Reportage della quinta edizione del “Roma Film Music Festival”

“Il Festival che resta impresso grazie alla sua vera Passione cinemusicale”
Reportage della quinta edizione del “Roma Film Music Festival” svoltasi dal 18 al 22 Marzo 2026 presso i Forum Studios

INTRODUZIONE
<<Questa quinta edizione segna un ulteriore passo in avanti e ci accredita come punto di riferimento internazionale per la musica dedicata al cinema>>. Nella dichiarazione di Marco Patrignani (leggete qui comunicato stampa integrale), ideatore, fondatore e Direttore Artistico del “Roma Film Music Festival”, nonché presidente dell’Orchestra Italiana del Cinema e patron degli storici Forum Studios – fondati nel 1970 dagli illustri e popolari compositori Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovajoli e Piero Piccioni e denominati il “Tempio della Musica” (le colonne sonore premio Oscar de Il Postino e La vita è bella sono state incise qui) – è racchiusa tutta la concreta passione e perseveranza del suo creatore e di uno staff tra i più efficienti e professionali che vi siano in Italia per quel che riguarda la realizzazione di un evento del genere; in special modo tra i più rilevanti e oramai famosi nel nostro Bel Paese e all’Estero, tributante la Musica Applicata alle Immagini in tutti i suoi aspetti capillari e ramificati – perché non di sola Film Music vive questo Festival eppure musica per serialità, videogiochi e multimedialità –, gemellato sin dalla prima ora con il Krakow Film Music Festival e il Fimucité di Tenerife, i due più noti e importanti festival al mondo sulla Musica per Cinema e Serie TV, paragonabili per portata e rilevanza agli Oscar.

Conclusosi lo scorso 22 marzo presso le due prestigiose location, quella del succitato Forum Studios e del confinante Forum Theatre, spazio immersivo da capogiro, unico per metratura e caratura in Italia, situati in Piazza Euclide e non ultimo l’Auditorium Conciliazione, il “Roma Film Music Festival 2026”, con il suo esordio avvenuto il giorno 18, è stato ancora una volta clamoroso e coinvolgente sotto ogni punto di vista, dopo quattro precedenti edizioni che avevano lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva di cinefili, musicisti, studenti e appassionati di colonne sonore da ogni parte del globo.
Ancora una volta, prima di addentrarci peculiarmente nelle giornate festivaliere attraverso i suoi panel-talk, eventi e concerti, non ultimo il Film Concerto che è la ciliegina sulla torta di questo Festival fin dalla sua prima edizione nel 2022 (vi invito a rileggervi ogni singolo resoconto delle pregresse edizioni per comprendere, qualora non lo abbiate già fatto a suo tempo, l’evidente e consistente gittata del “RFMF” dai suoi fulminanti esordi, andando nella sezione reportage apposita o facendo la ricerca correlata sul nostro sito), devo (ormai sembra un mantra negativo e reiterato) riferire una nota dolente, che logicamente non fa riferimento al festival ivi descritto, ancor meno alla sua organizzazione, altrimenti contraddirei quanto affermato sin qui, bensì punzecchiante e (ancor più in dettaglio) affliggente gli aficionados del panorama della musica per film, gli allievi dei corsi e masterclass cine-televisivo-musicali ed anche i cinefili italici (soprattutto la prima categoria) che lamentano troppo spesso non vi siano manifestazioni legate alla musica per immagini da poter vivere in prima persona, così da incontrare chi ne fa parte da anni ed anni e scambiare pareri e ricevere consigli o assistere dal vivo a performance appaganti. Una lamentela immotivata visto che l’universo delle soundtracks (non più di “nicchia” come si soleva spesso e ignorantemente scrivere e dire tra le riviste e la critica blasonata cinematica e accademica della musica cosiddetta colta; nondimeno la musica applicata, ricordatelo a chiare lettere esimi detrattori, è anch’essa colta!), da molti anni a questa parte, è rappresentato egregiamente e culturalmente da nomi notevoli in molteplici e vari eventi, concerti, show, incontri, corsi e conservatori o accademie di rilievo (e mi riferisco solo al nostro italico luogo di appartenenza dato che all’Estero questa distinzione tipicamente italiota non è mai sussistita o stata ‘abbracciata’).

