Resoconto dell'“Ostuni Soundtrack Festival” - 24 – 27 Luglio 2022

“Ostuni Soundtrack Festival” - 24 – 27 Luglio 2022
Resoconto delle quattro giornate pugliesi omaggianti le note del Cinema
Solitamente nel riportare quanto vissuto all’interno di eventi festivalieri dedicati al mondo delle colonne sonore per il Cinema, attendo di rientrare in redazione e rivivere con la scrittura quanto accaduto nei medesimi, magari ascoltando in sottofondo, per ispirarmi, le musiche degli ospiti compositori invitati ad una masterclass o premiati per qualche loro ultima creatura pentagrammata cine-musicale o alla carriera, o le colonne sonore dei film in concorso o semplicemente proiettati per tributare il compositore di turno.


Questa volta, per la terza edizione di questo giovanissimo evento pugliese sulla musica applicata alle immagini (nei suoi più multiformi aspetti), nato nel 2020, che trova ancora una volta la sua confortevole e coccolante dimora nella bellissima, abbagliante, accogliente – come i suoi generosi, amorosi e cordiali abitanti – e magica città “bianca” di Ostuni, redigo il mio reportage delle quattro giornate dalla terrazza assai ventilata – in giornate dal caldo asfissiante – con vista mozzafiato del centro storico dall’albergo 4 stelle in cui soggiorno, l’Hotel Monte Sarago, che menziono per il semplice fatto che la sua ospitalità mi ha travolto inaspettatamente.


Sia dal punto di vista umano – una simpatia, cordialità, gentilezza (mi direte ‘tipiche’ degli staff di alberghi del genere ma che, aggiungo, non essere così scontata) profuse con quell’affettuosità e generosità quasi come se ci conoscessimo da tempo, tipo vecchi amici che si rincontrano dopo molti anni di lontananza e se ne raccontano di ogni (ringrazio tutti i camerieri e cameriere giovani e carini nonché i concierge alla reception e il direttore per il benvenuto datomi, e mi scusino se non faccio i nomi di tutti ma soltanto di Antonietta, Sonia, Sabrina, Maria Antonietta ed Erminio coi quali ho avuto più a che fare) – che cibario con una ricchezza di piatti a dir poco prelibati, molti tipici del luogo, serviti con una cura sopraffina (in special modo i sorbetti alla mela, limone e lampone, vere prelibate sculture serviti con cura impeccabile) – che hanno allietato i miei pranzi sia in compagnia che in solitaria. Per non parlare delle cene sfiziose presso il caratteristico ristorante-pizzeria “Al Solito Posto” con gentilissime cameriere uscite da un casting per un film bondiano.


E visto che sono in vena di entusiasmanti ringraziamenti, doverosi quelli al deus ex machina Vincenzo Gianfreda, direttore dell’Ostuni Soundtrack Festival, che mi ha quasi amorevolmente ‘implorato’ a prender parte a questo suo evento che, mea culpa, non conoscevo, ottimamente coadiuvato dal giornalista e organizzatore Flavio Cellie, con il supporto della fidanzata Francesca Anglani, tutti professionali, affabili e prodighi, trasmettendomi la stessa sensazione umana dello staff alberghiero di cui sopra (un saluto anche al gioviale e gentile compositore e musicista Enzo e all’avvocato Davide). Non potrò mai dimenticare il giro nell’Ostuni antica tra le sue vie strettissime e quelle zone panoramiche di innegabile fascinazione visiva in ‘groppa’ all’Ape Car elettrica, guidata con scioltezza dal simpatico Simone, vissuto assieme all’amico Fabio Frizzi e alla sua amorevole e fantastica moglie Francesca, tra risate, emozioni varie e tanta bellezza.


Allora, vi ho descritto l’aspetto mondano dell’Ostuni Soundtrack Festival, però quello del suo scopo primario - “di mettere sempre più al centro la musica e il suono per le immagini in movimento, in tutte le sue sfaccettature e in tutti i suoi percorsi” (da comunicato stampa) - ve lo racconto di seguito suddividendolo nelle quattro sue giornate, in cui gli eventi cine-musicali si sono concentrati la sera dopo le 21 nella splendida e antica cornice del Chiostro di San Francesco all’interno del Municipio in pieno centro storico e nella grande area all’aperto dell’Arena Bianca Foro Boario, nonché uno solo al mattino, precisamente all’alba del 24 luglio, al Porto di Villanova, al quale però non ho assistito perché giunto nella tarda mattinata ad Ostuni, che ha visto l’egregio pianista Domenico Balducci eseguire al pianoforte, in riva al mare, melodie da film composte da Ryüichi Sakamoto e Ludovico Einaudi.



