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30 Giu2022

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Plaza Mayor Company LTD

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Plaza Mayor Company LTD

Rieccovi la nostra rubrica ‘Pillole di Note’, con le sue mini recensioni di un nutrito (più o meno) numero di colonne sonore che si diversificano dalle solite nostre classiche recensioni singole di lunghezza assai mutabile.
E questo mese analizziamo per la prima volta l’etichetta francese Plaza Mayor Company LTD (https://www.plazamayorcompany.com/latestreleases):

cover the happy prince

Gabriel Yared
The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde (The Happy Prince – 2018)
Plaza Mayor Company LTD SERG211
15 brani – Durata: 21’26”



Diretto, scritto e interpretato da Rupert Everett, con Colin Firth ed Emily Watson, The Happy Prince ci racconta la storia incredibile degli ultimi tragici giorni di Oscar Wilde, un uomo-artista che osserva il proprio tracollo con ironica distanza, considerando le sue afflizioni con quell’umorismo che ha contraddistinto l’intera sua vita. Gabriel Yared (da noi intervistato nel 2008) pigia sui pedali drammaturgici della sospensione armonica, con quel pianoforte solista quasi sempre nelle retrovie e distaccatamente malinconico e fosco nel suo nucleo nostalgico (“Prelude”, “Bosie Arrives”, “Sunset on the Sea” col flauto e gli archi in controcanto); anche il violoncello solista, il contrabbasso e la celesta suonano oscuri e oramai consunti dalla vita in “It’s Finished”, come anche desolatori sono l’apparato synth e orchestrale in “Volcano”. Un adagio d’archi apre “The Happy Prince” per essere sopraffatto da un violoncello abbattuto e funereo. Una partitura che delinea la solitudine in maniera così intima da divenire una lacerante confessione senza segreti alcuni – sentite “Reggie Visits” e “Postlude” per capire meglio cosa intendo dire –.

cover paradise war

Gabriel Yared
Paradise War – The Story of Bruno Manser (Bruno Manser – 2019)
Plaza Mayor Company LTD SERG231
21 brani – Durata: 41’05”



Tratta da una storia vera, ambientata nel 1984, vi si narra di un tal Bruno Manser che rifugge la civiltà moderna per fare un’esperienza trascendentale nelle giungle del Borneo, frequentando la tribù nomade dei Penan. Nell’attimo in cui questa tribù, divenuta una sorta di famiglia, viene minacciata dalla deforestazione, Manser lotta strenuamente contro il disboscamento divenendo in breve tempo un determinato ambientalista, riconosciuto come tale, ancora oggi, in tutto il pianeta. Lo score di Gabriel Yared è a dir poco trascendentale come l’esperienza vissuta da Manser e tematicamente ispiratissimo come le ideologie ambientaliste portate avanti con estremo coraggio dal protagonista di questa stupefacente storia che fa riflettere non poco. La compagine londinese che esegue le musiche, con l’aggiunta del coro fanciullesco dei London Voices, entrambi diretti da Gavin Greenaway, hanno quella capacità esecutiva espressiva tale da rendere ogni brano un poetica elegia sonora: “Prologue”, “The River Have Names”, “Waterfall” e “Paradise War”; perfino nelle tracce più dinamiche, tipo “Falling Trees” ed “Escape From Car”, queste peculiarità della trama musicale intessuta magistralmente dal compositore franco-libanese premio Oscar non vanno sfumando, anzi ne vengono intensificate le sublimi sagome.  

cover the life ahead

Gabriel Yared
La vita davanti a sé (The Life Ahead – 2020)
Plaza Mayor Company LTD SERG237
12 brani – Durata: 26’28”



Il pluripremiato e candidato film con Sophia Loren (che se ne aggiudicati di riconoscimenti in abbondanza per questo suo magnifico ruolo), diretta dal figlio Edoardo Ponti, ha ottenuto anche la nomination agli Oscar per la canzone originale di Diane Warren e Laura Pausini con Niccolò Agliardi “Io si (Seen)”, e ha conseguito il Golden Globe per la medesima canzone, ivi non presente, nonché il Nastro d’Argento. Peccato che la musica di Yared non abbia ricevuto alcun riconoscimento, perché una di quelle sue partiture in completa sottrazione rispetto alle immagini ma di sicuro supporto e richiamo emozionale – ascoltare per credere “Madame Rosa” con quel tema portante che torna svariate volte, il quale profuma di antica nenia ebraica, incarnando al contempo la mediterranea e dolcissima melanconia verace di un’anziana Loren sempre aderente alla parte assegnatale: una superstite dell’Olocausto che si prende cura di bambini in difficoltà, accogliendone uno scapestrato nella sua casa a Bari, il dodicenne Momo, un ragazzino di strada che l’ha derubata (sottolineato dal leitmotiv pop tribale “People Call Me Momo”, che ritorna delicatamente astratto in “Momo Sketches”). Una colonna sonora sensorialmente giocata su pochi temi, quasi eterei nella loro esposizione primordiale (lo straziante e bellissimo “Olive Tree Grove” e gli struggenti “Hospital Breakout” e “Helping Rosa”, in cui ritroviamo lo Yared di Betty Blue e L’amante), che però sa essere di forte impatto fuori e dentro le immagini di questo film assai commovente.  