Mi stupisco ancora e gravemente che chi si enunci come accanito cultore di musica per immagini non sia informato a 360 gradi su ciò che riguarda la materia che lo appassiona grandemente, da quanto urla a voce alta, e possa sostenere di non esserne a conoscenza o accorgersene in ritardo di eventi come il “Roma Film Music Festival” o pochi altri correlati – vedi gli altrettanto considerevoli “Premio Mercurio d’Argento” a Massa in Toscana con la mia direzione artistica, l’”Apulia Soundtrack Awards” di Cyril Morin a Carovigno in Puglia o il “Creuza de Mà, il festival di musica per cinema” diretto dal regista Gianfranco Cabiddu, a Carloforte in Sardegna – o nientemeno, ancor peggio, parlandone sommariamente e con una qual certa noncuranza come fanno coloro i quali hanno la coda di paglia e non vogliono ammettere di essere in torto marcio. Non è assolutamente concepibile, oggi come oggi, maggiormente, dato che viviamo nell’epoca dell’informazione a portata di mano da ogni dove – a differenza di quando ero ragazzo io, ben 40 anni addietro, dove le informazioni le reperivi col contagocce e solo sui giornali o in televisione e in ogni caso le riuscivamo ugualmente ad ottenere –, che chi Ami la musica, le sue colonne sonore e suoi autori non sappia cosa vi sia in Italia che la tratti onorevolmente e che (questo ancora più insolente e pesante) che da ben 23 anni vi sia online (anche se per 4 anni in formato cartaceo) questa rivista, unica nel suo genere in territorio nostrano, a parlare seriamente e passionalmente di musica per immagini (scusate lo sfogo e la non modesta esaltazione ma, davvero, sentire ancora che chi vuole fare il compositore di colonne sonore e chi si ritenga appassionato delle stesse non sappia di ColonneSonore.net mi fa rabbrividire e sconfortare; e lo scrivo a ragion veduta, sappiatelo!). Aggiungo solo un’altra cosa: Svegliatevi e Non Lamentatevi come fanno i tipici italiani che sanno solo criticare mentre sono comodamente stravaccati sul divano di casa loro a cazzeggiare sui social tutto il giorno dietro al nulla più estremo e totalizzante. Adesso che mi sono liberato di questo pensiero-macigno, magari andando un attimo fuori reportage, che per fortuna non raffigura la stragrande maggioranza dei cultori cinemusicali, passiamo concretamente alle giornate che hanno contraddistinto, tra rinfrancanti risate, sobrie (ed anche meno) commozioni, inediti racconti, sconvolgimenti emotivi e sorprese sorprendenti, questa quinta edizione del “Roma Film Music Festival” che non si dimenticherà, come per le precedenti, facilmente. Perché è il Festival che resta impresso grazie alla sua vera Passione cinemusicale.

I “TALK”


Marco Patrignani, Elisabetta Umiliani, Massimo Privitera e Alessandra Umiliani
Le prime tre giornate del Festival sono state un grandissimo, operosissimo e spumeggiante omaggio ad uno dei più amati compositori italiani (a buon diritto, ancora oggi, grazie alla sua inossidabile modernità), al pari di Ennio Morricone, Riz Ortolani (di cui si festeggia quest’anno il centenario dalla nascita), Piero Piccioni, Mario Nascimbene e Nino Rota per notorietà internazionale, ossia l’avanguardista, sperimentatore, intriso di Jazz sin nel midollo, Piero Umiliani, a cento anni dalla sua nascita avvenuta a Firenze il 17 luglio del 1926. L’autore, scomparso a Roma il 14 febbraio del 2001, è stato il compositore di quel gioiellino frivolo e beffardo di “Mah-nà mah-nà” (conosciuto anche con il titolo di “Viva la sauna svedese”), eseguito in origine e canticchiato dalle voci del maestro Alessandro Alessandroni e di sua moglie Giulia De Mutiis, scritto di fretta e furia per commentare una sequenza, aggiunta in montaggio all’ultimo minuto, che abbisognava di un commento musicale appropriato, inerente provocanti e libertine donne svedesi saltellanti sulla neve in pieno giorno, appena uscite dalla sauna nel gelo di una località nordica, nel cult mondo movie di Luigi Scattini Svezia inferno e paradiso del 1968; motivetto assurto a colossale fama grazie all’inserimento come sigla alternativa del celeberrimo programma TV statunitense Muppet Show nel 1976, così decretandone il successo mondiale. Umiliani, con i suoi molteplici album di colonne sonore e library music registrati e pensati con estrema autorevolezza (composti da un’elevata ispirazione timbrica e armonica e tanto geniale artigianato che da sempre fa spiccare i nostri Compositori di Film Music del glorioso passato, ammirati dappertutto), è tutt’oggi fonte di emulazione, estro e citazione non soltanto nelle soundtracks, perfino nella musica leggera e da discoteca, grazie alle performance di Dj e cantanti famosi in tutto il globo. Magari tante pellicole non le ricordate, se non siete cultori incalliti del suo comporre, però le sue melodie sono intramontabili e apportatrici di idee da restare impressionati positivamente e indurre ad acquistare subito ogni suo album e (ri)scoprirne caratteristiche ed illuminanti soluzioni sonore – andatevi ad ascoltare le OST del succitato Svezia inferno e paradiso (che non vive di solo “Mah-nà mah-nà”, anzi, di ben altro!), del popolare I soliti ignoti, poi La legge dei gangsters (il bellissimo tema “Crepuscolo sul mare” è stato riutilizzato in Ocean’s Twelwe del 2024), La ragazza dalla pelle di luna, la sigla della Domenica Sportiva “Dribbling”, Il vigile, Smog, Una bella grinta, 5 bambole per la luna d’Agosto, Due marines e un generale e Audace colpo dei soliti ignoti –.

Umiliani è stato tributato anche da una puntigliosa mostra immersiva a cura del noto appassionato collezionista toscano Alessandro Orsucci e delle figlie di Piero, Elisabetta e Alessandra, all’interno del Forum Theatre, con l’esposizione di manifesti originali, oggetti personali, vinili, partiture e tanto altro materiale d’archivio da lasciare a bocca aperta tutti gli ospiti ed il pubblico intervenuti in maniera nutrita.

