrack City sul Festival della Colonna Sonora.

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Daniela Bocconi

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