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24 Feb2025

Reportage dalla 75^ edizione della Berlinale

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

foto lepo sumera

Curiosità musicali dalla Berlinale 2025

Insieme a Erkki-Sven Tüür (1959) era considerato il compositore di maggior talento dell’Estonia post-sovietica. Allievo di Heino Heller (1887–1970) Lepo Sumera è deceduto prematuramente nel 2000 all’età di cinquanta anni lasciando un bagaglio musicale di notevole levatura, in particolare di partiture sinfoniche fra cui sei sinfonie, un concerto per violoncello, un concerto per pianoforte e ben settanta colonne sonore. Il suo singolare linguaggio, avvolto in una suggestiva sobrietà nordica, si muove sia nell’universo tonale tardoromantico sia nella musica folkloristica del suo paese, guardando anche con interesse alla sperimentazione avanguardistica elettro-acustica.

Fra i suoi numerosi incarichi emerge quello di direttore musicale e ingegnere del suono alla Radio Estone. Come anche Erkki-Sven Tüür, Sumera subisce la forte influenza di Arvo Pärt (1935) che, con le sue atmosfere tintinnabule, diviene autore molto amato nel mondo del cinema da registi, tra cui figurano Sorrentino, Moretti, Tykwer, Malik e Scorsese.

naerata omedi berlinale 2025

Apprezzatissima la decisione della Berlinale di riesumare, nella sua 75^ edizione, il film Naerata Ometi (Smile at last, Tallinfilm 1985) di Arvo Iho (1949) e Leida Laius (1923-1996) in una nuova versione restaurata e digitalizzata. Già stato proposto dalla Berlinale nel 1987 nell’allora sezione ‘Kinderfilmfest’, il film parla della difficile vita di Mari, una giovane ragazza orfana che subisce continue angherie da parte del prepotente Robi e dell’isterica Katrin, che trova protezione dal sensibile Tauri. Il film mostra come anche nella vita quotidiana di un orfanatrofio possano arrivare a formarsi perverse e violente gerarchie. La musica scritta da Lepo Sumera per questo film è basata su un leitmotiv in forma di fox-trot, esposto da sassofono e chitarra. Ben montata nelle immagini, con il suo carattere gioviale, la scrittura è volta con il suo colore atmosferico a stemperare il triste destino dei protagonisti del film. Di Lepo Sumera riteniamo opportuno segnalare anche l’imponente e struggente scrittura per il film Doktor Stockmann (Tallinfilm, 1988) diretto da Mikk Mikiver (1937–2006) e ispirato al dramma Un Nemico del Popolo di Henrik Ibsen.
Naerata Omedi era inserito nella sezione Berlinale Classics che solitamente nelle varie edizioni della manifestazione aveva proposto un film, in generale del periodo del cinema muto, in restauro digitale accompagnato dalla colonna sonora eseguita dal vivo. Nell’edizione 2025 purtroppo questo appuntamento è venuto a mancare creando una certa delusione per gli appassionati dell’ottava arte.

Sempre nel quadro della Berlinale Classics segnaliamo comunque Shennü (The Goddes, 1934) di Wu Yonggang, acclamato film muto cinese di critica sociale in versione digitale restaurata e con nuova masterizzazione delle sue musiche.

das licht berlinale 2025

Il complicato labirinto esistenziale della famiglia Engel, genitori e due fratelli gemelli ingoiati nel perverso e sferzante vortice di una società vuota, superficiale e esibizionista, viene sconvolto dall’arrivo di Farrah, la nuova governante emigrata dalla Siria in Germania. Attraverso una sua propria ‘luce’ Farrah conduce la famiglia gradualmente in un difficile percorso di comprensione individuale e purificazione spirituale. Das Licht (La Luce) è il titolo dell’ultimo lavoro di Tom Tykwer, scelto come film di inaugurazione e inserito nella sezione Berlinale Special del Festival. Del regista tedesco ricordiamo ragguardevoli realizzazioni per il grande schermo quali Heaven, Lola Corre, Profumo – Storia di un assassino e Cloud Atlas. Tykwer è anche attivo quale compositore e ha firmato gli score composti per i suoi film insieme a Johnny Klimek e in parte anche con la collaborazione di Reinhold Heil. Con evidenti rimandi a Lola Corre, la scrittura di Das Licht impressiona più sul piano ritmico e atmosferico, con acuti passaggi techno e rifinite ondulazioni elettroniche che dal punto di vista leitmotivico, mentre sostiene in modo autorevole la tensione narrativa della complicata sceneggiatura. Indubbiamente un lavoro complesso, affascinante e controverso, in cui Tykwer costruisce la rappresentazione di un graffiante spaccato di un mondo contemporaneo vittima della dilagante digitalizzazione e di una inesorabile fuga dalla propria anima.