Dicevamo: le prime tre giornate, un omaggio accorato e sincero al Maestro fiorentino di nascita, con tre Talks (tutti ospitati tra lo Studio A dei Forum e il Forum Theatre, come da tradizione del festival) dal grande risalto mediatico, inframmezzati da trascinanti e gaudiosi Dj Set di totale Listening Session in piena libertà espressiva performati dal bravissimo Dj Frankie 45 aka Francesco Argento e dai concerti di cui parlerò più avanti. I talk con le figlie presenti sono stati nominati “Alessandra e Elisabetta Umiliani – Piero Umiliani: incontro ravvicinato con un gigante della Musica”, “Jolly Mare con Alessandra e Elisabetta Umiliani – Suoni dal futuro” e “The Italian Groove – Umiliani & Calibro 35”. Tutti e tre moderati da chi vi scrive: il primo alla presenza di sua eminenza, il “Tempio della Colonna Sonora”, Mr. Claudio Fuiano, esperto e curatore di colonne sonore per varie etichette sia italiane che straniere, nonché discografico, che tutti gli appassionati di musica per film conoscono perfettamente, il quale ha fatto ascoltare in esclusiva per il “RFMF” un’intervista audio inedita al Maestro Umiliani fattagli negli ultimi anni di vita, in cui racconta i suoi esordi nella colonna musicale cinematica, anche in qualità di esecutore, arrangiatore e orchestratore – magnifico e ridanciano l’aneddoto sulla recording session de Il bidone del 1955 di Nino Rota per Federico Fellini nel quale il suo arrangiamento del tema portante viene scartato dal celeberrimo regista per essere sostituito da una serie di pernacchie, con altissimo disappunto di Umiliani che quasi lo manda a quel paese –; commossa e felice la sorpresa delle figlie di Piero nell’ascoltare per la prima volta la voce del loro adorato padre e il suo amorevole e gaudente accento toscano nel raccontarsi con sommo piacere al microfono dell’appassionato e preparatissimo Fuiano. Il tutto alla presenza sul palco della giovane cantautrice, attrice e vincitrice del David di Donatello (miglior canzone originale per Proiettili (ti mangio il cuore) insieme ad Elodie), Joan Thiele (vedi Joan Thiele - Wikipedia), che dagli esordi ha sempre tenuto a precisare che Umiliani è la sua fonte d’ispirazione compositiva, affermandone così l’attualità delle sue sonorità e idee musicali – la cantautrice è presente nel bel documentario Il tocco di Piero di Massimo Martella (leggete qui recensione) –.

Il secondo talk, sempre con la partecipazione delle figlie di Umiliani a rinverdire i fasti privati e professionali di cotanto padre, ha visto la presenza del polistrumentista, compositore, produttore e Dj Fabrizio Martina, in arte Jolly Mare, il quale ha fatto ascoltare in anteprima alcune sue inedite composizioni incise all’interno dello storico e apprezzato Sound Workshop Studio di Piero Umiliani, dove il compianto Maestro toscano ha realizzato molte delle sue colonne sonore e library music indubbiamente Cult. Studio assai agognato dai musicisti e autori contemporanei per poter rivivere l’esperienza compositiva dell’illustre loro ispiratore, potendo mettere mano, come il suddetto Martina è riuscito a fare, agli strumenti originali utilizzati per incisioni ancora oggi ritenute fondamentali e innovative del vasto repertorio di Umiliani. A dimostrazione del fatto che i “Suoni del Futuro” di nuove leve di compositori e interpreti sono nati da colpi di genio di autori come il celebrato, per l’appunto, Piero; difatti Jolly Mare nasce dallo sperimentare nuove soluzioni sonore e compositive sulla base di melodie e idee leitmotiviche, alcune volte persino molto avanti per l’epoca, di autori anni ‘70 quali, in primis, l’omaggiato compositore toscano.

Il terzo e ultimo incontro su Umiliani, ancora una volta con Elisabetta ed Alessandra a farne da testimoni vivide e accalorate, è stato presenziato dai Calibro 35, al secolo Massimo Martellotta, Tommaso Colliva, Enrico Gabrielli e Fabio Rondanini (unico assente durante il talk), anche loro vivida testimonianza di estrema passione per la musica del Maestro fiorentino – nel succitato docu Il tocco di Piero rieseguono molti temi Live, che si sono ascoltati in parte durante l’incontro in esame, mantenendo il loro stile ma non snaturando quello originario. D’altronde parliamo della band attuale più insigne e osannata tra i fan e i cultori delle colonne sonore anni ‘60 – ‘70, visto che sin dagli inizi hanno perpetrato nelle loro performance e album originali un suono propriamente funky-jazz-prog dal forte groove sperimentale, memore di alcune colonne sonore italiche e di certe nuance di altissimo valore melodico-esecutivo di nomi del calibro (giustappunto, nomen omen!) di Franco Micalizzi, Ennio Morricone, Stelvio Cipriani, Piero Piccioni, Piero Umiliani, etc. etc. etc., riadattandolo ai giorni nostri e rendendolo nuovo e ancor più sfolgorante. Tra l’altro negli anni, dal loro esordio milanese nel 2007, hanno scritto colonne sonore originali per le serie Blanca e di recente Sandokan, lasciando il segno. Il loro album di Umiliani preferito, a parte i brani “Crepuscolo sul mare” da La legge dei gangsters e “Chaser” da Il corpo – i medesimi pezzi amati dalle sorelle Umilani –, è “To-Day’s Sound”(Beat Records DDJ05S); ed anche la band, come nel caso di Jolly Mare, ha sottolineato l’importanza della figura di Piero e la sua ancora perpetuante carica comunicativa sonora nelle nuove odierne generazioni di musicisti ed esecutori.


