Reportage del concerto “We All Love Morricone”
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L’uomo che suonò i citofoni d’America
Reportage del concerto “We All Love Morricone” del 15 febbraio 2022 presso il Teatro Parioli in Roma
Non è facile, per chi scrive questo commento, scindere testa e cuore, ma l’impegno con cui assolvo il compito sarà al massimo; la serata del 15 febbraio al Teatro Parioli (finalmente pieno come ai tempi pre-pandemia) è stata un crogiuolo di emozioni, ricordi, riscoperte. Solo una persona poteva riuscire a sognare di “mettere in scena” uno dei dischi più iconici che siano mai stati prodotti dall’invenzione di qualsiasi supporto fonografico: quella persona è Luigi Caiola, manager del M° Ennio Morricone per 18 anni. Il disco in questione è “We all love Ennio Morricone” prodotto da Caiola e pubblicato dalla Sony nel 2007 per celebrare l’Oscar alla Carriera del Maestro.
In quel semplice pronome inglese composto da due lettere (we) sono racchiusi alcuni tra i musicisti più importanti di tutti i generi musicali esistenti, che il solo leggerli sulla lista delle tracce fa tremare i polsi: da Quincy Jones a Yo-Yo Ma, da Bruce Springsteen a Celine Dion, da Dulce Pontes ai Metallica, da Herbie Hancock a Roger Waters, e molti altri. Linguaggi, stili, ambiti anche diametralmente opposti, ma tutti uniti da quel semplice e indicativo we, raccolti nell’amore per il genio e per la persona Ennio Morricone, ognuno con il proprio modo di “omaggiarlo” in musica.
Ebbene: Caiola per me è stato, è, e sempre sarà “l’uomo che suonò i citofoni d’America”, cioè colui che (fedele ad un proprio sogno, scaturito da una raffinata idea imprenditoriale tanto quanto dall’amore per la musica del Maestro) perseguì questo progetto fino alla sua totale realizzazione e che, una volta avviato, vide salire sul suo “carro” altri entusiasti interpreti della musica che – pur di entrare a far parte di quell’omaggio – realizzarono in un batter d’occhi la loro proposta.
Il concerto, infatti, è anche uno spettacolo nel quale (oltre alla riproposizione dei brani contenuti nel CD) si ripercorrono quei 18 anni di collaborazione tra Caiola e Morricone, anni di successi nei maggiori teatri e arene di tutto il mondo, di collaborazioni stellari, di produzioni discografiche e di video, di premi, fino all’Oscar alla Carriera (ingiustamente mancante fino a quel momento, N.d.R.).
Serve dire qualcos’altro? Non credo. Io, per di più, ho vissuto in prima persona quegli anni, quegli eventi, quel susseguirsi di impegni dai quali il Maestro era sempre sorpreso per il successo e per le attestazioni di affetto ricevute, lui così schivo e riservato.
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La serata è un gioiello di alta oreficeria musicale: oltre all’esecuzione dei brani, ci sono brani recitati (da Giulio Berruti) che narrano l’incredibile storia di questo prodigio discografico vissuto da Caiola, in una sorta di biografia recitata di quello che furono i retroscena di quegli anni esaltanti; come se tutto questo già non bastasse a solleticare l’attenzione di chi ama l’opera morriconiana, la proiezione di alcuni estratti inediti di un’intervista-documentario al Maestro realizzata da Caiola e con la regia di Giovanni Morricone (figlio del Maestro) dal titolo “My Life, My Music”, vanno a suggellare la composizione del “gioiello” musicale grazie a questi contributi che incastonano momenti di verità sulla vita e sull’opera di Morricone, raccontati dal Maestro (a noi increduli spettatori) grazie ad una telecamera.
E nell’alternanza di emozionanti contributi video, favole dello star system narrate come fossero cose di tutti i giorni, i brani del disco vengono eseguiti nei loro arrangiamenti originali dai bravissimi 5 musicisti (Ludovico Fulci, tastiere; Nicola Costa, chitarre; Marco Massimi, basso elettrico; Maurizio Trippitelli, percussioni; Fabrizio Fratepietro, batteria) e le canzoni interpretate da Maria Di Bernardo e Stefano Tanzillo; i titoli (nella scaletta proposta) sono:
• “Come sail away” (dal film TV Viaggio nel terrore – L’Achille Lauro);
• “Love affair” (dal film omonimo);
• “Conradiana” (dal film Nostromo);
• “The Good, the Bad and the Ugly” (dal film Il Buono, il Brutto, il Cattivo);
• “Lost boy calling” (“Playing love” dal film La leggenda del pianista sull’oceano);
• “Conmigo” (dal film Metti una sera a cena);
• “The ecstasy of gold” (dal film Il Buono, il Brutto, il Cattivo);
• “Je changerais d’avis” (versione francese di “Se telefonando”);
• “The Tropical variation” (dal film Nostromo);
• “Could heaven be” (dal film TV Viaggio nel terrore – L’Achille Lauro);
• “Once upon a time in the West” (dal film C’era una volta nel West);
• “Gabriel’s Oboe” (dal film Mission);
• “I knew I loved you” (“Tema di Deborah” dal film C’era una volta in America).
A questi si aggiungano le transizioni musicali volute e scritte da Morricone (ed incise da chi scrive) a “raccordo” tra un brano e l’altro, come fosse un passare di mano le partiture tra il Maestro e gli interpreti della sua musica, piccoli lavori di cesello compositivo da manuale di armonia e contrappunto.
E come da tradizione, il concerto si è chiuso con quel canto del popolo che “Here’s to you” è diventato, dal suo debutto in poi, grazie a quella sua carica dirompente che con la sua energia lo ha fatto assurgere a brano iconico nella sua apparente semplicità pop. E qui, per chi scrive, le lacrime hanno finalmente trovato libero sfogo, offuscando l’immagine proiettata di un commosso Morricone con in mano il suo Oscar alla Carriera, osannato da tutto il cinema americano, che ha – seppur tardivamente – riconosciuto quel giusto premio al solo Compositore per cui sia mai stato coniato uno stile (quello morriconiano appunto) nella storia della colonna sonora.
Anche qui, il pubblico entusiasta ha omaggiato gli esecutori obbligandoli a due bis, perché “quella musica” non basta mai.
I ringraziamenti finali sono stati anch’essi un momento di ritrovo e un altro pezzo di questa incredibile storia: il Direttore del Teatro Parioli, Michele Gentile, ha salutato gli amici Luigi Caiola e Maurizio Trippitelli con i quali produsse il primo concerto dedicato alle colonne sonore del Maestro nel 2001 a L’Aquila, grazie al quale partì la grande avventura del Morricone pop star che il mondo avrebbe potuto apprezzare nei 20 anni successivi.
L’originale proposta musicale, nella sua qualità, si distingue proprio nel raccontare il Morricone musicista “visto” con gli orecchi di altri grandi musicisti, a conferma – ove mai fosse necessario – che la sua musica resterà nell’immaginario collettivo proprio perché capace di arrivare al cuore “di chi sa” allo stesso modo “di chi non sa”.
WE ALL LOVE (FOREVER) ENNIO MORRICONE.
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