Reportage del cineconcerto di "Profondo rosso" di Dario Argento

La paura fa 90…Profondo rosso fa 50!
Reportage del cineconcerto del cult horror di Dario Argento presso il Castello Sforzesco di Milano il 29 luglio 2025
1300 persone hanno assistito al cineconcerto sold out dell’horror cult per eccellenza di Dario Argento, Profondo rosso, all’interno del suggestivamente scenografico cortile del Castello Sforzesco di Milano per la rassegna “Estate al Castello”, della quale abbiamo già di recente scritto in occasione del concerto tributo ad Hans Zimmer, “Sounds of Legends”, e di quello di Paolo Buonvino, di cui potete leggerne nella sezione “Reportage” del nostro sito.


1300 persone fan incallite (anche se vi erano molti neofiti del film, semplici curiosi attratti dalla sua nomea di cult e dalla ultra celebre colonna sonora) dei Goblin, dei Claudio Simonetti’s Goblin, dell’universo thriller orrorifico argentiano e in particolare dell’intramontabile mix di ironia, violenza sanguinaria godereccia e sui generis per il periodo e di uno score senza tempo che ancora oggi, come il film per il quale è stato messo al mondo genialmente, fa accapponare la pelle, che è stato e sempre sarà quel Profondo rosso che spegne 50 candeline – ne abbiamo parlato ampiamente nel resoconto del medesimo film concerto durante la scorsa edizione del “Roma Film Music Festival” (leggetene qui) –.


1300 persone assorte in un silenzio irreale, profondamente imbevuto di rossa paura (anche in chi conosce a menadito la trama e l’assassino/a), ogni tanto spezzato dalle risate grasse per quei siparietti comici di cui è diffusamente cosparso il film (ad oggi l’unico di Argento così colmo di sarcastico e sprezzante scherno, a tratti veramente scorretto e dissacratorio, come piaceva al pubblico di un dì prima che subentrasse il maledetto attuale “politicamente corretto”), soprattutto grazie alla sceneggiatura di Bernardino Zapponi che la co-scrisse con Argento: lo sceneggiatore romano (1927 – 2000) di tante commedie dolceamare e film comici per Fellini, Monicelli, Risi, Salce, Steno, Buñuel e molti altri, che in carriera realizzò a livello di script solo questo horror di culto vero e proprio, a parte il thriller dell’orrore grottesco ad episodi di Fellini, Vadim e Malle, Tre passi nel delirio, di cui scrisse unicamente il felliniano Toby Dammit. Profondo rosso, a parte una regia scattante nelle scene feroci, reale fendente aggredente e pazzoide che fa zampillare o sputare sangue ad ogni assassinio con una crudeltà buontempona che sottintende acuto piacere in ogni fotogramma (la gelida lama di una mannaia, spigoli appuntiti utili da far prendere in pieno con testa e bocca e acqua bollentissima da bruciare il volto e farlo gonfiare come un palloncino), a parte l’attorialità un po' sopra le righe o teatrale di un cast compiuto, in primis David Hemmings, Clara Calamai, Gabriele Lavia, Macha Meril, Daria Nicolodi ed Eros Pagni, a parte le location geometricamente opprimenti e ingombranti tra modernità e arcaicità (il film si ambienta a Roma ma è girato in gran parte a Torino, con qualche sortita romana e perugina), è Musica, quella sinfo-jazz di Giorgio Gaslini e quella prog-rock degli, all’epoca, il 1975, sconosciuti Goblin, al secolo Massimo Morante alle chitarre, Fabio Pignatelli al basso, Claudio Simonetti alle testiere, Walter Martino alla batteria, Agostino Marangolo alla batteria e Antonio Marangolo al piano aggiuntivi nel famoso spietatissimo brano “Death Dies”.



Uno score profondamente iconico, perturbante, ipnotizzante e iper selvaggio che il 29 luglio a Milano è stato rieseguito Live in perfetto sincrono con le sequenze filmiche – tranne i brani jazz, sia diegetici che extradiegetici o sinfonici di Gaslini, tra cui la celeberrima nenia “School at Night” che precede gli omicidi cruenti e da cui prende avvio la macabra storia dell’assassino/a – dalla band di Claudio Simonetti, più volte da noi recensita, ossia Cecilia Nappo al basso, Federico Maragoni alla batteria, Daniele Amador alla chitarra e lo stesso compositore leader alle tastiere: un’esecuzione da lode che esalta ancor di più una pellicola già di per sé esaltante un’abbacinante insania rosso sangue perdurante e strisciante frame by frame.


Nella performance del quartetto rock-prog-metal risaltano sfumature timbrico-ritmiche che sono assalto effettivo sugli astanti che goduriosi applaudono a gran voce, perché vittime loro stessi di una partitura che copre si e no un’ora dei 127 minuti di durata totale, con picchi wild e red nelle sequenze degli assassinii e della ricerca del colpevole da parte del protagonista Marcus Daly (Hemmings), in specie nella Villa da cui tutto ebbe inizio (la nota ai fan Villa Scott in Torino); difatti per merito dei Claudio Simonetti’s Goblin la ferocia registico-attoriale argentiana scuote lo spettatore dal vivo che esce dai titoli di coda totalmente e giocosamente appagato in senso più che mai inospitale, con quel desiderio di proseguirne e perseguirne gli effetti sinestetici appena vissuti con occhi e orecchie ben aperti e drizzate. Desiderio che viene esaudito dalla band con la performance aggiuntiva di temi altrettanto cult quali quelli estrapolati da Il cartaio, Demoni, Opera, Phenomena, Suspiria e Zombi in un tripudio di ruvidità ardite hard rock-metal-tecno-dance-prog da far andare in visibilio tutto il nutritissimo pubblico.





Foto di Massimo Privitera
Un ringraziamento alla generosità e cortesia del Maestro Claudio Simonetti e della sua band.
