Garrano: quando la musica dipinge la tela

Garrano: quando la musica dipinge la tela
Singolare cortometraggio in concorso alla 28a Edizione del Film Festival della Lessinia, Garrano porta sullo schermo un racconto di profondo disagio rurale che, ambientato nei boschi del Portogallo, trascende l’ambientazione stessa per la portata universale delle tematiche che vi prendono forma. La desolazione, la tristezza umana, il disagio, lo sfruttamento, il malessere interiore, la corruzione, la violenza, la brutalità, l’innocenza infantile negata, l’ambiente, sono i temi che, con grande forza espressiva, emergono lungo questo breve, ma incisivo racconto visivo carico di tragedia umana. Un brutale padre padrone. Il figlio Joel e l’innocenza negata. Un terzo uomo discutibilmente deviato. Un garrano sfruttato che trova il modo di ritrovare la sua libertà. Ciò che rende singolare la narrazione della miseria esistenziale, conferendo ad essa eloquente efficacia, è l’ausilio del filtro dell’animazione. Vasco Sà e David Doutel, come in un antico racconto iconografico, “mostrano” l’animazione di una tela dipinta a olio su vetro, potenziata dal disegno digitale. Una tela cruda, ai limiti delle forme e dei confini del più autentico realismo pittorico, dove le linee dure e spigolose del disegno, i tratti ruvidi, nonché i colori cupi e foschi sono tesi a rinvigorire la dolorosa povertà su cui si staglia lo scenario della narrazione. Sullo sfondo di questo racconto iconografico, prende forma la delicata, ma al contempo inquietante e mai invadente colonna sonora, affidata alla creatività minimal-musicale di Jonas Jurkūnas, che consegna il tessuto sonoro ad un efficace organico strumentale, demandato a due violoncelli, due viole e un violino, cui si uniscono le percussioni. Un clima narrativo scuro, sapientemente descritto e tratteggiato dai toni ombrosi, tristi, scoraggianti e sconfortanti della musica che sottilmente e, talvolta, impalpabilmente vi sottende per dare risalto ai momenti cruciali della trama e dell’ambientazione. Una scrittura musicale apparentemente semplice, minimalista ed essenziale, ma non ossessiva, attenta al colore, alle tinte e alle sfumature del racconto, tesa a temprare la potenza delle immagini, agganciando l’attenzione e la (com)partecipazione dell’umore. Vengono in mente le immagini di scorrimento di un antico exultet, certamente non per le finalità che lo stesso deteneva nella società liturgico-medievale, ma senz’altro per la comune intenzione comunicativa che prescinde dal soggetto: la fusione di immagine, testo e musica, qui prende vita nella nuova e moderna veste e forma artistica del dinamismo animato cinematografico. Una comune dimensione concettuale in cui è possibile ravvisare un nesso tra l’antica intenzione comunicativa affidata all’immagine e l’attuale letteratura fumettistica.

Entrambe attingono ad uno stesso principio: descrivere con le immagini un racconto, impiegando la musica per potenziarne i significati. Una comparazione tra antico e moderno qui osata al solo scopo di mettere in evidenza come Vasco Sà e David Doutel, unitamente a Jonas Jurkūnas, sono stati lodevolmente abili a creare una di quelle situazioni in cui la musica applicata, più che una invenzione del pensiero moderno, è soprattutto una forma di rielaborazione del pensiero antico che trova manifestazione e dispiegamento nella proposta di chiavi di lettura attuali, laddove l’ingegno artistico non inventa, ma reinventa un pensiero, un concetto o un’idea sulla base di un retroterra socio-culturale a cui si appartiene per eredità concettuale, cambiandone le forme di esplicitazione visiva di questa eredità, ma non l’intenzione comunicativa. Questa tela dipinta, animata e meritoriamente sonorizzata, offre dunque un’opportunità di riflessione “alt(r)a”, una prospettiva su cui riflettere e osservare dall’alto situazioni drammaticamente “altre” e “seconde”, un punto di osservazione sulla rappresentazione di una condizione sociale spaventosa, negazionista di diritti, ma purtroppo attuale, incarnando e centrando alcune delle tematiche primarie del Festival, quali la riflessione sul rispetto delle libertà e dei diritti umani, sullo sfondo del tema ambientale. La colonna sonora che ne firma i toni, il suono e i rumori, ne marca la trama visiva, commentando significativamente e realisticamente il degrado morale della condizione in essere.