I restanti Talk, come avvenuto nelle quattro precedenti edizioni, hanno avuto modo di spaziare tra diverse correnti compositive e temi attuali, seppur ancorati ad un passato storicamente ben consolidato in quanto ad idee di approccio ed esecuzione vera e propria, andando così a sottintendere che la tecnologia avanza, i metodi di scrittura mutano, l’intelligenza artificiale fa paura ma solo a chi non la sa usare e analizzare con serietà e capacità, odiandola esclusivamente per partito preso; ergo si modernizza il processo creativo e operativo, tuttavia cercando di restare fedeli al proprio stile e al “tema” che delinea in una colonna musicale il “non detto” delle immagini, con una sua valenza significante fuori e dentro le stesse sequenze, riuscendo a vivere di vita propria ed entrare nella mente e nel cuore dell’ascoltatore cinefilo, seriamente sensibile nel percepirlo.

I panel hanno trattato anche presentazioni di libri e hanno visto la presenza di altri settori della Settima Arte come la regia, il montaggio ed altri reparti che sono vicini all’aspetto compositivo più di altri, com’è giusto che accada in un contesto onorevole come il “Roma Film Music Festival”. Si sono succeduti nelle mattine e (in prevalenza) pomeriggi figure quali il noto compositore pluricandidato Paolo Vivaldi (titolo talk “Il suono dell’immagine”), che ha narrato la sua esperienza in TV, Teatro e Cinema, soffermandosi sulle colonne sonore de Il Nibbio (2025) e Non essere cattivo (2015), ultima pellicola del regista Claudio Caligari e recando esempi del suo comporre attraverso video contributi ed esecuzioni personali al piano in studio dal vivo.

La presentazione, moderata vivacemente dal nostro vicedirettore Marco Testoni, del mio e di Daniela Bocconi libro “La Sinfonia delle Emozioni” (Bietti Edizioni, collana “Fotogrammi” a cura di Ilaria Floreano), dedicato al potere evocativo della musica per immagini attraverso la lente d’ingrandimento delle emozioni primarie e secondarie umane (disgusto, gioia, paura, rabbia, sorpresa, tristezza, amore, ansia, colpa, gelosia, imbarazzo, invidia, speranza e vergogna: la serie di playlist correlata alla lettura del libro è presente su Spotify, meglio sentirla una volta acquistato il libricino su Amazon).

L’incontro con l’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film sul ruolo autoriale del compositore nell’opera filmica attuale, è stato moderato dal suddetto Testoni alla presenza del presidente dell’associazione Pivio, di Lorenzo D’amico, il vice presidente di 100 autori e di Francesco Martinotti, presidente di ANAC, in cui si è argomentato il nuovo procedimento di legge sul Cinema (a questo link migliori delucidazioni a riguardo) e un nuovo statuto di votazione per l’Ente David di Donatello.

La ragguardevole special guest di questo Festival, il notissimo pianista di Hollywood (oltre mille colonne sonore all’attivo come esecutore, tra cui le arcinote La La Land, Forrest Gump, Titanic, Il colore viola, Harry Potter, Star Wars, A Beautiful Mind), il compositore e orchestratore Randy Kerber (al quale è andato il riconoscimento come “Best Film Music Performer”, sigillato dalla scultura firmata dall’artista Dante Mortet), moderato dall’amico della prima ora del “RFMF”, Robert Townson (produttore tra i più influenti nel panorama delle colonne sonore e promotore della Film Music in tutto il mondo con concerti ed eventi da lui stesso ideati, non ultimo storico fondatore dell’etichetta di soundtracks Varèse Sarabande) e Marco Patrignani, che hanno intitolato la chiacchierata in inglese (vi rammento che il Festival è internazionale e gli incontri sono sia in italiano che in inglese) “Inside the Score”: un’intervista dal vivo in piena libertà, ricolma di aneddoti e ricordi parecchio personali e a tratti stupefacenti e commoventi al contempo – alla mia domanda “quale fosse stata la colonna sonora o melodia più complicata da eseguire in carriera?”, il simpaticissimo e cordiale Kerber ha risposto “il tema di Edwige di Williams dal primo Harry Potter”; lui che è un pianista eclatante e favoloso oltre ogni dire! Si resta stupiti dal comprendere quanto ami ciò che fa e quanto sia realmente ardua la musica di John Williams da eseguire anche per un virtuoso meticoloso come lui (qui potete guardare la puntata di Soundtrack City con Kerber al pianoforte che esegue il tema di Morricone da Nuovo Cinema Paradiso nello studio A dei Forum). E’ stato uno dei Talk più illuminanti, vibranti ed emozionanti per un fan della musica per film al quale assistere! Nel capitolo “Concerti” vi svelerò un dietro le quinte che mi ha riguardato in prima persona con Randy – sì lo chiamo così, dandogli amorevolmente del Tu, perché si è instaurata un’amicizia di quelle subito reali, dovute ad una forte affinità di cui vi racconterò più avanti –.


