11 Mar2013
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
Fernando Velázquez
The Impossible (Lo imposible, 2012)
Quartet Records SM021
18 brani – Durata: 42’29”
L’elemento che maggiormente stupisce nei compositori per film della cosiddetta “giovane scuola” spagnola, intendendosi comunque per “giovane” gente che viaggia fra i 30 e i 40 (con alcune eccezioni: il 28enne Lucas Vidal), e che si sta rapidamente affiancando alla generazione degli ultracinquantenni come Javier Navarrete, Alberto Iglesias e Carles Cases, è l’impianto graniticamente “classico”, accademico, orchestrale, sinfonicamente “tradizionale” eppure costantemente rivissuto e rivisitato, delle loro partiture.
Non è crediamo un caso (si pensi solo all’esempio di Roque Baños, la cui ultima, terrificante partitura per il remake di
La casa dell’uruguayano Fede Alvarez ha letteralmente dell’”inaudito”) che tutti questi artisti pratichino parallelamente e continuativamente l’attività concertistica e sinfonica “pura” accanto alla musica cinematografica. E nemmeno è un caso che quasi tutti loro si siano segnalati e si dimostrino versati particolarmente nel genere horror: genere che da anni ormai vive nei paesi di lingua spagnola una “renaissance” almeno pari a quella proveniente dall’Estremo Oriente e che evidentemente, nell’estrema libertà formale e nella continua necessità di inventare soluzioni nuove, offre ai compositori occasioni preziose e irripetibili di sperimentazione, di innovazione, di sviluppo dei propri mezzi e delle proprie poetiche.
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