Il linguaggio della musica da film
Resoconto del workshop “Il linguaggio della musica da film”, con Pasquale Catalano e Giovanni Guardi, 6-7 novembre 2008

Resoconto del workshop “Il linguaggio della musica da film”, con Pasquale Catalano e Giovanni Guardi, 6-7 novembre 2008

Reportage del concerto di musiche da film di Nicola Piovani tenutosi il 13 novembre presso l’Auditorium Giuseppe Verdi di Milano

Nato a Roma il 21 Luglio 1917 - Morto a Roma il 28 Febbraio 2013
Compositore, arrangiatore, pianista, orchestratore e direttore d’orchestra.

TRIBUTO A JOHN WILLIAMS
L'evento inaugurale degli appuntamenti cinemusicali del Festival di Ghent è stato dedicato quest'anno all'arte di uno dei massimi compositori di musica per cinema di ogni epoca e tempo. Le note delle partiture più famose di John Williams sono risuonate potenti lo scorso 12 ottobre, nello spazio del grande velodromo 't Kuipke (una bella struttura sportiva immersa nel verde rilassante del parco cittadino) e hanno aperto in grande stile “hollywoodiano” le celebrazioni e gli eventi che la rassegna fiamminga dedica ormai da svariati anni all'Ottava Arte.
Gabriel Yared è un personaggio molto particolare. Colto, intelligente, simpatico e profondamente sensibile, è tutto fuorché un musicista ordinario. Nato a Beirut, Libano, nel 1949, Yared si appassiona alla musica sin dalla giovanissima età, studiando e suonando da autodidatta pianoforte e organo presso il collegio gesuita dove frequenta la scuola, in cui ha anche la possibilità di studiare le partiture musicali conservate nella biblioteca. Tuttavia, non sarà prima del 1969 che comincerà a studiare musica professionalmente presso l'Ecole Normale du Musique di Parigi. Nel 1971 si trasferisce momentaneamente in Brasile, dove quasi per caso partecipa ad un concorso di musica leggera a Rio de Janeiro, qualificandosi al terzo posto. Il successo ottenuto lo porta a formare una band di sei persone che si esibisce per tutto il paese con grande seguito e notorietà, attività che lo porta poi a lavorare come arrangiatore per molti cantanti e musicisti brasiliani. Tornato a Parigi, Yared comincia una intensa attività di arrangiatore e orchestratore, collaborando con Johnny Hallyday, Sylvie Vartan, Charles Aznavour, Gilbert Bécaud, Michel Jonasz, Francoise Hardy. Nel 1976 collabora anche con Mina, per cui arrangia e orchestra l'album MinacantaLucio. Tutta questa esperienza lo porta quasi naturalmente al cinema e alla televisione.
Il gala di premiazione è stata una degna chiusura per questo festival che gli organizzatori (e anche noi, aggiungiamo) sperano si trasformi presto in un appuntamento imprescindibile per tutti i compositori e gli appassionati di musica per il cinema. La serata si è divisa in due parti, la prima, durante la quale sono stati consegnati i premi, e la seconda dedicata alle opere del premiato alla carriera Angelo Badalamenti.
La location è stata la suggestiva sala concertistica Bijloke, luogo assai bello ma che speriamo venga sostituito nelle prossime edizioni da palchi più grandi. La necessità di risistemare i microfoni e i leggii tra i diversi brani ha costretto a continue interruzioni piuttosto "anticlimax". Sul podio del direttore abbiamo ritrovato il bravo Dirk Brossé, alla guida della Brussels Philharmonic.
Il Film Festival di Ghent ha un'atmosfera difficilmente paragonabile a quella delle altre rassegne. A parte i canali e i palazzi d'epoca sullo sfondo non si potrebbe immaginare qualcosa di più distante dal blasonato festival veneziano, per esempio. Qui non sono i tappeti rossi, i flash o inutili pettegolezzi da rotocalco a fare da padroni. Gli abitanti della città non sembrano distolti dalla loro routine quotidiana. Non che le Fiandre non siano fiere dell'evento, arrivato alla sua 35ma edizione, sponsorizzato e pubblicizzto su radio, tv, giornali e per le strade, tutt'altro, ma l'atteggiamento tipicamente fiammingo, serio e “to the point” si riflette anche qui.
E’ stata questa la prima cosa che mi sono detta quando, all’alba del Ferragosto, con la mente (e lo stomaco) ancora ottenebrata dalla vacanza africana, mi sono resa conto che il programma di questa 65ma Mostra di Arte Cinematografica era da brividi (di paura, non di stupore): “Ma a che gioco giochiamo?”. Quello del ribasso? Quello del pietismo? Oppure è solo uno scherzo?
Sarebbe il caso di dire “dalle stelle alle stalle”. Già, perché alla luce della ricca edizione dello scorso anno, questa mostra targata 2008 non è che un misero fantasma, un ectoplasma senza logica, mordente, stile, carisma, insomma, senza personalità.

La musica nel cinema muto
Il cinema e la musica sono due arti che innegabilmente hanno intrecciato i loro linguaggi, ed è ormai opinione comune che le immagini e i suoni rappresentino due aspetti inscindibili del testo filmico. Per lungo tempo la dimensione sonora del film è stata poco studiata dai critici cinematografici ma di recente, soprattutto negli ultimi vent’anni, si è prodotta una ricca letteratura anche in Italia che ha in qualche modo colmato questa mancanza.
Già per il cinema degli esordi, il cinema muto, la musica aveva un ruolo fondamentale prima per ragioni meramente pragmatiche e, in seguito, sempre più per ragioni di carattere strutturale e narrativo. Sono stati molti gli studiosi, i musicologi, gli storici e i critici del cinema, ma anche i registi e i musicisti, che si sono interrogati sul rapporto tra cinema e musica, su quali fossero i modelli estetici, formali, compositivi, cui la musica da film si richiamava. Il rapporto tra immagini e musica però non è mai stato scontato. Sebastiano Luciani (1), sostiene ad esempio che il rapporto tra immagini e musica andrebbe idealmente ribaltato. E che non può essere la musica a seguire le immagini, semplicemente perché “la musica può determinare il gesto, non seguirlo, può evocare le immagini, non tradurle in suono”.