“Film Music Festival – Un dialogo europeo” ha narrato il connubio tra il “Fimucité – Tenerife International Film Music Festival” (Home) di Diego Navarro, il “Krakow Film Music Festival” (Krakow Film Music Festival) di Agata Grabowiecka (è stata nominata a sorpresa Ambasciatrice del “Roma Film Music Festival 2026”) e legittimamente il loro giovane partner, in ordine di tempo, il “RFMF” di Marco Patrignani, andando a discutere, i tre curatori medesimi, del loro gemellaggio artistico e culturale, essendo i loro festival non solo lo specchio internazionale della Musica per Immagini ma un centro di coesione e di promozione dei luoghi in cui questi tre importantissimi eventi si svolgono, in un’Europa fucina di talenti e networking di altissimo profilo anno dopo anno, portando alla luce ciò che altrimenti non avrebbe l’appropriato e onorevole riscontro mediatico-artistico. Insomma, sono tre Festival che vanno frequentati e vissuti in tutte le loro giornate se si è effettivamente amanti delle colonne sonore e dei loro artefici; ve lo sottolinea colui che ha avuto modo di ‘sentirne’ ogni essenza sonora, ogni partecipazione emotiva e artistica, ogni dietro le quinte, tastando con anima e corpo dal vivo talune edizioni, che restano appiccicate positivamente ed emozionalmente addosso come un Amore Bello che non si scorda più, nemmeno col trascorrere degli anni.

“Le tre anime di un film: regia, montaggio, musica” è stato uno di quei talk che sia io che Patrignani desideravamo da tempo portare al Festival, in cui far confrontare tre figure di differenti reparti autoriali del Cinema, ovviamente aventi come comun denominatore il compositore: in questo caso il noto Fabio Massimo Capogrosso (Esterno notte, Rapito, Il tempo che ci vuole, Primavera) che ha convivialmente colloquiato, dietro mia moderazione, con la montatrice Francesca Calvelli (ha vinto tre David di Donatello, quattro Ciak d’oro e sei Nastri d’argento e montato pellicole e serie TV quali L’ora di religione, Vincere, Fai bei sogni, Finalmente l’alba, L’amica geniale, Il tempo che ci vuole, Portobello), moglie di Marco Bellocchio, e con il regista e sceneggiatore Gianluca Jodice (Il cattivo poeta, Cercando la grande bellezza, dietro le quinte del film La grande bellezza di Paolo Sorrentino), inframezzando il talk con la visione di alcune sequenze topiche con sue musiche in primo piano da Esterno notte, Rapito, entrambi di Bellocchio e da Le Déluge - Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Jodice con la fotografia di Daniele Ciprì e il montaggio di Giuseppe Trepiccione. Una conversazione aperta e sensibile, a tratti divertente e sui generis, che ha fatto comprendere agli astanti quanto sia necessario un corretto dialogo tra le tre figure artistiche cinematografiche per la riuscita ottimale ed emozionale di un film, perché una regia e un montaggio intelligenti e brillanti possono essere il perfetto controcanto o contrappunto al pentagramma originale del compositore scelto per commentarlo.
Ultimo talk della settimana festivaliera, quello dedicato alla presentazione del libro “Ennio Morricone. Il genio, l’uomo, il padre” di Marco Morricone e Valerio Cappelli, moderata da Andrea Scazzola, con la partecipazione straordinaria di Sergio Rubini ed interventi musicali pianistici di Andrea Morricone, di fronte ad un numerosissimo pubblico di curiosi, colleghi e amici del compianto Maestro due volte premio Oscar (vi invito a leggere la nostra recensione di codesto libro): si è rivelato un incontro molto intimo e ricco di aneddoti dalla viva voce dei figli di Morricone e di chi lo ha amato e ha avuto l’onore di collaborarci per tanto tempo.
I CONCERTI



Umiliani Jazz Night – Gegè Munari Quintet & Special Guest – Forum Theatre
Vedere esibirsi sul palco dell’avvolgente ed interagente Forum Theatre l’euforicamente vispo e gagliardo 92enne Gegè Munari (nato a Fratta Maggiore, nel 1934, in provincia di Napoli), una delle leggendarie voci del jazz italiano di tutti i tempi e collaboratore storico di Piero Umiliani, è stato qualcosa di indescrivibile a parole. Vederlo ‘pestare’ con quelle sue bacchette e coi piedi la sua batteria con una tal vigoria da fare invidia a tutti i giovani colleghi batteristi e percussionisti odierni, che non hanno nemmeno la metà di spessore, bravura e umiltà di questo irreprensibile Musicista che ha lavorato coi più grandi della Storia della Musica (Morricone, Ortolani, Piccioni, Trovajoli, Ferrio, Coleman, Grey, Faddis, Hampton, Konitz, Solal, Barbieri, Rava), lascia meravigliosamente interdetti, anzi increduli oltre ogni immaginazione. Ad un tratto, dopo quasi due ore di un concerto fragoroso, tributante la carriera di Piero Umiliani – con l’esecuzione esuberante, divertita e divertente, naturale, come può essere naturale un virtuosismo insito nel DNA, di Munari alla batteria, Enrico Mianuli al contrabbasso, Claudio Colasazza al pianoforte, Massimo Pirone al trombone e Stefano Preziosi al sax soprano, contralto e baritono, e la special guest a sorpresa Stefano Di Battista al sax – in cui si è suonato un repertorio comprendente temi tratti da I soliti ignoti ed il sequel Audace colpo dei soliti ignoti, Svezia inferno e paradiso, oltre a noti brani dell’amato, per l’appunto da Umiliani, Duke Ellington, mi avvicino dietro le quinte a Munari, il quale alla mia considerazione sulla sua performance incredibile, mi risponde ringraziandomi carinamente del complimento e dicendomi di essere stanco [sono stanco io, che ho 53 anni, dopo averlo guardato suonare il suo strumento, letteralmente restando a bocca aperta, e non dovrei nemmeno dirlo (ah ah ah ah)], non tanto per il concerto quanto perché quattro giorni prima del “Roma Film Music Festival” e della sua esecuzione-omaggio all’amico Umiliani in un concerto sold out, era in ospedale ricoverato per un problema ad un’arteria: stupefatto, penso tra me e me che Esseri Umani con la carriera e tempra come un Munari vengono forgiati una volta sola e che oggi come oggi non ne esistono più! Un novantaduenne da fare invidia al mondo ed un Jazz suonato come dio comanda!