Le note di cult e stracult (Marco Giusti docet) del nostro cinema hanno riecheggiato il 24 luglio nell’antica atmosfera esoterica e austera del Chiostro di San Francesco, dal fascino perturbante: alcuni film e colonna sonora addirittura nel tempo assurti a simboli di celluloide di vero culto, osannati oltreoceano grazie al passaparola di fan dei generi cinematici più differenti e di registi divenuti famosi e ultra celebrati (su tutti il grande ed istrionico saccheggiatore Quentin Tarantino); parliamo di Fantozzi, Febbre da cavallo, Vieni avanti cretino, Sette note in nero (tema portante usato nel tarantiniano Kill Bill volume 1), Superfantagenio, ...e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà, Sella d’argento, etc. etc. etc. scritte dal Maestro Fabio Frizzi in solitaria o con il duo di colleghi Franco Bixio e Vince Tempera (lo stranoto trio Bixio-Frizzi-Tempera). Il compositore emiliano ma romano d’adozione (Bologna, 2 luglio 1951), con una lunghissima carriera alle spalle tra musiche per il cinema, la televisione, il teatro e la direzione d’orchestra in qualità anche di arrangiatore ed esecutore in vari programmi televisivi tra Rai e Mediaset (da noi intervistato sia tra le nostre pagine che su Soundtrack City), si è raccontato con una verve da incredibile showman qual è da sempre, tra mille episodi tra il serio e il faceto, con momenti che hanno fatto ridere di gusto (narrando del pugliesissimo Lino Banfi per lo spassosissimo Vieni avanti cretino di Luciano Salce del 1982) o commuovere il folto pubblico convenuto mostrando su di uno schermo alle spalle alcune sequenze dei succitati film e facendo ascoltare i temi più noti – una commozione dovuta soprattutto quando ha ricordato alcune esperienze professionali vissute con il compianto fratello, il conduttore televisivo Fabrizio Frizzi scomparso nel 2018 o parlando di Paolo Villaggio (1932 – 2017) per i primi due film di Fantozzi e l’ultimo Fantozzi 2000 - La clonazione del 1999 a chiudere con le sue indimenticate melodie dolceamare la lunga saga del Ragioniere più tartassato della Settima Arte, di Tomas Milian (1933 - 2017) per i due film de er Monnezza Delitto in Formula Uno e Delitto al Blue Gay di Bruno Corbucci degli anni Ottanta, nonché del caro amico Gigi Proietti (1940 – 2020) per i due Febbre da cavallo, che Fabio anni dopo ha portato al teatro Sistina in Roma sottoforma di musical –; dal sottoscritto come ‘spalla’ affascinata dalla sapiente e divertita parlantina e dalla spumeggiante aneddotica scaturite dalle sue innumerevoli frequentazioni nella Settima Arte fin dagli esordi nei primi anni ‘70, accompagnato a rimembrare la sua vita lavorativa (il pregevole connubio con il “Terrorista dei Generi” Lucio Fulci), le sue passioni musicali (Beatles in testa) e la sua ottima e musicalmente sognante biografia “Backstage di un compositore” (Graphofeel 2020) (qui recensita). Il pubblico silenzioso, attento e partecipe al momento giusto tra risa e applausi di cuore ha gradito tantissimo, perché alla fin fine il Cinema che ha musicato Frizzi è quello della nostra infanzia, adolescenza e maturità che non tramonta mai e che tante risate a crepapelle e sobbalzi di paura ci ha fatto vivere cullati dal buio di quelle sale fumose e anche, il più delle volte, scomode però colme di momenti irripetibili che oggi come oggi le nuove generazioni non sanno nemmeno cosa significhino (poveri loro), e per questo parte integrante del nostro vissuto e del nostro indimenticabile immaginario cinefilo e musicale. Frizzi, insomma, uno spettacolo di Uomo e Artista a tutto tondo che ci ha regalato una serata di immagini tra le note.




Scusate, nota a margine (ci sta), che magari non potrà essere di vostro interesse, ma devo ringraziare il carissimo Frizzi, col quale ci conosciamo da diversi anni, avendo perfino lavorato insieme ad una sitcom Mediaset di Antonio Conticello dal titolo I Caruso, perché mi ha fatto conoscere un suo tema nelle giornate del Festival, scritto per lo show televisivo di Filippo Timi, denominato Skianto, da lui ideato e diretto tra il 2014 e il 2019 e tratto dalla sua pièce teatrale omonima, che ancora ascolto a loop, commuovendomi parecchio: una di quelle melodie struggenti e tenere al contempo, legate alla commissione per cui sono nate, che magari restano nel dimenticatoio per forza di cose, ma che verrebbe la pena scoprire e riscoprire perché addolcenti la vita ad ogni suo reiterato ‘sentire’.







