Reportage dello spettacolo I 7 re di Roma di Enrico Brignano

Gli 11 magnifici Brignano sulle note di Piovani
Reportage dello spettacolo I 7 re di Roma presso il Tam Teatro degli Arcimboldi di Milano dal 19 febbraio al 2 marzo 2025
Partiamo dagli applausi gioiosi conclusivi di un pubblico nutrito, dopo due ore di energica e variopinta performance, e dai ringraziamenti di un Enrico Brignano visibilmente stanco ma appagato seguente una prova attoriale e canora strabiliante – ben undici i personaggi interpretati come da miglior tradizione dello spettacolo canoro italico alla Garinei & Giovannini nella grande opera musical di casa nostra di un glorioso e mai obliato passato –, perché vi è stato un accadimento increscioso, non solo per gli attori, anche per gli spettatori che fino a quell’istante avevano goduto, senza batter ciglio, della messa in scena de I 7 re di Roma.

Il comico, cabarettista, showman, attore e regista teatrale romano Enrico Brignano, sul finire della sua performativa e arzigogolata prova sul palcoscenico del teatro lombardo, ha notato, come del resto gli astanti in platea e galleria altrettanto disturbati, come alcuni del pubblico si fossero alzati, scomodando i vicini di poltrona e distraendo la recitazione degli interpreti e del loro portabandiera protagonista principale, nel secondo atto e sul finale uscendo ineducatamente e (aggiungerei) ignorantemente, creando non poco scompiglio all’atmosfera creata dal Tutti canor-recitante del musical epopea della Storia della Nascita di Roma. Ignorantemente perché, come facilmente deducibile dal brusio di commenti non particolarmente contenuto – soprattutto da parte di coloro che erano accanto o dietro al sottoscritto che vi scrive e alla mia amica accompagnatomi – e di quelli pervenuti a Brignano sui social dopo la prima sera del debutto milanese – da Lui simpaticamente e fin troppo educatamente additati dopo gli applausi di cui sopra, con il parterre dei suoi comprimari attori, ballerini e cantanti disposti sul palcoscenico, accoglienti l’entusiasmo degli spettatori (tanti e contenti) rimasti – incentrati sul pensiero di trovarsi erroneamente ad assistere ad un One Man Show del comico romano invece di leggere con attenzione di cosa si trattasse I 7 re di Roma, prima di acquistare un biglietto con il classico atteggiamento da italiota (‘italiano idiota’) sempre più frequente, ahimè, nel nostro Bel Paese che di bello ha forse qualche sbiadita parvenza di un dì. Dimostrazione fatta e compiuta proprio dall’accadimento appena narratovi.

Ma lasciamo questo spiacevole avvenimento sul quale Brignano, torno a ribadire, ha scherzato spensieratamente con la sua solita ficcante verve che ha fatto sbellicare gli astanti che, in primis il sottoscritto, avrebbero voluto scusarsi a nome di quelli fuggenti ignoranti e boriosi, i quali non hanno invece saputo beneficiare di uno spettacolo parecchio coinvolgente tra musiche e canzoni del premio Oscar Nicola Piovani (La vita è bella, Pinocchio, La voce della luna, Palombella rossa, Caro diario, Kaos), testi di Luigi Magni (Roma, 21 marzo 1928 – Roma, 27 ottobre 2013), regista, sceneggiatore e scrittore, autore di pellicole quali Nell’anno del Signore, In nome del Papa Re, State buoni se potete, Secondo Ponzio Pilato, prodotto da Vivo Concerti & Enry B. Produzioni, onorando l’enorme e incancellabile tradizione del duo “Garinei e Giovannini”, con la regia spumeggiante del comico Brignano. Uno spettacolo che torna in scena dopo 35 anni dalla sua prima rappresentazione, su espresso e sentito desiderio del comico romano in tributo del suo primo interprete, il costantemente compianto Gigi Proietti, che Brignano così ricorda: <<Questo spettacolo, che reputo il più impegnativo della mia carriera interpretando 11 personaggi diversi e mantenendo la regia originale di Garinei, è un omaggio a Proietti, a Magni, a Piovani, a Garinei, alla Capitale, uno spettacolo del cuore. Ricordo che noi giovani attori del Laboratorio di Gigi, appunto 35 anni fa, eravamo estasiati da questo show e lo imparammo tutti a memoria, in una vera fase di innamoramento del teatro e del nostro Maestro. E difatti questa rappresentazione vuole essere sì un omaggio, ma non una copia, a partire da una mia rilettura personale delle scene e dei contenuti. Alcuni riferimenti andati in scena 35 anni fa oggi non sono più percorribili, o magari ce ne sono altri da aggiornare”.

Difatti la nuova raffigurazione teatrale è, pur ossequiante i canoni ideativi originari sia per quanto riguarda testi che parti canore e scenografico-coreografiche, possiede dei riferimenti all’attualità sociale, culturale e politica però con la sprezzante, introiettante, burlesca e giullaresca interpretazione di Brignano che sa perfettamente come colpire nel segno. Narrare in quasi due ore le gesta di Romolo (che avrebbe regnato dal 753 a.C., anno della fondazione di Roma, al 713), Numa Pompilio (713-670), Tullo Ostilio (670-638), Anco Marzio (detto anche Anco Marcio, 638-616), Tarquinio Prisco (616-578), Servio Tullio (578-534), Tarquinio il Superbo (534-509) e del gigante Caco, di Ercole e alcuni altri, è un’impresa poetico-musicale tra il serio e il faceto di grande presa visiva e sonora, che lascia in più di un’occasione ben impressionati – in particolare la performance del mattatore multi sfaccettato Brignano, altresì cantante eccellente, è da applauso ininterrotto, perfino negli evidenti momenti improvvisativi (vedi la pagina in cui sbeffeggia il dialetto lumbard sottovoce ma con impavida goliardia, con aggiunta canticchiante di “O mia bela Madunina” a contorno) – sorretta da un gran cast artistico e tecnico, citabile in toto: gli attori Simone Mori nel ruolo di Giano, Pasquale Bertucci, Lallo Circosta, Giovanna D’Angi, Ludovica Di Donato, Michele Marra, Ilaria Nestovito, Andrea Perrozzi, Andrea Pirolli, Emanuela Rei ed Elisabetta Tulli; i solisti Andrea Baldini, Luigi D’Aiello, Michela Delle Chiaie, Ilaria Leone, Lorissa Mullishi, Raffaele Rudilosso, Marco Stella e Camilla Tappi; le scene di Mauro Calzavara, il disegno luci di Marco Lucarelli, i costumi di Paolo Marcati, le coreografie di Thomas Signorelli, regista assistente Pierluigi Iorio e l’adattamento al testo curato da Manuela D’Angelo.

Un ringraziamento alla sempre generosa cortesia di Cristina Atzori