Piero Umiliani – 100th Special Anniversary: Calibro 35 - Forum Theatre
I Calibro 35, ovvero Massimo Martellotta, Tommaso Colliva, Enrico Gabrielli e Fabio Rondanini, con special guest la voce suadente e vivace di Serena Altavilla, sono stati un furibondo, trascinante, psichedelico, ballabile Live (andato subito sold out) di quasi due ore in cui hanno energicamente omaggiato, perseguendo il loro timbro performativo che i Fan apprezzano sin dalla prima ora e che i neofiti amano alla prima occasione di un loro concerto o ascolto di album, il centenario dalla nascita di Piero Umiliani, eseguendo brani quali “Discomania”, “Lady Magnolia”, “Open Space”, “Crepuscolo sul mare”, “Petra”, “Five Dolls”, “La notte è fatta per rubare”, “La ragazza con la pelle di luna”, “Sinthy Pastorale”, “Chaser”, “Atmosphere”, “Rivoluzionari”, “Non mollare”, “Gassmann Blues” e ovviamente l’imprescindibile “Mah-nà mah-nà” (a voi lettori il compito, non arduo a dirla tutta, di andare a rintracciare da quali film o album sono tratte le tracce ivi elencate), con in coda un’aggiunta di pezzi dal loro repertorio (“Universe”, “Mescaline”, “Notte in Bovisa”). Un’altra pagina di grande musica in concerto! Alla fine, il sottoscritto con il deus ex machina del “Roma Film Music Festival”, Marco Patrignani, ha fatto arrivare sul palco, a sorpresa, il Premio alla Carriera del nuovo IMAIE assegnato ai Calibro 35 per il loro prezioso contributo alla Musica, lasciandoli senza parole e parecchio emozionati.


