Reportage del concerto “Very Parisienne!” su Bernstein, Korngold, Gershwin, Herrmann

Un tripudio musicale!
Reportage del concerto “Very Parisienne!” del 29 ottobre 2025 presso Auditorium Largo Mahler di Milano

Il primo pensiero che mi è venuto alla mente (quasi) sul concludersi del concerto “Very Parisienne!” – così intitolato prendendo le parole di George Gershwin (tributato in scaletta) che riportò su una cartolina spedita ad una coppia di amici che lo ospitarono a Parigi, scritte accanto ad un frammento di una melodia che diverrà più avanti lo spunto dell’opera Un americano a Parigi – è stato quello (e non esagero nel pronunciarlo!), rivolto ad un caro amico che mi ha accompagnato, che l’Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera Italiana (ben 90 elementi, tutti giovanissimi) ha eseguito il programma con la stessa vibrante carica espressiva della blasonatissima London Symphony Orchestra. Mi è capitato spesso in passato di assistere alle meravigliose e rigogliose performance della popolare compagine londinese, arcinota mondialmente, che ha registrato ed eseguito una quantità sproposita di colonne sonore in carriera (dalla saga di Star Wars agli Harry Potter, passando per Superman e Indiana Jones – non a caso tutte del titano John Williams –, ed anche Willow e Braveheart di James Horner) e la medesima esaltante trepidazione uditiva ottenuta l’ho rivissuta durante tutto il concerto in suolo milanese di questa formazione giovanile a dir poco stupefacente. Il pubblico, davvero cospicuo, è stato colto da spasimi positivi di esultanza dopo ogni suite performata; eppure non poteva essere altresì data una trascinante direzione palpitante (con o senza bacchetta) del Maestro Francesco Bossaglia, chiaramente appassionato, ma mai distratto, nel condurre i suoi nutriti allievi (sia in senso di numero che di giovanissime spugne musicali fagocitanti, verrebbe da dire a questo punto, pane e note in maniera così profonda e speciale, come di rado accade in tanti studenti di musica provenienti dal medesimo conservatorio) in un viaggio esecutivo, se vogliamo prettamente cinematico, inducente ad ascoltare composizioni di Leonard Bernstein, Erich Wolfgang Korngold, Bernard Herrmann, il succitato Gershwin e l’anziano Paul Glass – presente in sala, visibilmente commosso dopo la performance del suo componimento in prima assoluta italiana (“La myriade de couleurs” del 2020), compositore e pedagogo statunitense (classe 1934), autore tra l’altro di soundtracks quali Un giorno di terrore (Lady in a Cage, 1964), Sfida sotto il sole (Nightmare in the Sun, 1965), Bunny Lake è scomparsa (Bunny Lake Is Missing, Otto Preminger, 1965), Operazione Overlord (Overlord, 1975) –.

Leonard Bernstein

Paul Glass

Erich Wolfgang Korngold

Bernard Herrmann

George Gershwin
Un programma che ha esordito con una performance al cardiopalma dell’”Ouverture” dall’operetta “Candide” di Leonard Bernstein (1918 – 1990) del 1956, mantenente quell’aura di brillantezza spensierata e scalpitante dell’originale, con picchi di contrappunto tra le varie parti orchestrali da folgorare tutti gli astanti e far gridare di gioia (sicuramente in più di uno, come accaduto al sottoscritto) e avvertire la netta sensazione di trovarsi dinnanzi ad un’orchestra già ampiamente rodata con mille e mille esecuzioni di alto livello alle spalle – da qui la mia considerazione in apertura a questo reportage –; il brano di Glass, “La myriade de couleurs”, di non facile lettura, con i suoi saliscendi in parte meditativi in parte esplodenti su brevi cellule degli ottoni, tra Aaron Copland ed Erich Wolfgang Korngold, è stata un’emozione uditiva stupente ma quasi col fiato in gola trattenuto (un compositore di 91 anni da riscoprire, il quale, avvicinatomi per complimentarmi del suo evocativo componimento, mi ha detto di essere emozionato da tanto riscontro di esecuzione e di pubblico gaudente e di non fermarsi ancora nello scrivere musica che lo rende felice e vivo – un po' come il pensiero sovvenuto al collega novantatreenne John Williams che ha rivelato da poco di comporre la score per il prossimo film di fantascienza dell’amico Steven Spielberg, con immenso giubilo di tutti i suoi fan che lo ritenevano oramai distante dalla faticosa scrittura per il grande schermo alla sua veneranda età); Korngold (1897 – 1957) è stato omaggiato con una suite dalla lussureggiante partitura per Lo sparviero del mare (The Sea Hawk), film di avventura di corsari del 1940 diretto da Michael Curtiz con il mitico divo Erroll Flynn, eseguita con smagliante e al contempo rassicurante vigoria armoniosa, facente spiccare ciascun colore sinfonico in tutta la sua luminescenza, così ridandoci ogni nota come scritta dal viennese enfant prodige, colui che ha dettato il Suono del Cinema Hollywoodiano; Sound che in diverso modo, pur sempre di grandissimo spessore compositivo innovativo ed unico nel suo genere, ha creato anche Bernard Herrmann (1911 – 1975) nella Storiografia cinemusicale, in specie per il cinema del sodale Alfred Hitchcock, di cui è stata performata la suite da La donna che visse due volte (Vertigo, 1958) con una passione tale da far agitare tutte le note contenute in essa, così striscianti e incantanti da ipnotizzare il pubblico; d’altronde parliamo di una delle colonne sonore, con quel tema d’amore circolarmente ipnotizzante e intimista da far innamorare anche l’essere umano più insensibile sulla faccia del pianeta, più evocative della Settima Arte; dulcis in fundo la sarabanda detonante sinfo-jazz della versione per la sala da concerto del tema portante del poema sinfonico Un americano a Parigi (An American in Paris, 1928), divenuto celeberrimo film dallo stesso titolo nel 1951, diretto da Vincente Minnelli in Technicolor con protagonista Gene Kelly e l’esordio della francese Leslie Caron, ispirato dalla composizione di George Gershwin (1898 – 1937). Conclusione di un concerto che ha reso, passatemi l’ennesima esagerazione che (forse) non lo è più di tanto, la Vita più bella da vivere e la Musica ancor più bella da ascoltare…che poi è il fine ultimo e principale di ogni concerto di vera musica al quale assistere. Quindi, grazie di cuore ad ogni singolo prezioso elemento dell’Ensemble900 del Conservatorio della Svizzera Italiana ed al suo Direttore Francesco Bossaglia!


Foto di Luca Villari
