Il Gattopardo
Paolo Buonvino
Il Gattopardo (2025)
Netflix Music
37 brani – Durata: 1h 22’

Il siciliano Paolo Buonvino (L’ultimo bacio, I Medici, Fino alla fine), per questa rivisitazione televisiva di Netflix del capolavoro filmico in costume di Luchino Visconti del 1963 musicato da Nino Rota, lo si ascolta particolarmente ispirato. Una partitura corposa segnata da leitmotiv che profumano di classicismi alla Giuseppe Verdi o Vincenzo Bellini (non soltanto, Puccini e Mozart) e di tradizionalismi sonori mediterranei, tipici della terra dell’autore del romanzo “Il Gattopardo”, il palermitano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con qualche accento attuale mai prevalente ma finemente affilante in ogni traccia. Buonvino fa esordire questo score con “Spunta lu suli”, intonato dalla voce rauca sopranile di Simona Di Gregorio che canta in lingua sicula a vuci longa (una forma polivocale di tradizione orale in Sicilia), facendo risaltare uno dei temi solari evocativi, tipicamente nello stile ben noto del suo autore. La colonna sonora procede a passo spedito, tra ballabili, melismi e romanticherie classicheggianti: il valzer alla Shostakovich de “Il valzer del Gattopardo”; la linea melodica circolare e dondolante di “L’incanto sospeso – Pt. 1” o “Don Fabrizio”; il corale liricamente drammatico “Di speme e di coraggio” (Coro Cappella Musicale Lauretana); la solennemente distesa e a vuci longa “Si fussi aceddu” (sempre la notevole Di Gregorio), con controcanto del coro e assoli di fisarmonica e violoncello; il valzer allegrotto e birichino di “Nascondino”; la danzante spensieratezza della “Mazurka di palazzo” o della “Tarantella di Donnafugata”; il lungo adagio sofferente di “Pensando a Bellini” con la voce sopranile di Rossella Ruini; gli espressivi e leggiadri pizzicati degli archi e del violoncello solista con piano a supporto di “La luce del mattino”; il velato misterioso gioco degli archi in “Angelica”.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025