The Piano In Hollywood – An Evening with Randy Kerber – Forum Theatre
Prima di lasciarvi al mio commento sul concerto in oggetto, eseguito in prima assoluta italiana, prodotto da Robert Townson Productions, che è stato anche l’elegante, aneddotico e appassionato presentatore della serata insieme a Marco Patrignani, devo per forza di cose – dato che ve l’ho preannunciato all’interno del resoconto dei talk – svelarvi un backstage tra me e Randy Kerber il giorno stesso della serata dell’evento speciale “The Piano In Hollywood”: la mattina mi reco nei Forum Theatre giusto per vivere i luoghi del festival in totale quiete prima dei talk e dei concerti giornalieri, così scorgendo da solo sul palco Kerber suonare al pianoforte (provare) alcuni degli assoli che avrebbe eseguito alla sera, coadiuvato da Marco Quaranta al violino, Giuseppe Di Liddo al flauto e Marco Simonacci al violoncello. Cercando di non disturbarlo e di fare il meno casino possibile camminando lungo il grande salone del teatro immersivo, mi appoggio con il mento letteralmente ad una cassa posizionata sul palco nei pressi del piano, ad altezza piedi del compositore-orchestratore-pianista, assumendo una posizione da bimbo estasiato nel guardare un suo mito eseguire lì davanti ai suoi occhi e alle sue orecchie dei leitmotiv cult e iconici dell’Ottava Arte, tra cui il motivo portante di La La Land e di Harry Potter che amo visceralmente (come potrebbe essere altresì!). Randy continua a provare e riprovare, facendo risaltare al mio sguardo ammaliato da fan duro e puro quanto un professionista della sua caratura non smetta mai di mettersi alla prova e suonare, suonare, suonare, suonare con tutta la meravigliosa passione che lo contraddistingue da una vita, dedicata alla Musica e a quella applicata in particolare. Ad un certo punto, notandomi, ma non perché distratto dalla mia presenza, invero assai silenziosa, addirittura viene a chiedermi, non alzandosi dal piano, se il brano “Harry’s Wondrous World” da lui appena eseguito magicamente è troppo ascendente piuttosto che discendente ed io, che non sono né musicista né compositore ma, come affermo da anni, un semplice e umile appassionato di colonne sonore, gli rispondo, quasi esterrefatto simpaticamente da tale richiesta, che è perfetto. Randy mi sorride e torna a suonare; alla nuova sua pausa gli confesso che ho con me il CD della sua splendida score jazz per la serie TV Netflix The Eddy da farmi autografare se vorrà; lui mi fa l’autografo e approfitto ulteriormente nel chiedergli se eseguirà una suite dal suo score emozionante e bellissimo (molto simil James Horner, compositore per il quale Kerber nutre grandissima ammirazione e col quale ha collaborato in più di un’occasione) Cello – The Life of Ansel Evans, un corto del 2017 molto commovente su un noto violoncellista al quale è stata diagnostica la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Mentre il suo corpo si spegne, prende la difficile decisione di ridurre al minimo la sofferenza per i suoi cari più stretti pianificando un concerto d’addio. Randy mi suona il tema portante ed io inizio a piangere a dirotto; Kerber se ne accorge e si avvicina ad abbracciarmi ed io per ringraziarlo di quel gesto intimamente profondo, dettato da un comune sentimento legato alla trama di questo intenso corto, gli regalo il mio libro “La Sinfonia delle Emozioni”, scritto con l’amica Daniela Bocconi, visto che quel momento di connessione empatico musicale, senza bisogno di parole alcune a contorno che sarebbero state solo un in più inutile e scontato, è realmente ed unicamente raffigurabile come un’elegiaca Sinfonia di Emozioni tra due Esseri Umani che Vivono sin dalla loro comparsa sulla faccia della terra di Note tra le Immagini. Attimo indimenticabile, reso ancor più incancellabile dal concerto serale, concreto ed emozionale tripudio musicale alla Settima & Ottava Arte a braccetto intimamente e sensazionalmente per merito di una performance ammirevole, eccellente e romantica a tratti, quasi da lacrime sgorganti senza freni. D’altronde sono stati splendidamente e virtuosamente eseguiti temi o suite, tutti originariamente performati nelle recording session da Kerber, da Ragtime, Toy Story 1 & 2 (in cui Randy ha mostrato delle dolci e simpatiche doti canore) di Randy Newman, A Beautiful Mind e Titanic di James Horner, Harry Potter e la pietra filosofale e Storia di una ladra di libri di John Williams, La sirenetta di Alan Menken, Beetlejuice di Danny Elfman, Il curioso caso di Benjamin Button di Alexandre Desplat, Forrest Gump di Alan Silvestri, La La Land di Justin Hurwitz, Il colore viola di Quincy Jones, The Village di James Newton Howard, Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone (bis selezionato per il Festival perché Kerber non ha mai collaborato con il Maestro romano). Altre esecuzioni del lungo concerto, temi estratti dalle colonne sonore dello stesso Kerber per Appuntamento con un angelo, il succitato Cello e la serie TV animata La famiglia della giungla.
Di seguito, in dettaglio, il programma concertistico, che ha ricevuto esplosioni incontenibili di gioia ed applausi scroscianti da un folto pubblico assai gioioso:
Il programma:
James Horner - A beautiful mind
Randy Newman - One more hour ragtime
Randy Newman - Toy Story - You've got a friend in me (Randy Kerber singing)
Randy Newman - Toy story 2 - When she loved me (violin solo)
John Williams - The Book Thief
John Williams - Harry Potter -Hedwig's theme
Randy Kerber - Date with an angel
Randy Kerber - The Wild Thornberrys
Randy Kerber - Cello - The Life of Ansel Evans (suite)
Alan Menken - The little mermaid - Under the sea, poor unfortunate souls, part of your world
Intermission
Danny Elfman - Beetlejuice
Alan Silvestri - Forrest Gump
James Newton Howard - The Village - The Gravel Road
Quincy Jones - The Colour Purple
Alexandre Desplat - The case of Benjamin Button
Justin Hurwitz - La La Land
Encores
James Horner - Titanic - My heart goes on
Ennio Morricone - Cinema Paradiso

Postilla sui video contributi delle serate-concerto nella sala immersiva del Forum Theatre: complimenti vivissimi, ancora una volta per questa quinta edizione, alla regia video e al montaggio ogni volta accurato e sopraffino di Carlo Barbalucca, il quale sa sempre ‘narrare’ e “meravigliare”, sin dalla prima edizione, a/gli spettatori, che non solo assistono con le orecchie ben protese ai live ma possono gustarne riferimenti cinefili e originali nuove composizioni visive, ragionate con grande cultura cinematica e musicale in totale immersione avvolgente e coinvolgente emozionalmente.



Star Wars – Episodio VI: Il ritorno dello Jedi – report a cura di Marco Testoni – Auditorium Conciliazione
Come ogni anno anche questa quinta edizione del “Roma Film Music Festival” si è conclusa con un cineconcerto che è, sin dai suoi inizi, tradizionalmente l’evento clou della manifestazione diretta da Marco Patrignani. Una produzione impegnativa che coinvolge l’Orchestra Italiana del Cinema con sul podio, per ogni edizione, un direttore di fama internazionale, in questo caso Ernst Van Tiel, e con una carriera particolarmente rivolta alla musica applicata e alla sua esecuzione nei film concert. Quest’anno è stata scelta la colonna sonora di Star Wars - Il ritorno dello Jedi, una storica partitura composta nel 1983 da John Williams per il sesto episodio della saga e con la regia di Richard Marquand e la produzione di George Lucas. Score con un’orchestrazione molto articolata dove Williams rielabora melodie già presenti negli altri episodi, intrecciandoli a nuovi leitmotiv, plasmandoli alle esigenze narrative sci-fi. Come ad esempio il riadattamento in chiave intima e delicata dell’epica e aggressiva “Marcia Imperiale” che qui viene esposta con il timbro dolce e tenue dell’arpa e del flauto a sottolineare l’inaspettato carattere paterno di Darth Vader. Una colonna sonora complessa e ricca di coloriture, magistralmente diretta da Ernst Van Tiel, direttore noto per alcune altre celebri direzioni, come ad esempio quella delle musiche originali del Premio Oscar Ludovic Bource per The Artist. Impeccabile l’esecuzione dell’Orchestra Italiana del Cinema e non era né facile né scontato vista la complessità espressiva e ritmica della partitura. Piccolo dettaglio tecnico: la colonna sonora è particolarmente ricca di canzoni e brani diegetici - gli unici non eseguiti dalla compagine orchestrale - che fanno soprattutto da sfondo musicale a delle scene in cui appare Jabba the Hutt, tra cui la popolare “Lapti Nek”, un brano funky suonato dalla Max Rebo Band e cantato nella lingua inventata “Huttese” da Sy Snootles. Insomma un cineconcerto che rappresenta un degno finale di questo quinto “Roma Film Music Festival” che in realtà avrà un appendice, perché l’evento cine-musicale sarà replicato a Milano durante le celebrazioni dello “Star Wars Day” con una doppia data, il 2 e 3 maggio, presso il Teatro Lirico Giorgio Gaber.