cover broken keys

Gabriel Yared
Broken Keys (Le dernier piano – 2021)
Plaza Mayor Company LTD SERG265
14 brani – Durata: 34’52”



La forte caratteristica del fascino compositivo di Gabriel Yared sta tutta in quell’innata capacità di tirar fuori dal suo pentagramma temi di una magnificenza poetica quasi senza pari; una delle motivazioni principali per le quali mi sono invaghito di questo ‘Pittore di Note’ come pochi altri ve ne sono ad oggi in circolazione. Questa ennesima sua colonna sonora qui esaminata ne è ancora una volta la dimostrazione lampante: i leitmotiv che si ascoltano in “Desert” e “Dream” sono la quintessenza della sua poetica di cui sopra. La vicenda narra di un musicista che cerca disperatamente di ricostruire il suo pianoforte distrutto dagli estremisti del suo quartiere mediorientale devastato dalla guerra. Fiati e archi contrassegnano la lirica drammaturgia di questo score che entra sotto pelle a poco a poco, ascolto dopo ascolto: come non restare estasiati dalla perturbazione adagiante di “Karim’s Resolve” e “Are You Afraid?” o dall’ancestrale vocalità bianca (London Voices) dello svelante “Piano Discovery”? Si deve essere persone senza cuore!
Una beethoveniana euforia gioiosa (e non svelo altro) in “Piano Tuning” è la trovata di questo CD e OST che basterebbe già come motivante induzione all’acquisto; se poi ci aggiungiamo il candido florilegio di “Shop Opening” allora l’argomentazione ha tutte le sue carte in regola.  

cover walking with elephants

Pascal Isnard, Williams Marx e Leila Macavoy
Walking With Elephants – The Ultimate Documentary (Id. – 2019)
Plaza Mayor Company LTD
11 brani – Durata: 52’10”



L’ultimo documentario sugli Elefanti, in ordine di uscita (anche se qui parliamo del 2019 e di altri sulla medesima argomentazione naturalistica-faunistica ne sono usciti nel frattempo), con una colonna sonora abbastanza sui generis per il tipo di commento messo in campo e il genere ad esso correlato: qui si tratta – credo per la prima volta ma mi potrei bellamente sbagliare – di score ideato come sorta di ‘itinerario’ (quello dei mastodontici pachidermi) pop tribale canoro (e non) (“Walking With Elephants”), fusion jazz, bollywoodiano (“Samba Elephants Orchstral”, “Santor”), gospel (“Watherhole”) e reggae ancestrale, il tutto mescolato nelle forme sonore e nelle strutture timbriche (“Elephants Memories”, “Lounge Wilicalou” e “Kalahari”) e composto e suonato in maniera eccelsa dai virtuosi Pascal Isnard, Williams Marx e Leila Macavoy. Qualche trasparenza tematico pianistica alla Eric Serra si intravede in “Dark Ivory”: specie di ascetico adagio per piano e archi, con quel sax sensualmente elettrizzante, che sa avvolgere e coinvolgere, e divenire di conseguenza il brano più interessante e bello del CD.   

cover il gatto e la luna

Marco Werba e Marco Santini
Il gatto e la luna (2021)
Plaza Mayor Company LTD SERG268
23 brani – Durata: 49’26”



Climi musicali da giallo anni ’60 – ’70 italico di gran classe – per capirci, in riferimento a quelle trame noir pentagrammate alla Riz Ortolani o Pino Donaggio ma anche i meno avvezzi Trovajoli e Rustichelli – si possono assaporare sin dall’iniziale “L’uomo misterioso” e dai successivi “La spiaggia” e “L’ambulanza”, grazie alle orchestrazioni accurate e conseguente ottima direzione orchestrale del Maestro Marco Werba sul podio dell’Orchestra di Roma, con solisti d’eccezione quali Simone Salza al sax (“Amore e passione”), Antonio Pellegrino al violino, Bruno Pucci alla viola e Nasim Saad al violoncello. Il nostro Werba, coadiuvato dal compositore Marco Santini in cinque tracce (“Elegia” su tutte, per la sua nostalgica vena antica e il brano top: il crescente dinamismo di “Tormento inquieto”), tratteggia per questo film thriller, con Maria Grazia Cucinotta protagonista, una sequela di pagine melodiche e di puro commento tensivo che sanno essere ficcanti e avvolgenti (“I ricordi nello specchio – La disperazione di Mario”), ogni tanto spezzate da tracce fuorvianti l’atmosfera generale (“Mambo Hip Hop”).  Uno degli ultimi score pubblicati di Werba molto interessante e ben ‘pensato’, come sempre in questo compositore assai eclettico, e con la piacevole scoperta del co-autore Santini.

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Daniela Bocconi

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