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01 Nov2025

Reportage di Frida Opera Musical

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto frida opera musical milano 1

La revolución de Frida: ¡Larga vida a la vida!
Reportage di Frida Opera Musical in scena al Teatro degli Arcimboldi di Milano dal 30 ottobre al 2 novembre 2025

foto frida opera musical milano 2

Solitamente mi dilungo tanto nel descrivere nei miei reportage, scritti o subito dopo la fine della rappresentazione o il giorno dopo al massimo, le impressioni a caldo nell’aver assistito per la prima volta ad un musical in scena a teatro; stavolta, nel caso di Frida Opera Musical, ho dovuto attendere alcuni giorni dalla prima milanese presso il Teatro degli Arcimboldi avvenuta il 30 ottobre, perché ho cercato di riflettere parecchio su cosa mi avesse convinto e cosa no. Quindi, mi limiterò a fare una mera divisione dei pro e dei contro, che di rado faccio così nettamente, sempre premettendo che trattasi di produzione tutta italiana che lascia a bocca aperta per i suoi grandi numeri – in primis, quelli che saltano immediatamente all’occhio e orecchio, registici, coreografici, canori e scenografici – come poche altre in questo ambito sono state realizzate. E questo, di per sé, è il più grande e sincero elogio che posso fare a Frida Opera Musical, facendolo rientrare sin da subito tra i Pro. E, allora, parto proprio con essi: la regia di Andrea Ortis, che lo ha anche scritto insieme a Gianmario Pagano, e che interpreta pure il ruolo di Diego Rivera, il tormentatissimo amore di Frida Kahlo (1907 – 1954), fatta rivivere sul palco dalla valente Federica Butera, è dinamicissima nel raccontare vorticosamente, senza attimi di pausa tra una scena e un’altra, col rischio effettivo di non lasciare al pubblico lo spazio di un applauso qualora codesto voglia sgorgare sinceramente, l’esistenza travagliata della pittrice messicana, icona femminista, nota per i suoi autoritratti figurali e dolenti, che svelano quella forza combattiva seppur all’interno di un corpo ferito, martoriato, costantemente alla ricerca di quella rivoluzione interiore ed esteriore di libertà identitaria e di lotta per il suo Messico. Una regia che sostiene, senza dimenticare alcun dettaglio d’insieme o singolo, ogni scena resa sfarzosa, vibrante e simbolica data dalle splendide e ricche scenografie di Gabriele Moreschi, tra il magico-fiabesco e il realistico tradizionale di un Messico della prima metà del Novecento, unite ad un incantate, abbagliante e pirotecnico gioco di luci effettistiche di Valerio Tiberi e Virginio Levrio, il quale cura anche le proiezioni dal rilevante impatto visivo-allegorico.

foto frida opera musical milano 3

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Aggiungiamo a questi tre altri Pro, dopo quello della regia, i costumi magniloquenti – in specie quelli della visivamente solenne Drusilla Foer, nel ruolo di Catrina, colei che rappresenta insieme la morte e la vita, la satira e la bellezza eterna, in particolare attraverso la sua figura manifestante lo spirito più profondo del Messico, un luogo in cui convivono armoniosamente colori, musica e passione – ad opera di Erika Carretta ed infine le saettanti e scintillanti coreografie di Marco Bebbu. Dal punto di vista canoro – e questo è il mio ultimo Pro – sono tutte quelle in scena voci che arrivano dritto al cuore – la Butera-Kahlo con il suo grande seppur minuto Physique du rôle – con qualche riserva sulla Drusilla e su Ortis, aventi sicuramente a loro sfavore alcune canzoni di fatto déjà entendu e abbastanza anonime (perfino il momento rap di Ortis-Rivera fa venire una sorta di raccapriccio nel contesto storiografico-narrativo-musicale generale) e in qualche episodio recitativo una trattazione (quasi) sopra le righe e (molto) forzata, non convincente e distraente dal complesso narrativo.

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E con la scusa del parlare delle musiche e canzoni passiamo ai Contro, anche se scadrei in totale non sincerità se le tacciassi tutte del succitato déjà entendu, visto che alcune, anzitutto quelle originali richiamanti, com’è ovvio che sia, la tradizione messicana, includente generi come il mariachi e la norteño, o ritmi sudamericani (anche se il Messico è in Nord America), sono le più rammentabili e goliardicamente godibili e riuscite. Ahimè, quando il compositore e autore delle liriche Vincenzo Incenzo si dedica alla scrittura strumentale di puro commento o di canzoni-vetrina dei sentimenti tragici o romantici, portati in scena, quella sensazione di cui sopra prevale e scatta nel cervello di chi ascolta quel meccanismo (in questo caso in chi vi scrive, prendendomene tutte le responsabilità) tipico del pubblico che guarda Sanremo cercando di ricordare quale canzone è stata plagiata o emulata perché non propriamente originalissima: purtroppo una gran fetta delle canzoni, una volta intonate, mi hanno acceso la lampadina del già ascoltato, tra Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Pooh e Gino Paoli – e se questo è stato l’intento citazionista di Incenzo allora chapeau! Altrimenti proprio no –; idem nelle musiche di scena passanti da uno Hans Zimmer o John Powell epicizzante forse troppo fuori luogo ad un motivetto da commedia anni ’80 italica tra il melenso ed il vivace che deconcentra parecchio. Last but not least Contro l’esagerata lunghezza dell’Opera musicale, causante qualche momento di sonnolenza e francamente ripetizioni ridondanti di concetti di trama sia recitata che cantata abbastanza tagliabili ai fini di una messa in scena molto più alleggerita e così rispettante quei tanti Pro ampiamente enucleati sopra.

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Un ringraziamento alla generosità e cortesia di Cristina Atzori e di tutto il team del Teatro degli Arcimboldi          

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Daniela Bocconi

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