EPILOGO
Il Festival che resta impresso grazie alla sua vera Passione cinemusicale. Quale miglior conclusione di questa frase che intitola questo reportage, perché senza la reale Passione tutto è soltanto superficialità e arroganza pseudo spacciata per Cultura sentitamente vera. Giammai! Solo chi Pensa, Realizza e Produce con Passione, può mettere in piedi un tale Festival...e vi sono cinque Edizioni a dimostralo! Grazie ancora una volta “Roma Film Music Festival”!
Sito ufficiale del “RFMF”

Le foto ufficiali del Festival sono a cura di Flavio Ianniello e Cristina Mikhaiel.
Il mio imperituro grazie per la sua grande stima e amicizia, da parecchi anni a questa parte oramai, è rivolto all’illuminato e appassionato Direttore Artistico Marco Patrignani e a tutto lo staff eccellente di considerevoli professionisti che hanno lavorato e partecipato alla spumeggiante quinta edizione del “Roma Film Music Festival”.
Ringrazio i prestigiosi partner del “RFMF 2026”: il fondatore e direttore del “FIMUCITE’ – Tenerife International Film Music Festival”, il compositore e direttore d’orchestra Diego Navarro, e Agata Grabowiecka, direttrice artistica del “Krakow Film Music Festival”.
Ulteriori ringraziamenti speciali alla generosità, bravura ed elevata professionalità del corposo e preparato staff del Festival: Ludwig Wicki (Direttore musicale), i membri dell’Orchestra Italiana del Cinema, Carlo Barbalucca (Assistente direzione artistica, Regia Video e contenuti multimediali), Roberto Volpe (Relazioni istituzionali), Simona Cocomazzi (Producition Assistant), Elio Marrapodi (Production Assistant), Litza Pariente (Ticketing), Marie Josee Marquet (Hospitality Manager), Studio Mistaker (Immagine coordinata RFMF), Arianna Mariotti (Digital Strategist), Andrea Palmeri (Imperia Design – Graphic Coordinator), Martina Ciullo (Nice Cream – Social Media), Andrea Antolini (Operations Assistant), Paolo Jacobazzi (Light Designer), Fabio Patrignani (Senior Sound Engineer), Mattia Visco Comandini e Paolo Meloni (Production Technicians), Edoardo Thau e Lorenzo de Gregorio (Technical Assistants), Fiorella Ferrante e Emiliano Palmieri (Account Manager), Agnieszka Gagatek (Guest Coordinator), Claudia Argilli e Laura Galizia (Amministrazione), Michela Rossetti e Valentina Marcandelli (GDG Press – Ufficio Stampa), Manuel Bosco (Web Editor), Planet Service (Service Audio) e tutto il team dei Forum Studios e i maestri dell’Orchestra Italiana del Cinema, in primis Prisca Amori.
Ringraziamenti importanti a tutti i compositori, registi, musicisti, discografici e amici convenuti nelle giornate del Festival e agli ospiti illustri che hanno reso questa quinta edizione ineguagliabile con i loro interventi: Randy Kerber, i Calibro 35, Elisabetta e Alessandra Umiliani, Daniela Bocconi, Dario Amorosi, Alessandro Orsucci, Gegè Munari e i suoi musicisti, Claudio Fuiano, Carlo Bagnolo, Dante Mortet, Fabrizio Martina alias Jolly Mare, Dj Frankie 45, Paolo Vivaldi, Robert Townson, ACMF – Associazione Compositori Musica per Film, Pivio, Lorenzo D’Amico, Francesco Martinotti, Fabio Massimo Capogrosso, Francesca Calvelli, Gianluca Jodice, Sergio Rubini, Andrea Morricone, Marco Morricone, Valerio Cappelli, Ernst Van Tiel e Marco Testoni.
Un grazie di cuore a Gorka Oteiza di SoundTrackFest (Main page – SoundTrackFest), MariJoe, Ana Molowny, Anna Lach, Eugenia Tamburri, Pierluigi Pietroniro, Ilaria Carbonoli e tutti coloro che sto sicuramente dimenticando ma che hanno contribuito a rendere le giornate del “RFMF” ancora più speciali.
