Per me "L’amore non basta"
Per me "L’amore non basta"
Intervista al regista Stefano Chiantini
Per me "L’amore non basta"
Intervista al regista Stefano Chiantini
Stefano Mainetti (di cui potete leggere un’intervista alla carriera nel numero 6 della nostra ex rivista cartacea) è un ottimo compositore italiano di musica da film e fiction (circa 230 progetti tra cinema, teatro e televisione), noto soprattutto per le pregevoli melodie tardoromantiche della fiction di Rai 1 Orgoglio, interpretata dalla moglie Elena Sofia Ricci. Ha ricevuto il premio Migliore Colonna Sonora al XVIII FANTAFESTIVAL 1998 per il film Talos the Mummy, miglior tema dell'anno per la fiction Italiana Orgoglio al Festival di Ravello 2005, assegnato dalla nostra redazione, e il Premio ANICA al Festival di Salerno 2006 per la colonna sonora del film TV A Voce Alta. Negli Stati Uniti ha realizzato le musiche per diversi film, fra i quali The Shooter di Ted Kotcheff (Rambo), Silent Trigger e il già citato Talos the Mummy entrambi di Russel Mulcahy (Highlander). Nel 2006 e nel 2007 è membro della commissione giovani per il Festival di Sanremo. Lo abbiamo incontrato in occasione della realizzazione del progetto colossale di The World of Promise.
Alan Silvestri talks to Colonne Sonore about his magnificent 2007: the warming celebrations in Castell’Alfero, the success of his premiere concert in Madrid, the challenge of Beowulf.
Since our last interview on November 2005, Alan Silvestri scored three movies: The Wild, Night at the Museum and Beowulf, the 12th picture of his lasting collaboration with Robert Zemeckis. But much more happened in the meanwhile.
Alan Silvestri racconta a Colonne Sonore il suo magnifico 2007: le calorose celebrazioni a Castell’Alfero, il successo del debutto concertistico madrileno, la sfida di Beowulf.
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Dal novembre del 2005, quando lo avevamo intervistato per la prima volta, Alan Silvestri ha firmato i commenti di tre film: Uno zoo in fuga, Una notte al museo e Beowulf, dodicesimo lungometraggio dell’inossidabile collaborazione con Robert Zemeckis. Ma nel frattempo è successo molto di più.
Dalla 64esima Mostra di Venezia: Intervista a Todd Haynes
I’m not there
Quando la vita di un’icona rock diviene leggenda.
I’m not There (Io non sono qui), titolo della pellicola "ispirata alle molte vite di Bob Dylan" (come da premessa iniziale nel film) e firmata da Todd Haynes (Velvet Goldmine, Superstar), è anche il titolo di un brano inedito, registrato a Woodstock dallo stesso Dylan con The Band nel 1967 nelle session per "The Basement Tapes".
"Elisa, una voce: espressione dell'anima!"
A chi le domandava cosa volesse fare da grande, la piccola Rosario Dawson (9 maggio 1979, New York) rispondeva: la biologa marina. Ma il destino, o forse il caso, ha scelto per lei, tanto che le è bastato fare una passeggiata per le strade di New York per essere notata da un agente e ritrovarsi poco dopo sul set di Kids. In seguito, per lei, solo successi. Del resto nelle sue vene scorre sangue portoricano, cubano, africano, irlandese e indiano. Un mix esplosivo come la sua prorompente fisicità che le ha permesso di farsi notare da Spike Lee, tatuandosi così nella memoria degli spettatori con una semplice camminata.
Michael Moore ha il merito di aver trasformato il documentarismo americano in una formidabile macchina di controinformazione e di propaganda. La sua convinzione di dire ‘solo la verità e nient’altro che la verità, lo hanno trasformato in un fenomeno cinematografico, mediatico e letterario pressoché unico. D’altronde la sua carriera è sempre stata contrassegnata da una feroce satira contro il potere delle classi dominanti. Lui, che aveva iniziato a dar nell’occhio nel 1989, con Roger e io (dove attaccava la General Motors), quando, nel 2002, vince l’Oscar con Bowling a Columbine (in cui aveva preso di mira le lobby statunitensi delle armi) è già l’idolo dell’America resistente.
Solo un nome: Jane Birkin (Londra, 14 dicembre 1946). Un mito. Quello di una ragazza alta e filiforme, dai lunghi capelli castani con frangetta, dalle minigonne audaci e dal sorriso contagioso. Simbolo della swinging London degli anni '60, dell’emancipazione femminile e della sensualità, Jane fu scoperta (in senso letterale) da Michelangelo Antonioni in Blow-up nel 1966, e poi ulteriormente resa oggetto del desiderio da Serge Gainsbourg, con cui incise nel 1969 “Je t'aime, moi non plus” (canzone ad alto tasso erotico da cui verrà tratto un film).
Oggi, alla soglia dei 60 anni, Miss Birkin è ancora una ragazzina androgina dal passo pesante e maschile che ha deciso di raccontare la sua “esagerata” vita personale e artistica (tre figlie, quattro compagni, una quindicina di dischi, sei spettacoli teatrali, più di cinquanta film come attrice e due come regista) in un film, Boxes, presentato in occasione del 60º Festival di Cannes. "Volevo fare un film sulla crisi di una donna che vive un momento terribile e che si domanda: Cosa accadrà adesso? Avrò diritto ad un ultimo amore o sarà solo un ricordo? Qualcuno avrà ancora voglia di baciarmi?"
