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01 Apr2026

Trionfale concerto del Danish String Quartet a Roma per la Stagione IUC 2026

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

foto danish string quartet

Trionfale concerto del Danish String Quartet a Roma per la Stagione IUC 2026

L’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma è solita proporre programmi musicali con esecuzioni di altissimo profilo artistico e intellettuale. Un’ulteriore testimonianza ci è giunta lo scorso lo scorso 28 marzo con un concerto del Danish String Quartet impegnato in un suggestivo programma con musiche di Alfred Schnittke (1934 - 1998), Jonny Greenwood (1972) e Dmitrij Shostakovich (1906 – 1975), tre compositori particolarmente legati al grande schermo.

larisa sepitko

Larisa Septko sul set del film Addio a Matjora

Berlinale 1977. Il prestigioso Orso d’Oro viene conferito al film L’Ascesa di Larisa Šepit’ko, talentuosa e bellissima regista di origine ucraina, compagna dell’eminente regista Elem Klimov (1933 – 2003). Lavoro di profonda introspezione psicologica, il film è una drammatica metafora della passione di Nostro Signore. Nel luglio 1979 Larisa Šepit’ko perderà la vita in un tragico incidente d’auto, in un periodo in cui era impegnata nelle riprese del film Addio a Matjora, completato poi dal marito Elem Klimov, toccante lavoro fra i più belli pervenutici dalla Russia Sovietica. Schnittke, musicista inviso al regime per il suo linguaggio avanguardista definito ‘formalista’, molto attivo in campo cinematografico, era fortemente legato dal punto di vista umano e artistico ai due registi avendo anche musicato diversi loro lavori. All’indimenticabile cineasta è dedicato il suo “Quartetto per Archi n. 2” composto nel 1980 su commissione del Festival di Evian, una partitura profondamente coinvolgente che evidenzia in modo significativo l’interesse del musicista per il canto corale ortodosso (Znamennyi). La densità del tessuto sonoro poggia su elementi tonali mutuati da antichi inni russo-ortodossi del XVI e XVII secolo appartenenti alla collezione di Nikolaj Vasil’evicˇ Uspenskij (nn. 10, 16, 34, 92 e 102, Works of Ancient-Russian Singing Art). Nel suo alternarsi in atmosfere conflittuali e consolatrici, la partitura si basa su un libero impiego di una polifonia dissonante di taglio eterofonico propria del canto corale ortodosso che acquisisce una profonda valenza simbolica. Attraverso l’impiego di una tecnica esecutiva particolarmente complessa la scrittura trasmette un elevato e toccante impatto corale. I laceranti accenti del quarto movimento ‘moderato’ esprimono con dirompente forza espressiva il profondo dolore del musicista per la perdita di una cara amica e artista.

il petroliere

Il petroliere

Acclamato polistrumentista e compositore britannico Jonny Greenwood è stato chitarra solista della band Radiohead e ha stabilito uno stretto rapporto di collaborazione artistica con il regista Paul Thomas Anderson. Ricordiamo fra i film da lui musicati The Master e il recente Una battaglia dopo l’altra, vincitore di vari Oscar fra cui miglior film e migliore sceneggiatura. Un premio Oscar lo ha ricevuto nel 2008 - a nostro avviso non meritato – anche il film Il Petroliere, la cui musica composta da Jonny Greewood è stata presentata in forma di Suite nel concerto tenuto dal Danish String Quartet. Inquadrata in uno schema architettonico barocco ma con un tessuto strumentale moderno, non sempre montata nel film in modo impeccabile, la scrittura del musicista britannico alterna passaggi melodici con una ritmica aspra, convulsa e a tratti aggressiva che con i suoi cluster si rapporta in modo incisivo alla ruvidità dei personaggi e dei circostanti ambienti californiani.

In una lettera del 22 aprile 1950 indirizzata a Edison Denisov, futuro importante compositore dell’avanguardia sovietica, Dmitrij Shostakovich allegava la partitura del suo “Quartetto n. 3 in Fa maggiore” raccomandando di analizzarlo con cura, considerandolo il suo migliore lavoro creato fino a quel momento. Composto nel 1946 è dedicato al Quartetto Beethoven. Presenta una struttura architettura non classica ma basata su cinque movimenti come la sua “Sinfonia n. 9 in Mi bemolle” (1945). Dopo un’iniziale atmosfera gioviale gradualmente si addensano accenti più gravi e contemplativi che riflettono l’angoscia per un futuro assai incerto: dopo l’iniziale gioia per la vittoria sull’esercito nazista il paese rimaneva avvolto nella feroce dittatura stalinista. Interessante notare come nel primo movimento “Allegretto” Shostakovich sostituisce il suo tradizionale sviluppo con un’elaborata doppia fuga con elementi del primo tema con il tema secondario nel ruolo di contro-soggetto. Questa scelta estetica non deve sorprendere in quanto il compositore russo considerava la fuga la forma più alta di espressione spirituale e musicale. Il terzo movimento “Allegro non troppo” è avvolto in una ritmica dirompente che rimanda allo “Scherzo” della successiva “Sinfonia n. 10 in Mi minore”.

foto danish string quartet2

Di grande interesse anche l’incisiva influenza della musica folkloristica jiddish in questa sua fase compositiva che coinvolge in particolare anche il “Quartetto n. 2 in La minore” e il “Trio n. 2 in Mi minore” per violino, violoncello e pianoforte. Acclamato a livello internazionale per l’impeccabile livello tecnico ed esecutivo e per l’originalità dei programmi proposti il Danish String Quartet si conferma formidabile interprete della letteratura da camera nella sua capacità di coniugare eccelso virtuosismo con profondo slancio ed eclettismo interpretativo che lo vede affrontare con disinvoltura autori molto diversi, dal periodo classico al contemporaneo. Colpisce la profondità di accenti, il coinvolgente denso spessore sonoro e il tratteggio severo con cui viene rappresentato il dramma umano che ha ispirato il “Quartetto n. 2” di Schnittke così come la capacità di cogliere in modo esemplare l’interiore tensione narrativa che percorre il “Quartetto n. 3 in Fa maggior” di Shostakovich. Nella straordinaria reciproca intesa virtuosistica e comune impegno intellettuale Rune Tonsgaard Sørensen, violino, Frederik Øland, violino, Asbjørn Nørgaar, viola e Fredrik Schøyen Sjölin, violoncello, riescono a plasmare un impasto sonoro avvolgente e intenso che trasmette l’impressione di trovarsi di fronte ad una orchestra dai connotati sinfonici. Il Danish String Quartet ha realizzato diverse registrazioni discografiche per il Label tedesco ECM fra cui consigliamo vivamente il CD con brani di Bach, Schnittke e Beethoven ecm 2562. 
Stellare esperienza musicale accolta dal folto pubblico con festosi applausi.

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Daniela Bocconi

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