The Final Destination
Brian Tyler
The Final Destination 3D (The Final Destination – 2009)
Varèse Sarabande 302 066 983 2
23 brani – durata: 74’15’’
Dopo tre film consecutivi commentati dalla tristemente scomparsa Shirley Walker (la serie The Flash, Memories of an Invisible Man), il nuovo e terrificante lungometraggio gode della composizione inquietante di Brian Tyler (Timeline, Fast & Furious), il quale ancora una volta dimostra di essere particolarmente in sintonia con questo tipo di ambientazioni grazie ad un buon connubio d’intrecci sinfonici taglienti e componenti elettroniche e rock particolarmente penetranti.
L’autore infatti, che nonostante le sue innegabili pecche quanto a ripetizioni negli sviluppi tematici, è ancora una volta capace di costruire frenetiche sequenze action dal retrogusto tetro, soprattutto grazie all’ausilio di possenti componenti ritmiche e imponenti acuti d’orchestra, come dimostra l’interessante “Nailed”.
Sebbene l’apertura del disco edito dalla Varese Sarabande sia stata affidata ad una sessione rock che porta il nome del film, gran parte della partitura si discosta da questo incipit, avvicinandosi soprattutto alle storiche e terrificanti scelte sinfoniche di Darkness Falls, miste ad un supporto elettronico che invece ricalca fedelmente pagine ricorrenti nei lavori degli ultimi anni come War, Fast & Furious o Dragonball Evolution.
Non si può certo negare che nel dipingere atmosfere di questo genere l’autore sappia piuttosto bene dove mettere le mani, basti pensare alla compatta nebbia musicale di “Revelations”, brano nel quale Tyler riesce a far confluire egregiamente muscolari presenze di tromboni, penetranti intonazioni (figlie dirette di Darkness Falls) delle trombe e componenti elettroniche quali tastiere e tappeti sintetici d’indubbio effetto.
Elementi questi che in un certo senso sono manifesto di un sound assai collaudato per il genere filmico in questione, per il quale numerosi artisti negli ultimi anni hanno sviluppato una sorta di specializzazione, facendo sì che alcune delle soluzioni più utilizzate siano divenute vere e proprie standard ricorrenti.
Brian Tyler, che da sempre si avvale di componenti sinfoniche graffianti e perforanti, sicuramente di grande funzionalità sul piano emozionale, ma non sempre lodevoli su quello prettamente qualitativo, nel corso degli anni ha dimostrato di essere piuttosto bravo nel supporto delle immagini di grande effetto o destinate principalmente a stupire o coinvolgere lo spettatore, a discapito però di una originalità ed un interessante sviluppo tematico che poche volte, specialmente tra gli ultimi lavori, è riuscito a conseguire.
Difatti queste ricorrenti scelte timbriche, che hanno come unico vantaggio una innegabile personalità, hanno preso piede e sono ben poche le pagine degne di lode, come l’interessante Aliens Vs. Predator: Requiem.
Ascoltando The Final Destination si accusa molto, forse troppo, la mole di flashback che guardano al passato dell’artista, facendo sì che l’ascoltatore più addentrato nella carriera di questo autore abbia più la sensazione di avere a che fare con un sunto delle pagine scritte per pellicole di questo genere, piuttosto che di un lavoro totalmente nuovo.
Brani come “Premonition” o “The Salon” sembrano infatti un mix di atmosfere estrapolate direttamente dalla partitura per Darkness Falls, e fuse con le più recenti soluzioni elettroniche sviluppate dall’autore. C’è inoltre un insistente utilizzo del pianoforte, divenuto anch’esso stereotipo delle atmosfere succitate, che aggiunge ben poco a quanto già ascoltato in passato, soprattutto nella scelta delle sequenze musicali interpretate e rispettive tonalità, che a lungo andare sono divenute una vera e propria routine.
A conti fatti The Final Destination non è considerabile una brutta partitura, tutt’altro, gode del pregio di lasciarsi ascoltare con estremo piacere, soprattutto durante quelle sequenze in cui il corpo orchestrale interpreta le pagine scritte da Tyler con l’organico al completo, trasmettendo forti emozioni e coinvolgendo soprattutto nell’esecuzione dei movimenti più compatti e poderosi. Nonostante ciò a lungo andare si può accusare una sorta di smarrimento, in quanto la scrittura in sé sembra non arrivare fondamentalmente da nessuna parte, se non alla poderosa e conclusiva “The Final Destination Suite”, che con i suoi 13 minuti di durata riesce a proporre praticamente tutto il materiale migliore dell’opera, risparmiando l’ascoltatore da inutili ripetizioni.
In conclusione è assai scontato poter dire che la colonna sonora composta da Brian Tyler raggiunge indubbiamente la sufficienza sul piano funzionale, grazie anche ad alcune sfumature timbriche sparse qua e là di buon livello ed interesse (specialmente i brevi ostinati d’archi o le tipiche e stranianti intonazioni degli ottoni), interpretate da una poderosa e composta The Czech Philharmonic orchestra, diretta dal compositore.
