Reportage del concerto del duo Gazzana presso la Cappella Paolina in ricordo del regista Andrej Tarkovskij

Nostalgia dell’Assoluto
Reportage del concerto del duo Gazzana presso la Cappella Paolina in ricordo del regista Andrej Tarkovskij
Per la serie dei Concerti RAI 3 alla Cappella Paolina nel Palazzo del Quirinale l’affermato Duo Gazzana, con Natascia Gazzana al violino e Raffaella Gazzana al pianoforte, ha fatto conoscere al pubblico romano lo scorso 11 gennaio un affascinante programma musicale ispirato all’arte dell’indimenticabile regista russo Andrej Tarkovskij. Il progetto iniziale, tenuto a battesimo a Firenze nella Basilica di San Miniato nell’ormai lontano 30 ottobre 2015, prevedeva in realtà anche la proiezione di immagini tratte dai film, non fattibile in questa occasione in quanto un concerto prettamente radiofonico in diretta. Le Sorelle amano sempre proporre programmi di concerti e registrazioni discografiche che uniscono partiture classiche e moderne molto apprezzate a livello internazionale.
Nel suggestivo eclettismo dei brani in programma si intesse la coinvolgente voce di Stefano Catucci, che evoca con appassionato fervore alcuni concetti della visione artistica del regista russo attingendo anche a passaggi del suo libro “Scolpire il Tempo” nella recente nuova edizione curata dall’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij di Firenze. Rappresentazione dell’assoluto in un concetto filmico che include fede, speranza e carità in senso esistenziale, il messaggio etico e la responsabilità morale dell’artista, esaltazione del debole e del diverso, non omologato e apparentemente soccombente agli occhi terreni ma vincitore nel suo concedersi con il sacrificio per la salvezza dell’umanità, preoccupante perdita di significato dei rapporti fra gli uomini con degrado spirituale e l’affermarsi dell’atteggiamento materialistico. Inserito in modo impareggiabile nella sobrietà del dialogo, con indimenticabili lunghi piani sequenza, il tempo svolge un ruolo fondamentale nell’universo visivo e percettivo di Tarkovskij, con il suo trasmettere un messaggio emotivo che accompagna lo spettatore nel confronto con la propria anima.
La carriera del regista è stata segnata pesantemente da incomprensioni e ottusi divieti da parte delle autorità censorie del Goskino che hanno sistematicamente cercato di impedire la partecipazione dei suoi film a festival internazionali. La profondità e la complessità dei temi proposti nei suoi film erano considerate elitarie e lontane dal sentire popolare e fortemente divergenti dall’ambito espressivo dell’estetica realsocialista coniata nel 1936 da Maxim Gorki e riaffermata nel 1948 da Andrej Ždanov. Nelle interessanti parole di Catucci è sembrato peraltro mancare a momenti il legame fra musica e immagine: l’amatissimo Bach è presente in Solaris (Mosfilm, 1972), Specchio (Mosfilm, 1974), Stalker (Mosfilm, 1979) e Sacrificio (Svenska Film-Institutet)1986) mentre i brani di Messiaen, Silvestrov e Paert sono presenti in quanto strettamente vicini a Tarkovskij dal punto di vista spirituale e intellettuale.

Nella profonda espressività di accenti, le Sorelle Gazzana conducono l’ascoltatore in alcuni fra i brani più profondi creati dal Maestro di Lipsia, “Adagio ma non tanto” dalla Sonata in mi maggiore BWV 1016, “Sarabanda” dalla Partita n. 2 in re minore per violino solo BWV 1004, “Largo” dalla Sonata n.4 in do minore BWV 1017. Risuonano poi gli estatici accenti del Corale “Ich ruf zu Dir, Herr Jesus Christ” BWV 639 in fa minore nel suggestivo arrangiamento di Ferruccio Busoni BV B 27 n.5 per pianoforte solo che accompagnano il drammatico destino dell’astronauta Kris Kelvin nella stazione spaziale orbitante intorno al pianeta Solaris. Bach viene presentato dal Duo Gazzana in un approccio esecutivo di coinvolgente espressività e profondità di accenti, proiettato in modo affascinante nelle angosce e nei drammi del XX secolo, molto lontano da sterili e piatte esecuzioni filologiche. Dallo spigoloso misticismo del “Thème et Variations V” da Thème et Variations pour violon et piano di Olivier Messiean agli accenti post-romantici di “Hommage a J.S.Bach” del compositore ucraino Valentin Silvestrov - che ricordiamo come stretto collaboratore della regista Kira Muratova - si rimane incantati dalla straordinaria capacità di Natascia e Raffaella di affrontare i diversi e contrastanti universi sonori con formidabile disinvoltura.
I film di Tarkovskij sono concepiti e realizzati come una preghiera, una profonda invocazione per la salvezza dell’uomo. Anche il compositore estone Arvo Paert compone preghiere con i suoi accenti tintinnabuli, sobri, e introspettivi e l’esecuzione della partitura “Spiegel im Spiegel”, nel suo estatico abbandono e toccante coinvolgimento, riesce a parlare, esattamente come l’indimenticabile regista russo, all’anima dell’ascoltatore.
Gli struggenti accenti della partitura di Paert hanno rappresentato l’imponente climax di un’appassionante e indimenticabile esperienza di ascolto, accolta con festoso entusiasmo da un pubblico attento e sistemato in ogni angolo della imponente Cappella Paolina. Del brano di Paert “Spiegel im Spiegel” è annunciata una prossima nuova registrazione discografica.