minden redben 2 berlinale 2025

Inquietante e coinvolgente dramma giovanile quello rappresentato nel film ungherese in b/n Minden Rendben (Growing Down) del regista Bálint Dániel Sós in cui Sandor, uomo vedovo, si ritrova quale unico testimone di un grave incidente in cui risultano implicati la figliastra e il suo giovane figlio.
Presentato nella sezione Perspectives avrebbe probabilmente meritato l’inserimento nella sezione Wettbewerb (Concorso) e conferma in ogni caso l’alta qualità artistica del cinema magiaro.
Le musiche composte da Marius Fodor presentano un carattere sinfonico, sono avvolte in un allucinato atmosferico straniamento che in un esemplare montaggio si insinua nel dirompente dilemma che travolge i protagonisti, nel tacere o nel rivelare una sorprendente e sconcertante verità.

koeln 75 berlinale 2025

Grande musica con il leggendario pianista Keith Jarret, il suo introverso carattere, il suo fenomenale virtuosismo e le sue formidabili improvvisazioni in Koeln 75 di Ido Fluk, inserito nella sezione Berlinale Special. Il film narra la vera storia di Vera Brandes che, appena diciottenne, con grande coraggio, contro la volontà dei genitori e del suo ambiente musicale, impegna tutti i suoi beni per la realizzazione di un concerto del pianista da tenersi alla Oper Koeln in tarda serata dopo la rappresentazione della “Lulu” di Alban Berg. Problemi infiniti di carattere tecnico e burocratico sembrano mettere a repentaglio fino all’ultimo secondo il  recital del pianista, che malgrado costretto a suonare su un pianoforte non di suo gradimento, per simpatia nei confronti della ragazza organizzatrice, acconsente ad esibirsi in un concerto totalmente ‘ausverkauft’ che diventerà il trionfale Koeln-Konzert del 24 gennaio 1975, catturato in una testimonianza discografica ‘cult’ e destinato a diventare un avvenimento indelebile nella storia della musica. Sulla base del successo del concerto, Vera Brandes diventa figura di riferimento della scena musicale della città di Colonia negli anni settanta.

Was Mariella weiss (Cosa Mariella conosce) di Frédeérikc Hambalek è un film pseudo distopico, dalla fragile sceneggiatura che a nostro avviso non avrebbe meritato l’inserimento nella sezione Wettbewerb. Accompagnata dal “Quartetto n. 12 in mi bemolle maggiore op. 127” di Ludwig van Beethoven, Marielle afferma di vedere e conoscere i comportamenti dei genitori nella vita normale e al lavoro. Inevitabili tensioni e risentimenti percorrono in modo alquanto sterile tutto il film.

mothers baby berlinale 2025

Profondamente inquietante e di elevatissima fattura Mother’s Baby della dotata regista austriaca Johanna Moder presentato in Wettbewerb. Julia, affermata quarantenne direttrice d’orchestra all’apice della carriera, affronta un difficile parto dove il neonato viene prelevato dagli infermieri per alcuni controlli. Quando le viene restituito, Julia viene assalita dal presentimento che il neonato non sia suo figlio e che sia avvenuto uno scambio. Questo sentimento si accentua nel ritorno a casa durante la convalescenza, ma né il marito né i medici della clinica la prendono in considerazione. Julia decide di andare in fondo e scopre una drammatica sconvolgente realtà.
La regista conferisce alla sceneggiatura una dirompente tensione narrativa e realizza un lavoro di ripresa con raffinate inquadrature di interni e una magistrale prestazione di Marie Lauenberger nel ruolo della protagonista.
Nella colonna sonora curata da Diego Ramos Rodriguez figurano in prevalenza brani classici, Mozart (“Sinfonia n. 41, K 551”), Schubert (“Lied Erlkoenig”) e Beethoven (“Concerto per pianoforte in do minore n. 3 op.37”). Ricordiamo Diego Ramos Rodriguez nella sua nuova scrittura per il film Kohlhiesels Töchter (1920) di Ernst Lubitsch presentata alla Berlinale 2024 ed eseguita dal vivo da un ensemble dei Berliner Philharmoniker (qui nostro articolo).

