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18 Feb2022

Scontro fra Titani: Korngold & Mahler

Scritto da Pietro Rustichelli. Pubblicato in Reportage

Scontro fra Titani

Erich Wolfgang Korngold
Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35
Gustav Mahler
Sinfonia n. 1 in Re maggiore "Il Titano"
versione per orchestra da camera di Y. Gamzou.
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Carolin Widmann Violino
Yoel Gamzou Direttore

Il programma proposto dall’Orchestra Verdi di Milano tra il 17 e il 20 febbraio 2022 è la prova - se ancora ce ne fosse bisogno (e, a costo di essere tediosi, ce n’è…) - del filo diretto che lega il linguaggio musicale cinematografico alle proprie origini mitteleuropee e tardo romantiche.


Senza soffermarci sulla vita e la documentata aneddotica che lega Erich Wolfgang Korngold a Gustav Mahler (leggi qui) è intorno ad aspetti puramente musicali che la serata è stata rivelatoria. Citando le note del programma di sala, se è vero che tra le due guerre vi fu una “colonizzazione” della musica jazz e afroamericana in Europa, non si può prescindere (o comunque non considerarne la complessità) dal peso che gli artisti europei (nel nostro caso compositori e strumentisti) hanno avuto nell’America in cui, per motivi economici o socio-politici, si rifugiarono.
Per quanto basato su materiale tematico-timbrico precedentemente elaborato per alcuni film (Another Dawn del 1937 per il primo movimento, Juarez del 1939 per il secondo e Il principe e il povero del 1937 per il finale) lo stupendo “Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35”, completato da Korngold a seconda guerra conclusa, si inserisce perfettamente nella tradizione dei grandi concerti romantici, nel solco di Brahms e Cajkovskij su tutti. L’impronta orchestrale è prettamente straussiana, in diversi momenti quasi impressionistica, a riprova che è il suono hollywoodiano ad aver avuto l’imprinting da quello “viennese” e non il contrario (la contaminazione del jazz nella scrittura “classica” europea è stata assai più mediata).



Venendo all’esecuzione milanese, la solista Carolin Widmann (che già in passato aveva eseguito il brano con la Verdi) si è dimostrata interprete solida nella tecnica e duttile nella musicalità, rendendo alla perfezione tutta la “energica poesia” del primo movimento, caratterizzato (come spesso in Korngold) da uno spiccato melodismo basato su incisi che si inerpicano per intervalli amplissimi e da un serrato dialogo con un’orchestra trattata con colori sgargianti. Il cullante incedere del secondo movimento ha incantato per la sua straniante bellezza, resa in tutte le sue sfumature anche grazie a un magistrale controllo orchestrale da parte del direttore. Il terzo movimento, che con il suo incedere guascone ricorda più da vicino le partiture action cinematografiche dell’autore, ha dato modo di mostrare tutte le capacità virtuosistiche e interpretative dell’eccellente solista e della compagine, che mai si è limitata ad “accompagnare”, e ha sfoderato un suono giustamente sontuoso. Standing ovation finale premiata con un eccezionale “encore” per violino solo.

La “Sinfonia n.1 in Re maggiore” di Gustav Mahler fu composta tra il 1888 ed il 1894, un periodo in cui gli impegni da direttore d’orchestra lasciavano poco tempo a Mahler per la composizione, e fu soggetta a ulteriori revisioni. Questo capolavoro del compositore austriaco è stato eseguito nella versione “ufficiale” del 1899 senza l’originario Secondo movimento (il Lied “Blumine”). Per riprendere il discorso precedente, in più passaggi della Sinfonia si è avuta la sensazione che, invece di cercare di “de-hollywoodizzare” Korngold (come ancora può accadere in molti concerti legati alla musica per film), ci si sia sentiti liberi di mostrare come già nelle pagine di Mahler fosse presente quell’impulso narrativo e spettacolare che avremmo poi ritrovato nell’approccio musicale della cosiddetta Golden Age, per come fu impostata da Korngold e Steiner. Ne è risultata una lettura fulminante, appassionata e coinvolgente, in barba a chi vuole Mahler autore serioso e complessato teutonico. Senza perdere un grammo dello spessore e della profondità della sua scrittura, in diversi momenti si è rimasti stupiti della natura divertita, cinematografica e (non me ne vogliano i puristi) quasi “disneyana” della partitura, nella sua ambiguità armonica, nei repentini cambi di tempo e di umore, con le sue bande militari che irrompono su inserimenti klezmer e i continui “sgambetti” formali. La poesia naturalistica del primo movimento, lo scatenato incedere danzante del “landler” del secondo, il celebre “gioco” della marcia funebre con “Fra’ Martino” in tonalità minore e l’avvincente finale (con tanto di ricapitolazione dei leitmotiv) hanno accompagnato il pubblico in un viaggio entusiasmante. Lo stesso Mahler, nelle sue revisioni dell’opera, più volte lo considerò una sorta di grande poema sinfonico (con rimozione dei numeri e assegnazione di titoli in riferimento a una narrazione interna ispirata al romanzo “Il Titano” di Jean Paul, al cui titolo viene ancora oggi spesso associata) che in questa occasione è apparso in tutta la sua fluidità ed efficacia.



L’abilità di concertatore e il gesto, teatrale ma mai eccessivo o fine a se stesso (in certi momenti pareva di rivedere certe famose silhouette del Mahler direttore d’orchestra), ha permesso all’eccellente M° Yoel Gamzou di non far rimpiangere l’organico originale (qui ridotto per il rispetto dei protocolli di distanziamento AntiCovid) e guidare La Verdi in una performance smagliante e rispettosa della infinità di sfumature che queste partiture richiedono. L’orchestra da parte sua ha risposto con un suono e una compattezza strepitosi, valorizzati dalla sempre ottima acustica dell’Auditorium di Largo Mahler (nulla di casuale!).
Da sottolineare la sempre altissima qualità dell’organizzazione dell’accoglienza, anche tramite la pubblicazione di un programma di sala puntuale e dettagliatissimo, a dimostrazione di come sia possibile fare cultura ad altissimi livelli anche in Italia e in tempi di pandemia.

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Daniela Bocconi

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