La sera del 25 luglio sempre nel Chiostro di San Francesco Woody Allen si è incarnato nel corpo brillante di comicità solo all’apparenza trattenuta bensì esplodente al momento opportuno di Tullio Solenghi. Il quale ha messo in scena lo spettacolo cinematico-musicale Dio è morto e neanch’io mi sento tanto bene in cui legge alcune spassose battute al fulmicotone del regista, attore, musicista, sceneggiatore e scrittore newyorkese quattro volte premio Oscar (Io e Annie, Hannah e le sue sorelle e Midnight in Paris) estrapolate dai suoi libri “Racconti Hassidici”, “Saperla Lunga” e “Citarsi Addosso” – gli argomenti derisi sono i soliti bombardati da Allen nelle sue pellicole: ebraismo, sessualità, psicanalisi, morte, insensatezza dell’esistenza –, accompagnati da brani di George Gershwin, Tommy Dorsey, Dave Brubeck e alcuni altri, con uno speciale omaggio al mentore di Allen, il sommo Graucho Marx, evocato dalla musica klezmer, tipica ebraica – vi ricordate che Woody Allen nasce col nome di Allan Stewart Königsberg il 30 novembre 1935 nel quartiere del Bronx di New York da una famiglia ebrea di origine russo-austriaco-tedesca? –.
I pezzi cantati e strumentali di innegabile charme, alcuni di essi assai famosi, tutti facenti parte delle colonne sonore dei film di Allen, sono stati eseguiti in maniera inappuntabile, virtuosistica e ammaliante dal Nidi Ensemble del maestro Alessandro Nidi, presente al pianoforte (che ha curato gli eccezionali arrangiamenti), con la sensazionale e travolgente voce di Giulia Di Cagno (da pelle d’oca ad ogni performance), anche al violino, Filippo Nidi al trombone, lo storico e superbo jazzista Massimo Ferraguti al clarinetto, Tea Pagliarini al corno e Sebastiano Nidi alle percussioni. Uno show ebraico-comico-sonoro che ha fatto ridere di gusto tutto il numeroso pubblico, tra cui fatto letteralmente sbellicare il sottoscritto a tal punto che il simpaticissimo Solenghi nel backstage del Chiostro, a fine concerto, mi ha goliardicamente proposto di andare in tournée con lui e il suo gruppo perché la mia risata è stata contagiosa (come dirgli di no!). Anzi, ho dimenticato di lasciargli il mio numero di cellulare, quindi qualora leggesse il mio articolo, sappia che sono ben predisposto, anche perché la seguo da sempre e adoro il Cinema di Woody Allen, unico, ficcante e chiarificatore.





Nella serata del 26 luglio presso l’enorme aria dell’Arena Bianca Foro Boario, davanti ad un pubblico di più di 2000 persone scalpitanti, eccitate (soprattutto il comparto femminile delle adolescenti e delle loro madri e nonne, abbracciando una fascia di età dai 16-18 ai 50-80, tutte vocii e battute piccanti) e applaudenti oltre ogni dire, si sono esibiti con un concerto “Very Best” i tre giovani cantanti de Il Volo (Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble), con l’aggiunta di un loro speciale omaggio al compianto Maestro premio Oscar Ennio Morricone (tratto dall’ultimo album “Il Volo Sings Morricone”), reinterpretando con il loro rinomato (nel bene e nel male) stile pop tenorile capisaldi quali Sacco e Vanzetti (“Here’s to You”), Il buono, il brutto, il cattivo (che ha aperto il concerto eseguito dall’orchestra di supporto che a tratti sembrava suonare in playback talmente distante e ovattata, anche se in alcune esecuzioni comunque efficace), “Se telefonando”, il tema d’amore di Andrea Morricone da Nuovo Cinema Paradiso e pochi altri, il tutto disperso nel marasma di battute e siparietti precostruiti e per nulla spontanei (anzi molto forzatamente macchiettistici) e altre canzoni liriche, pop e originali del loro repertorio.
Devo sottolineare che non ho mai apprezzato il trio, seppur innegabile la loro bravura su alcuni pezzi stranoti e l’enorme successo planetario, riconfermato ancora una volta dallo scroscio di applausi infiniti di questa loro performance pugliese, con un seguito di pubblico da fare invidia a molti altri cantanti e musicisti di ben altra caratura, gavetta e solidità professionale – ma questo non dipende né dai tre ragazzotti né dai loro colleghi veterani bensì da un mercato discografico davvero allo sbando dove la logica musicale è andata a farsi benedire da tempo immemore oramai –, e il loro album morriconiano non ultime le versioni live del Titano della Musica per Film mi hanno provocato non poco fastidio epidermico e nessuna – dico nessuna – emozionalità interpretativa: sarà che amo visceralmente Morricone e conosco tutta la sua filmografia e anche molti album di cover cantate dei suoi celeberrimi temi strumentali sia da Lui riarrangiati che da altri senza, diciamo, il suo consenso diretto, però questa reinterpretazione de Il Volo proprio non riesco a digerirla perché mi suona artefatta e per niente appassionata, con discutibili arrangiamenti.


L’ultima serata del Festival, quella del 27 luglio con l’Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal Maestro Luigi Capuano nel concerto “Cinema, Maestro!”, non ha avuto luogo causa una forte tromba d’aria che non ha permesso di far eseguire la selezione di colonne sonore previste a conclusione della terza edizione dell’Ostuni Soundtrack Festival, che, a parte questo imprevisto inconveniente climatico, ha avuto una sua degna costruzione e ideazione con eventi cine-musicali di grande spessore e presa emotiva. Vi aspettiamo al varco per la prossima edizione…magari anche invernale?

Foto ufficiali del Festival di Giuseppe Suma
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Foto non ufficiali di Massimo Privitera
