22 Mag2007
Scritto da Andrea Oddone Martin . Pubblicato in Dossier
Lo sguardo musicale di Stanley Kubrick: György LigetiNella poetica cinematografica di Stanley Kubrick la musica è una presenza determinante. Di norma, salvo che nel ghetto del film musicale, la musica viene occultata e fatta emergere solo di rado pur costituendo il fondo amalgamante dei film, l’elemento che dà unità psicologica al seguito di immagini in movimento nella percezione del pubblico. Kubrick si oppone risoluto a quest’uso della musica con funzioni di “quinta sonora”, e sulla musica lavora con estrema attenzione, costruendo il film sui due piani, sonoro e visivo (1). Egli voleva «
che il film fosse un’intensa esperienza soggettiva» disse «
che raggiunge lo spettatore a un livello di coscienza più profondo, proprio come fa la musica» (2). Quest’affermazione del grande regista contenuta nel bel libro di John Baxter non lascia spazio ad incertezze.
La musica che costituì ripetutamente un riferimento nei film di Kubrick, a partire da
2001 Odissea nello spazio, è quella dell’ungherese György Ligeti.
Ligeti, compositore legato all’esperienza avanguardista degli anni ’60 e ’70 la cui evoluzione artistica non si è mai interrotta fino alla sua recente scomparsa, è uno dei protagonisti della musica del nostro tempo, completamente svincolato dalle produzioni cinematografiche.
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