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08 Mag2026

Reportage del Musical "Frankenstein Junior" di Mel Brooks

Scritto da Daniele Magni. Pubblicato in Reportage

locandina frankenstein jr musical milano

Frankenstein Junior di Mel Brooks: un Saltafoss di risate tra note canterine!
Reportage del Musical dal 6 all’8 maggio 2026 al Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni di Milano

Semi di zucca. Per me Frankenstein Junior ha il sapore salato dei fiori di zucca.
Mi spiego: ci sono reminiscenze cinematografiche, soprattutto infantili, che sono legate indissolubilmente a un particolare, vivido nella memoria dopo decenni. Suppongo sia così per tutti. 

Come, ad esempio, il ricordo della visione di Grease in un cinemino di terz’ordine mi riaccende la soddisfazione del primo pallone fatto con le Big Babol, le succosissime gomme da masticare appena lanciate all’epoca, così Frankenstein Junior mi riporta a una saletta di periferia, con le sedie di legno, lo schermo rattoppato e i semi di zucca, venduti alla cassa insieme alle bottigliette di rosolio, alle caramelle Charms e alle stringhe di liquirizia, che scopersi proprio in quella occasione.

Superato lo shock del bianco e nero della pellicola (le locandine appese all’esterno avevano le foto a colori), il bimbo che ero si imbatté per la prima volta in quella comicità altalenante tra alto e basso, tra battute brillanti e doppisensi volgarotti, condita dalle smorfie del grande Gene Wilder e dagli occhi strabuzzati di Marty Feldman. Quella saletta mi restituì al mondo con un sorriso soddisfatto stampato sulla faccia imberbe. La squisitezza citazionista dell’omaggio cinefilo di Mel Brooks ai grandi film “con i mostri” della Universal l’avrei apprezzata appieno solo in visioni posteriori, più adulte e consapevoli, ma quel pomeriggio mi ero imbattuto per la prima volta in quell’umorismo di “stampo ebraico-newyorkese” (come dicevano i Gatti di Vicolo Miracoli) che avrei ritrovato nell’anarchica follia dei fratelli Marx e nel mondo malinconico di Woody Allen.

Fine dell’amarcord, poco interessante ai fini della recensione di questo spettacolo, ma utile per fare capire che cosa rappresenti Frankenstein Junior per chi scrive, e per palesare il piacere con cui ho accolto la richiesta del nostro direttore Massimo Privitera di assistere alla rappresentazione in vece sua, essendo lui impegnatissimo in questo momento nella sua collaborazione al set del nuovo progetto dei Manetti Bros. E se per me il film di Brooks rappresenta un classico intoccabile foriero di risate anche dopo “enne” visioni, posso ben affermare di essere in buona compagnia, se è vero - come è vero - che Frankestein Junior ha proprio in Italia la sua fanbase più ampia e appassionata a livello mondiale.

locandina frabkenstein junior mel brooks

Non stupisce dunque la messa in scena di una versione in italico idioma (su licenza ufficiale) del musical scritto e musicato dallo stesso Mel Brooks, che ha firmato il libretto con lo scrittore Thomas Meehan, autore di lavori teatrali come Annie, The Producers e Hairspray. E non stupisce vedere il Teatro Nazionale di Milano pieno, con un pubblico bendisposto e non certo avaro di applausi, con una ampia frangia di fan hardcore di alcuni dei protagonisti in scena, evidentemente amici o parenti, davvero esagitati. Infatti, venendo allo specifico della rappresentazione firmata dalla Compagnia I Saltafoss, quello che colpisce di questo allestimento è proprio la corposità della compagine on stage: “un cast di più di 30 artisti, tra attori cantanti e ballerini”, recitano le note del programma. Se alle battute si ride più per abitudine che per sincero trasporto (difficile che qualcuno in sala non conosca il film di riferimento), anche se gli attori sono bravi, quello che esalta sono i momenti di ballo e canto in cui il palco si riempie di scatenate e coloratissime figure volteggianti, sulle roboanti note da vero musical di Broadway di Mel Brooks, rese ancora più coinvolgenti dagli strepitosi cori dei Saltafoss, che avendo già proposto lo spettacolo nella scorsa stagione, hanno evidentemente messo a punto in maniera impeccabile canzoni, coreografie e cambi di scena, coadiuvati da una ottima e funzionale scenografia. Per quanto riguarda i testi, si cerca di “nazionalizzare” alcuni passaggi; parlando di coppie famose si citano Hillary&Totti e Franco&Ciccio (ricordiamo che Giampiero Ingrassia è stato il protagonista di una precedente versione del musical prodotta dalla Compagnia Della Rancia) e sono più insistiti, rispetto al film, sottintesi e doppisensi sessuali, ben serviti dalla splendida carnalità di tutte le protagoniste. L’acme è ovviamente il momento metateatrale rappresentato dalla ormai celeberrima esibizione di Fredrick Frankenstein e del mostro sulle note di “Puttin On The Ritz”, con la creatura che amplifica a tratti atteggiamenti ed espressioni fantozziane, in virtù anche di una certa somiglianza con Paolo Villaggio. Da segnalare uno strepitoso Igor, che riesce nel non facile compito di non far rimpiangere eccessivamente la maschera surreale di Marty Feldman, e ottima l’interprete dell’insopportabile fidanzata del protagonista, dotata di splendida voce.

In definitiva mi sento di rendere onore alla compagnia de I Saltafoss (li trovate sui social), per aver avuto l’ardire di affrontare con la giusta baldanza tale mostro sacro della cultura pop, vincendo nella non facile impresa di accontentare un pubblico di fan sfegatati. E, a giudicare dagli applausi, di avere vinto di larga misura.

Frankenstein Junior cast Foto di Matteo Lava

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Daniela Bocconi

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