yunan berlinale 2025

Presentato nella sezione Wettbewerb Yunan di Ameer Fakher Eldin è un film di straordinario spessore artistico che ci ha profondamente colpito. Il protagonista Munir, interpretato da Georges Kahbbaz, è uno scrittore arabo in esilio in Germania cui la vita sta diventando inutile e senza speranza anche per una grave interdizione al ritorno in patria. Intraprende un viaggio verso una piccola isola nel Mare del Nord dove riflettere e ritrovare la propria anima prima di compiere il gesto estremo.
L’incontro con Valeska, locale albergatrice, superbamente interpretata da Hanna Schygulla, e la calda accoglienza della piccola comunità locale risvegliano nello scrittore il desiderio di continuare a vivere. Il film è ricco di richiami Tarkovskiani – Solaris, Specchio, Stalker e Sacrificio – nelle lunghe riprese con la natura che espleta in modo magistrale un ruolo protagonistico. Boschi, grandi distese campestri, l’acqua della pioggia, le onde di un mare irrequieto con le sue impressionanti alte maree, la furia del vento sembrano voler parlare allo spettatore con drammatica carica espressiva e poetica. Di spiccato taglio sinfonico, con accenti struggenti e stranianti, montata in modo superlativo in perfetto equilibrio con l’avvicendarsi delle immagini, la colonna sonora scritta da Suad Bushnaq accompagna con imponente eloquenza e dilatati archi espressivi il dramma e l’interiore inquietudine dello scrittore e le straordinarie immagini di una natura intatta e della sua azione salvifica.
La produzione del film, girato in parte anche in Puglia, ha coinvolto ben sette paesi: Canada, Germania, Giordania, Italia, Palestina, Qatar e Arabia Saudita.

droemmer berlinale 2025

La giuria, presieduta da Todd Haynes, ha designato il film norvegese Droemmer (Dreams – Sex Love) firmato dal regista Dag Johan Haugerud quale meritato vincitore dell’Orso d’Oro 2025. La colonna sonora del film è firmata da Anna Berg, interessante compositrice classica di origini vietnamite.

lera auerbach

Come sempre al di fuori della Berlinale la capitale tedesca presenta una vita musicale intensissima e al riguardo segnaliamo il concerto tenuto in data 14 febbraio dalla Konzerthausorchester Berlin diretta da Joana Mallwitz con la prima esecuzione assoluta della singolare partitura orchestrale “Labyrinth”,  firmata dall’eclettica compositrice russa Lera Auerbach, artista estremamente prolifica e attiva in molti generi musicali fra cui musica sinfonica, corale, da camera, strumentale, opera e balletto. Con l’intenzione di un’evoluzione temporale anticipatrice della tradizione musicale russa, il suo linguaggio musicale si caratterizza in un denso tessuto armonico, una raffinata strumentazione, elegante senso timbrico e spigolose e vertiginose figure. La musicista, poetessa e pittrice conduce l’ascoltatore in un percorso e confronto mitologico nel Labirinto con il Minotauro e le altre figure che regnano al suo interno in analogia con la visita ai “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij, creando una suggestiva associazione fra i due brani. Trionfale successo per il “Labyrinth” e per i “Quadri” di Musorgskij, diretti da Joana Mallwitz con il suo elegante gesto in un’esecuzione avvincente nella seconda parte dello stellare concerto.

Il Kino Babylon è una importante istituzione musicale della capitale tedesca dedicata al grande cinema con una propria orchestra e organo storico restaurato nel 2019 che vanta 913 canne e 280 voci. Questi importanti strumenti musicali vengono utilizzati regolarmente per accompagnare dal vivo film in particolare del periodo del cinema muto. Fra questi spicca il capolavoro del cinema espressionista tedesco Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920) diretto da Robert Wiene. Il film è stato proposto lo scorso 18 febbraio nella versione originale restaurata a cura della Murnau-Stiftung di Wiesbaden e tenuta a battesimo il 9 febbraio 2014 da John Zorn con improvvisazioni all’organo Karl-Schuke della Philharmonie a Berlino. In occasione del centenario della realizzazione del film nel 2020 la stessa versione ha ricevuto una ulteriore colonna sonora basata in prevalenza sulle musiche originali composte dal musicista italo-tedesco Giuseppe Becce (1877–1973) e integrate da Hans Brandner e Marcelo Falcão. La partitura dal tratteggio severo, dagli accenti postromantici e dagli echi schoenberghiani si inserisce in modo autorevole nel surreale e drammatico universo del perverso protagonista e negli obliqui ambienti architettonici rappresentati da Walter Roehrig e  Walter Reimann.

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Daniela Bocconi

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