14 Dic2017
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
Evgueni e Sacha Galperine
Loveless (Nelyubov, 2017)
Varese Sarabande 302 067 522 8
9 brani – Durata: 29’46”

Sin dai tempi dell’ex-Urss, anzi addirittura a partire dall’epoca immediatamente postrivoluzionaria, la musica per film russa è sempre stata un passo avanti a qualunque altra scuola nazionale, sia in termini di ricerca formale che di intima adesione ai tormenti e alle inquietudini di quella immensa cinematografia. Non si è trattato solo di Prokofiev e Shostakovich, i due casi più eclatanti, ma di intere generazioni di compositori formatisi nella convinzione di un primato del cinema come linguaggio artistico e strumento pedagogico. Anche quando ciò ha assunto i contorni della più sfacciata propaganda, come durante l’era del terrore staliniano, del “realismo socialista” e dei famigerati “rapporti Zdanov”, musicisti come Andrej Petrov o Tikon Krennikov si sono fatti carico della retorica nazionalista e ideologica con una grandiosità quasi religiosa, appellandosi alla grande tradizione popolare dell’Ottocento.
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