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17 Gen2022

Notti Russe - Reportage del concerto de laVerdi

Scritto da Luca Villari. Pubblicato in Reportage

Notti Russe
Reportage del concerto tenutosi presso l’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo dal 13 al 16 gennaio

Dmitrij Šostakovič
“Ouverture su temi popolari russi e circassi”
Igor Stravinskij
L'Uccello di Fuoco, “Suite”
Petr Il'ič Čajkovskij
“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23”
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Valentina Lisitsa Pianoforte
Vincenzo Milletarì Direttore

Se dovessimo scegliere una sola parola per descrivere il concerto di domenica pomeriggio in Auditorium Fondazione Cariplo, sarebbe ENERGIA. Una energia musicale, artistica, fisica, sonora, che arriva da lontano quella che ha caratterizzato tutto il concerto in un crescendo che ha toccato il suo apice con l’esecuzione della coinvolgente pianista russa. L’orchestra Verdi, insieme al giovane direttore Vincenzo Milletarì e alla straordinaria pianista Valentina Lisitsa hanno dato una nuova prova di precisione e accuratezza nell’esecuzione. Tutte le sezioni orchestrali hanno saputo interpretare al meglio i brani della tradizione russa scelti per questo viaggio musicale, creando un impasto sonoro che ha rapito il numeroso pubblico in sala. Il concerto è un ideale viaggio nel tempo, nelle “notti russe”, che conduce il pubblico dai temi popolari russi di Dmitri Shostakovich (1906-1975) indietro nel tempo fino a Petr Tchaikovsky (1840-1893). Lontane fra loro, per ispirazione e per le circostanze in cui sono state composte, le opere in programma sono legate insieme dalle antiche tradizioni artistiche e culturali del “continente” Russia. Il primo brano previsto è la “Ouverture” di Shostakovich, composta nel 1963 in occasione del centenario dell’ingresso del Kirghizistan nello Stato Russo: si tratta di un brano celebrativo che si apre con una esposizione del tema lento, profondo, per certi versi intimo, spirituale, affidato agli archi e ai fiati, che poi esplode in un movimento frenetico, che fa pensare ad una danza, con un continuo contrasto tra registri acuti e gravi e in un confronto tra archi e fiati.
Shostakovich, uno dei più celebri compositori sovietici i cui lavori sono tra i più eseguiti nel mondo, era molto legato al cinema: nella giovinezza, dopo la morte del padre, per sbarcare il lunario, fu costretto a lavorare come accompagnatore musicale nei cinema, suonando dal vivo durante le proiezioni dei film muti. E al cinema tornò qualche anno dopo realizzando le colonne sonore per una ventina di film sovietici. Per non citare l’utilizzo straordinario del suo “Valzer n.2” fatto da Kubrick in Eyes Wide Shut (1999) o l’inserimento della sua “Sinfonia n.8”, e della “Sinfonia n.5”, cosi come del Balletto “La bella addormentata” di Tchaikovsky in Rollerball di Norman Jewison (1975).

Il secondo brano in programma è la Suite “L’uccello di Fuoco” di Igor Stravinskij. In quest’opera le sonorità ricreate da La Verdi sono esplosive, brillanti, convincenti anche nei cambi di metrica e di struttura ritmica, con l’alternarsi di frasi dolci e cantate e di sequenze ritmiche in cui, sostenuto dai timpani e dalle percussioni, il ‘tutti” orchestrale letteralmente travolge e incanta fino alla presentazione del famoso tema principale da parte dei legni e poi ripreso dagli archi.
Ci ha convinto il giovane direttore, Vincenzo Milletarì, originario di Taranto, che ha studiato sassofono, clarinetto, composizione ed oggi, anche grazie al percorso fatto insieme a Riccardo Muti, suo mentore, è uno dei più promettenti direttori d’orchestra italiani. Il suo gesto è chiaro, pulito, coinvolgente così come la sua lettura di tutte le opere proposte in cartellone, non ultimo il concerto del celebre compositore russo.

E’ infatti proprio il “Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23” di Petr Il’ič Čajkovskij, uno dei più grandi e celebri compositori del mondo, a chiudere il concerto. Risulta difficile credere che, per lungo tempo, la musica fu per lui solo un hobby, e che all’inizio fu considerato un compositore di scarso talento, come viene raccontato anche nel bel film di Ken Russell L’altra faccia dell’amore (1971) che vede protagonista il compositore russo e la sua musica (in particolare proprio il suo concerto per pianoforte e orchestra severamente giudicato da Rubinstein, suo maestro e mentore). Quando un brano è così famoso e conosciuto, come nel caso del “Concerto per pianoforte e orchestra n.1” di Čajkovskij è difficile riuscire a maturare un’interpretazione capace di offrire una lettura sorprendente e convincente al tempo stesso come quella proposta da Valentina Lisitsa. L’interpretazione di questo celeberrimo concerto risulta talmente “vera” nella sua lettura che si ha la sensazione di ascoltarla per la prima volta. Ancora una volta è l’energia che colpisce, la tecnica pianistica e la capacità, di questa apprezzata artista, di creare un perfetto legame con la voce dell’orchestra. Il secondo movimento da ancora di più la possibilità di godere della straordinaria tecnica e della capacità di dialogare con lo strumento mettendo in evidenza un timbro caldo ed un legato sempre ricco di carattere, anche nel piano e nel mezzo piano.

Siamo stati davvero felici del ritorno a Milano di Valentina Lisitsa, una delle pianiste più interessanti del panorama internazionale. Noi di Colonnesonore.net avevamo già avuto modo di conoscerla da vicino anche grazie al suo bel lavoro dedicato ai temi classici della Golden Age trattati magnificamente dal suo pianoforte (disco realizzato per la DECCA nel 2016). Nata a Kiev, in Ucraina, Valentina Lisitsa ha iniziato a studiare il pianoforte all’età di tre anni, si è diplomata presso il conservatorio di Kiev ed ha poi continuato i suoi studi e la sua attività negli Stati Uniti dopo il debutto newyorkese nel 1995. Oggi si divide tra Mosca e Roma. Anche in questa occasione ha confermato la sua straordinaria capacità di interpretare con grazia ed energia il repertorio russo, e ha saputo trasportare il pubblico in un viaggio alle radici stilistiche e culturali della musica che racconta un intero popolo riuscendo a compiere una perfetta sintesi tra tradizione e innovazione. Del resto chi meglio di questa pianista che, con oltre 200 milioni di visualizzazioni del suo canale YouTube ed oltre 500.000 iscritti, di fatto rappresenta la musicista classica più seguita sul web, poteva riuscire in questa importante operazione di ri-lettura di una tradizione che si rifà alla scuola classica russa e affonda le proprie radici in una cultura antica, popolare?

Valentina Lisitsa ha raggiunto, grazie al suo lavoro e alla sua attività digital, un numero grandissimo di persone tanto da portare la Royal Albert Hall, in modo totalmente inaspettato, ad aprire per lei le sue porte, per il suo debutto londinese già nel giugno del 2012, un evento che, oltre a diventare un disco, è stato trasmesso in diretta streaming su YouTube. Anche in questi tre concerti tenuti a Milano presso l’Auditorium ha confermato la sua grande capacità di interprete, la sua straordinaria energia e la grande generosità nei confronti del pubblico milanese che non ha nascosto il proprio apprezzamento per questa pianista ricca di talento.

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Daniela Bocconi

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